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  • Le ville venete, diadema del Nordest

    Le ville venete, diadema del Nordest

    Il 19 luglio scorso si è tenuto presso la sede della Camera di Commercio di Venezia un convegno che de iure si può definire ‘storico’, non solo per il tema sul quale si è concentrato, le Ville Venete, ma anche perché ha posto una pietra miliare che non si potrà d’ora in poi ignorare. Nel corso del convegno, organizzato dall’Istituto Regionale Ville Venete oggi presieduto da Nadia Qualarsa, è stato infatti presentato il volume della ricercatrice Michela Mantovani, “Il patrimonio delle Ville Venete e la sua sostenibilità. Un’analisi economica e fiscale”.

    Alla presenza di Daniele Stival - presidente della VI Commissione Attività Culturali Consiglio Regionale del Veneto -, di Angelo Tabaro - segretario regionale alla Cultura - e di importanti esperti del settore, sono stati valutati progetti concreti per il riutilizzo delle Ville Venete e destinazioni d’uso innovative da suggerire ai proprietari e alla Pubblica Amministrazione, così da garantire un utilizzo futuro di questo patrimonio.

    Di seguito abbiamo voluto pubblicare un intervento particolarmente interessante che illustra sia i contenuti del volume presentato sia l’importanza di questa operazione, culturale ed economica a un tempo.

    Il Nord Est non cessa di stupire. Il suo sviluppo industriale sembra avere contraddetto le tesi più diffuse, in quanto ha avuto luogo in tempi relativamente brevi, in epoche non facili, senza la presenza di grandi imprese e senza una metropoli: è un fulcro commerciale e finanziario che fa leva soprattutto sui distretti industriali e su città di medie dimensioni dotate di antiche radici, trainato da imprese di medie dimensioni orientate agli scambi sui mercati globali, le cosiddette multi nazionali tascabili. Giunto a maturazione, questo tessuto industriale, in gran parte relativamente giovane, ha saputo reggere alla sfida del valore monetario dell’euro alto puntando sulla qualità, sulla diversificazione, sull’esternalizzazione e sulla flessibilità.

    Il tessuto urbanistico-territoriale del Veneto e del Triveneto risente dell’intensa industrializzazione e della sua continua evoluzione. Ci sono capannoni abbandonati, accanto alle nuove fabbriche, il territorio pullula di case, di centri commerciali, di mezzi di trasporto, di persone in continuo movimento. In questo immenso formicaio umano, in questa officina triveneta, c’è, oltre allo sviluppo economico globalizzato, un’altra cosa che stupisce, ossia un culto dell’ambiente e dei valori artistici e culturali.

    Il tessuto storico culturale ha certamente sofferto l’impatto dell’industrializzazione impetuosa e spesso anarcoide, ma ha resistito e ha saputo rinnovarsi, mantenendo le sue tradizioni. Nell’officina veneta (tralascio l’espressione triveneta, perché tediosa e implicitamente divisiva), la soft economy, l’economia dei beni immateriali non solo coesiste con quella dei beni e servizi materiali, ma sembra essere sinergica all’hard economy dei distretti industriali e agro industriali e dei servizi turistici, che esercitano, per loro natura, un’elevata pressione sul contesto territoriale-ambientale.

    C’è del resto un’antica tradizione al riguardo, quella dei mercanti, degli agricoltori, degli industriali e degli operatori finanziari della Repubblica Veneta, che avevano il culto delle cose dell’arte, assieme a quello del denaro, e univano all’istinto e al gusto per gli affari, l’istinto e il gusto per l’arte.

    Il fenomeno delle Ville Venete, oggetto del libro di Michela Mantovani, che io ho avuto la ventura di seguire passo passo, è un po’ l’emblema di questa peculiarità culturale del Veneto. Ed è esso stesso un fenomeno stupefacente. Non solo per quel che riguarda la sua storia, che data dall’epoca della villa del Petrarca nel Medioevo, ma anche per la sua attuale vitalità. Non sono in grado di stabilire sino a che punto le Amministrazioni regionali e locali siano responsabili del miracolo economico veneto, ma certamente la buona amministrazione ha avuto un ruolo importante nella crescita economica del Nord Est e nella sua capacità di reggere positivamente la sfida della globalizzazione.

    Per quanto riguarda la vitalità delle Ville Venete si può senz’altro affermare che, assieme alla passione dei privati, è valsa e vale l’opera delle Pubbliche Amministrazioni locali. Essa ha avuto un ruolo di primo piano nella loro tutela e nella loro riconversione, che ne ha assicurato la sostenibilità, sia dal punto di vista della salvaguardia dei valori storici e artistici, sia dal punto di vista del ritorno economico, senza cui non sarebbe possibile mantenere in vita un patrimonio di tale vastità e imponenza. Ma, per quanto riguarda lo Stato, si deve dire che l’ostinata, cavillosa resistenza dell’amministrazione tributaria a un’interpretazione razionale delle agevolazioni fiscali per il patrimonio storico e artistico immobiliare, che Michela Mantovani ha lucidamente descritto nel libro, non ha certo aiutato i proprietari di queste dimore storiche e l’Istituto Regionale delle Ville Venete nella loro opera di tutela e valorizzazione .

    Sta di fatto che le Ville Venete costituiscono ora una rete vivente di immobili di alto valore artistico e storico, dotati di varie destinazioni effettive, con prevalenza di quelle non residenziali, di natura economica, con un minimo ricorso alla pubblica sovvenzione. Cultura e mercato si sono saldati assieme, sinergicamente.

    E questa rete elegante si distende in tutto il Nord Est, come una preziosa collana costituita di perle di varie dimensioni, che orna il viso e il petto di una signora aristocratica, dedita agli impegni assidui negli affari e nelle arti. All’estero esperienze analoghe a quelle delle Ville Venete ci sono: penso ai castelli della Loira e a quelli bavaresi. Molti intellettuali italiani parlano e scrivono di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico immobiliare. Ma solo gli amministratori del Veneto hanno operato in modo efficace e concreto, guidando e sorreggendo proprietari amanti dei tesori immobiliari della loro regione che hanno saputo custodire e valorizzano con l’orgoglio e la passione che altri pongono nelle gare sportive e nei riti del consumismo. Non ci sono, per quel che ne so, in Italia, altri esempi di valorizzazione di reti di dimore storiche paragonabili a questa.

    Le istituzioni di Roma e del Lazio non hanno saputo fare nulla di simile con riguardo alle Ville Tuscolane e alle altre ville storiche e artistiche laziali.

    Le Ville Vesuviane e le altre ville campane hanno ricevuto, sino ad ora, un’attenzione sporadica e inadeguata. Gli enti che vi sovrintendono si sono appagati di attività burocratiche.

    Anche la Lombardia ha largamente ignorato il patrimonio delle sue ville sui laghi. Non esiste, per quel che se ne so, un Istituto Lombardo delle Ville sui Laghi.

    I tanti castelli che ci sono nelle regioni italiane non sono oggetto di un’attenzione paragonabile a quella che la Regione veneta ha dedicato e dedica alle sue ville

    Come dicevo, la ricerca di Michela Mantovani si è indirizzata alla “sostenibilità” di questo patrimonio, mediante i fattori economici di mercato e ha individuato nella modifica delle destinazioni d’uso la ragione principale del successo.

    I risultati della sua ricerca non sono frutto di osservazioni occasionali. Lo studio si basa su un modello apposito basato su una matrice di sostenibilità, e sull’elaborazione, in essa, dei dati di circa 300 schede tecniche riguardanti ville venete vincolate (ogni scheda informativa riporta dati relativi a ciascun immobile, come data di costruzione, architetti o artisti che vi avevano lavorato, eventuali modifiche e trasformazioni, proprietà e destinazione d’uso) - su un totale di 1476 ville venete oggetto di tutela -. con destinazione economica.

    Si tratta delle risposte di un questionario inviato dall’Istituto Ville Venete a tutti i proprietari, di cui solo una parte ha risposto. Un centinaio circa di ville, fra quelle che hanno risposto al questionario, sono state oggetto di interventi finanziari, per la loro valorizzazione, da parte dell’Istituto Regionale Ville Venete, sulla base della legislazione regionale. I risultati, per entrambi gli insiemi di ville, quello globale e quello del sotto insieme con investimenti finanziati dalla mano pubblica, sono convergenti. Comunque, risulta che, in gran parte, la sostenibilità si è realizzata mediante il mercato, non mediante l’assistenza finanziaria pubblica.

    L’operatore pubblico ha soprattutto operato mediante la modifica delle destinazioni d’uso, nell’ambito dei piani urbanistici e mediante l’azione costante rivolta a chiedere che fossero dati i benefici fiscali riguardanti il riferimento ai valori catastali più bassi della zona, anche alle unità immobiliari delle dimore storiche non adibite a residenza e a quelle date in locazione.

    Michela Mantovani, sulla base della verifica empirica con l’accennata matrice di sostenibilità del patrimonio immobiliare artistico e storico, ha dimostrato che è possibile salvaguardare e valorizzare le dimore storiche mediante gli esoneri fiscali e le forze del mercato, soprattutto puntando sulla trasformazione delle loro destinazioni: da quella monoresidenziale, non più attuale, a usi di natura economica di vario tipo, che vanno da quelli di ufficio, a quelli commerciali, a quelli ricettivi, a quelli agro-industriali, a quelli di servizio culturale pubblico.

    Con questa impostazione, tale patrimonio immobiliare rimane vivente, anziché diventare un assieme, necessariamente triste, di contenitori di un morto passato. E questo patrimonio assume anche funzioni sinergiche con l’economia e con il tessuto urbanistico e culturale in cui è inserito.

    Va anche notato che il patrimonio di Ville Venete di proprietà privata ha una valorizzazione migliore di quello di proprietà pubblica, pur nel pieno rispetto dei dati storico-artistici.

    Gli indirizzi che se ne desumono per le politiche pubbliche – da quelle riguardanti il patrimonio pubblico alle politiche urbanistiche, a quelle tributarie, a quelle di finanziamento e sostegno del patrimonio storico e artistico per fini culturali e per fini turistici – sono evidenti.

    Questo studio sulle Ville Venete costituisce un insegnamento per le politiche pubbliche riguardanti le dimore storiche e il patrimonio storico e artistico italiano in generale.

    Esso induce anche ad altre riflessioni.

    La prima riguarda la distribuzione di compiti fra lo Stato e le Regioni con riguardo ai beni culturali. Vi è una nota tesi, in particolare sostenuta dalla Lega Ambiente e da Istituzioni un po’ snobistiche, come il FAI, secondo cui la devoluzione di compiti alle Regioni, con riguardo ai beni culturali e specialmente con riguardo agli immobili, comporta un indebolimento della causa della tutela. L’esperienza delle Ville Venete dimostra l’esatto contrario. E dimostra, quindi, che la riforma della politica culturale italiana che va verso un maggior ruolo delle Regioni e degli Enti Locali è giustificata. Dimostra, però, anche che la distinzione fra valorizzazione e tutela, con la prima allo Stato e la seconda alle Regioni è inadeguata. Tutela e valorizzazione, quando si adotta il punto di vista della sostenibilità, non si possono scindere, se solo la valorizzazione con modifica delle destinazioni di uso genera la sostenibilità.

    Allo Stato dovrebbe assegnarsi il compito di cornice, di indirizzo e controllo, alle Regioni i compiti operativi, tanto nella tutela quanto nella valorizzazione.

    La seconda riflessione riguarda i futuri compiti dell’Istituto Regionale delle Ville Venete, che già così tanto ha realizzato sino ad ora. E qui emerge la nozione di rete, a cui ho fatto cenno in precedenza. Occorre che le Ville Venete che sono state restaurate abbiano una maggiore accessibilità, mediante una rete informatica che le colleghi fra di loro e la formulazione di itinerari che consentano, oltre a una loro visita informatica interattiva, anche una visita reale per quelle di maggior pregio, mediante uno o più percorsi, con indicazioni logistiche informatizzate.

    Tuttavia una parte importante del patrimonio di Ville Venete, oltre un migliaio, non è ancora stato oggetto di un’indagine, come quella che Michela Mantovani ha compiuto nel presente volume. Occorre arricchire la rete con nuovi ingressi.

    L’indagine, anziché con questionari inviati per posta, va svolta con indagini in loco, che possono essere effettuate con la collaborazione degli Enti Locali interessati dalla Regione, mediante l’Istituto delle Ville Venete, nel quadro dei nuovi compiti di valorizzazione dei beni storici e artistici vincolati che le sono assegnati nel Nuovo Codice dei beni Culturali.

    Un’ultima riflessione riguarda l’esportazione di questo modello di ricerca e valorizzazione delle dimore storiche ad altre realtà regionali e ad altri paesi, in particolare a quelli mediterranei, con cui la Repubblica Veneta ebbe, in passato, rapporti.

    Le Ville Venete furono il luogo in cui i mercanti della Repubblica realizzarono il loro disegno di una dimora di terraferma, che unisse all’eleganza dell’architettura e agli agi di una vita domestica colta la cura dell’agricoltura e delle attività connesse, secondo l’ideale petrarchesco.

    Spesso vi tornavano dopo i loro viaggi in oriente.

    Ed è, dunque, logico che ora dalle Ville Venete si riprendano questi viaggi, non solo per i rapporti di mercato, ma anche per quelli culturali.

    Francesco Forte

    Emerito di Scienza delle Finanze Facoltà di Economia – Università La Sapienza Roma

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    Michela Mantovani è ricercatore di Scienza delle Finanze nel corso di laurea in Economia della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria dove insegna Economia dei Beni culturali ed Economia e gestione dei beni immobili. E' professore aggregato di "Valorizzazione e gestione delle dimore storiche" e di "Economia delle arti figurative e del design" per il corso di laurea in Scienze della Moda e del Costume all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".

    Insegna Economia e gestione dei beni culturali al master di Economia e Management del Turismo nella facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".

    (08/08/2007 Tg0-positivo)