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  • Questa luce in se stessi Autore: Krishnamurti

  • I 10 Siti più contaminati del Pianeta – 2007

    I 10 Siti più contaminati del Pianeta – 2007

    Miniere, complessi industriali e armamenti chimici tra le principali cause di contaminazioni estreme.

    Fondamentale contributo di Green Cross alla realizzazione del Rapporto 2007 sui Siti più inquinati del Pianeta. Domani 12 settembre verrà rilasciato l’annuale rapporto del Blacksmith Institute, sui siti maggiormente inquinati del Pianeta. Anche quest’anno Green Cross ha partecipato con propri esperti alla stesura del rapporto che vede delle significative innovazioni. Allo stesso tempo prosegue la collaborazione con il Blacksmith Institute, le organizzazioni sono partner e insieme lavorano a un progetto di eliminazione dell’inquinamento proveniente da vecchie miniere e impianti situati a Rudnaya Pristan, località inserita nella Top Ten 2006 e situata nell’estremo est della Federazione Russa.

    Elio Pacilio, vicepresidente esecutivo di Green Cross Italia, ha dichiarato: “La lista conferma in modo inquietante quanto l’opinione pubblica più attenta già immaginava e consegna al nostro paese la responsabilità di agire. Tra le cause di maggiore inquinamento, spiccano quelle legate ai siti di produzione e stoccaggio degli armamenti eredità della guerra fredda. L’Italia si è formalmente impegnata a sostenere la Federazione Russa nell’opera di distruzione dell’arsenale chimico presente in Russia. Dopo anni finalmente i due Paesi hanno trovato l’accordo per le Convenzione bilaterale per l’applicazione degli accordi internazionali e per mantenere fede alle promesse solenni dei nostri governi. Sarebbe vergognoso se il Governo e il Parlamento non fossero in grado di attivare, a cominciare dal 2008, gli impegni relativi alla costruzione del centro di distruzione delle armi chimiche di Pochep in Russia. E’ importante dare un segno di volontà, anche limitato, stanziando la prima parte delle risorse previste dagli accordi internazionali sottoscritti dal nostro Paese”.

    Green Cross, in collaborazione con il Blacksmith Institute – organizzazione ambientalista indipendente statunitense – ha composto la lista dei dieci siti più inquinati del Pianeta. Questi dieci siti sono distribuiti in sette paesi e più di 12 milioni di persone sono colpite dall’inquinamento che vi si riscontra.

    La classificazione figura nel Rapporto Blacksmith 2007, nel quale vengono descritti i siti dove l’inquinamento dell’ambiente colpisce di più la salute umana, in special modo quella dei bambini.

    “I fatti sono incontestabili : l’alto inquinamento di questi siti è causa di malattie e di morte di molti bambini. Per risolvere questi problemi è necessaria molto di più di una grande presa di coscienza scientifica” spiega il dottor Stephan Robinson, direttore del programma internazionale sul disarmo di Green Cross. Secondo Richard Fuller, fondatore e direttore del Blacksmith Institute, la lista dei Top Ten redatta nel 2006 è stata ripresa dai media, ma poco è stato fatto in materia di piani finanziari o di programmi. “Ci dobbiamo sentire tutti coinvolti ed agire” convengono Robinson e Fuller.

    I Siti più insalubri 2007

    La classificazione 2007 dei siti più inquinati nel Rapporto Blacksmith contiene una lista alfabetica e per Paesi senza un numero d’ordine. In effetti, di fronte ad una grande disparità in termini di grandezza, di popolazione e di tipi di inquinamento, una classificazione per ordine di inquinamento non è né realistica né realizzabile. Quattro siti ubicati in Cina, India ed Asia centrale fanno il loro ingresso nella lista e sono evidenziati da un asterisco. Gli altri sei siti erano già stati pubblicati nell’elenco del 2006.

    Ecco la Lista 2007 dei Siti più inquinati del Pianeta:

    Sumgait* Azerbaijan, Linfen Cina, Tianjin* Cina, Sukinda* India, Vapi* India, La Oroya Perù, Dzerzinsk Russia, Norilsk Russia, Chernobyl Ucraina, Kabwe Zambia.

    I nuovi siti iscritti nella top ten

    Lo sfruttamento delle miniere, la corsa agli armamenti durante la Guerra Fredda e la produzione industriale incontrollata sono le principali cause delle catastrofi ecologiche.

    Fra i nuovi siti iscritti nella classifica Top Ten 2007, il complesso industriale per la produzione del piombo di Tianjin, in Cina, è responsabile della metà dell’inquinamento totale della regione. Il piombo è uno dei principali fattori che mettono in pericolo lo sviluppo intellettuale dei bambini.

    Vapi, in India, è un esempio tipico di sfruttamento industriale: più di 50 fabbriche contaminano il suolo e la falda freatica locale con pesticidi, PCB, cromo, mercurio, piombo e cadmio. La quantità di mercurio presente nella falda freatica di Vapi è 96 volte più alta di quella raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

    Sukida, egualmente in India, concentra più del 97% degli scarichi di cromo del Paese. Dodici miniere sono sfruttate senza alcun controllo ambientale e rilasciano cromo 6 nelle riserve di acqua potabile.

    Sumgait, in Azerbaijan, è un complesso industriale dell’ex Unione Sovietica che inquina la regione con prodotti chimici industriali e metalli pesanti. Il rapporto indica che il tasso di cancro a Sumgait è dal 22% al 51% più elevato della media del Paese. Le mutazioni genetiche dei nuovi nati sono molto diffuse.

    Criteri della lista top ten 2007

    La lista Top Ten è basata su dei criteri stabiliti da un gruppo di esperti internazionali, tra cui ricercatori della Johns Hopkins University, dell’ Hunter College, della Harvard University, dell’IIT di Delhi, dell’University of Idaho e del Mt. Sinai Hospital. A loro volta dei collaboratori di grande reputazione di gruppi di protezione dell’ambiente formano questo organo, che integra egualmente il Consiglio tecnico del Blacksmith Institute. Gli specialisti di Green Cross hanno partecipato alle valutazioni di quest’ anno.

    Secondo Stephan Robinson, direttore del Programma internazionale per il disarmo di Green Cross, la metodologia impiegata per la Top Ten 2007 è stata affinata per meglio considerare l’ampiezza e la tossicità dell’inquinamento e il numero di persone messe in pericolo.

    L’iscrizione di Sumgait e di Vapi nella lista è legata a modifiche delle procedure di valutazione. Quanto a Tianjin e Sukida, si tratta di siti valutati per la prima volta quest’anno.

    I 30 siti più inquinati del pianeta

    Il Rapporto rilascia una nuova lista, “Dirty 30”, un gruppo più numeroso che conta i 30 siti più inquinati del pianeta, che include la Top Ten. I quattro siti della Top Ten 2006 che non figurano più nella classifica 2007 sono Haina (Repubblica Dominicana), Ranipet (India), Mailuu Suu (Kirghizstan), Rudnaya Pristan (Russia). Queste quattro località figurano comunque nella lista più estesa. La maggioranza dei siti inscritti nella lista Dirty 30 è situata in Asia, tra questi la Cina, l’India e la Russia sono i Paesi più rappresentati. Gli inquinamenti tossici osservati in questi siti sono derivati da fonti diverse: imponenti complessi industriali, minerari e impianti di produzione di armi chimiche risalenti alla Guerra Fredda.

    Dal 2006, il Blacksmith Institute e Green Cross sono partner e lavorano insieme a un progetto di eliminazione dell’inquinamento proveniente da vecchie miniere e impianti situati a Rudnaya Pristan, località inserita nella Top Ten 2006 e situata nell’estremo est della Federazione Russa.

    A proposito del Lacksmith Institute e di Green Cross

    Il Blacksmith Institute si impegna nel mondo intero alla ricerca dei più pericolosi siti inquinati e della messa in opera di misure per la loro bonifica. Nella maggior parte delle regioni inquinate, il Blacksmith Institute lavora con partner locali e con le autorità che hanno in carico la protezione dell’ambiente, per elaborare progetti che permettano di fornire un eventuale sostegno finanziario da parte di istituzioni internazionali. Dal 1999 ha terminato 22 progetti in 6 paesi, attualmente è impegnato in 42 progetti in 12 paesi.

    Green Cross si impegna per il controllo dei danni a seguito di catastrofi industriali e militari, come pure per il risanamento delle contaminazioni residue che datano dell'epoca della Guerra Fredda. Il miglioramento della qualità della vita delle persone colpite da contaminazioni chimiche, radioattive ed altre è al primo posto nella sua azione. Egualmente l'incoraggiamento, basato sul senso di cooperazione piuttosto che di scontro, dello sviluppo sostenibile e duraturo. Green Cross per la sua professionalità vede riconosciuto il proprio impegno in difesa dell'ambiente e di assistenza verso le persone da importanti istituzioni internazionali.

    Green Cross International ha sede a Ginevra ed è stata fondata da Mikhail Gorbaciov. L'organizzazione è composta da una rete mondiale di 30 filiali che si impegnano nella difesa di cause così importanti come la pace, la sicurezza, la lotta contro la povertà e la tutela dell'ambiente.

    Il rapporto 2007 può essere scaricato attraverso il sito www.greencross.ch

    (12/09/2007 Tg0-positivo)