Condividi: Ok Notizie Technorati Virgilio Facebook
Mail Tg0+Scrivi alla redazione di Tg0-positivo

Macrolibrarsi.it presenta il libro: La Pillola

Dice il saggio ...
Che cosa importa essere nati in un pollaio di anatre quando si č usciti da un uovo di cigno? (Il Brutto Anatroccolo) (H.C.Andersen)

Altri link utili nelle seguenti categorie di Tg0-positivo:
Tu sei unico » Libri & co. » Racconti

La libreria di Tg0-positivo - Cerca tutti i libri che vuoi e altri prodotti originali a prezzi speciali su Macrolibrarsi
  • Anime Gemelle Anime Compagne

  • LA CASETTA DEI PRODIGI

    La CASETTA dei PRODIGI

    di

    Giorgio Pattera

     

    Era una casa piccola, ma confortevole ed accogliente; non ricca, ma tranquilla e felice; o perlomeno così sembrava...

    La abitavano una Fatina, buona e paziente, ed un Folletto, un po’ vivace e birichino, ma sincero e generoso, che era stato a lei affidato dal Grande Saggio affinché lo crescesse. Anche la gatta che viveva lì era magica: la chiamavano Giada e riempiva le loro giornate serene con giochi, salti e... monellerie!

    Un giorno il Grande Saggio concesse alla Fatina il privilegio di tenere nella sua casetta un altro piccolo Folletto, perché facesse compagnia alla gatta magica e facesse conoscere al suo protetto quella cosa così meravigliosa che i grandi sapienti chiamano "VITA".

    Un mattino però la Fatina, svegliandosi, si accorse con inconsolabile dispiacere che quel sogno, così bello, era finito. I suoi occhi divennero tristi e smarriti e piano piano si ammalò.

    Il Folletto, ignaro di tutto, continuava a giocare; solo la gatta, essendo magica, avvertiva quel gran dolore e se ne stava mestamente acquattata in disparte.

    Allora la Fatina decise di girare il mondo, alla ricerca di un grande Mago che sapesse guarirla; e così una sera, quando il Folletto ritornò, trovò la casetta buia, vuota e fredda: e non sapeva perché...Chiese alla gatta magica dove fosse la Fatina, ma non ottenne risposta. Interrogò anche i compagni di giochi e perfino i sudditi del reame, ma nessuno seppe dirgli perché la Fatina fosse andata via.

    Perse allora l’entusiasmo, la spontaneità e la voglia di giocare e si chiedeva più volte cosa c’era di tanto "meraviglioso" in quella che a Scuola gli avevano insegnato chiamarsi "VITA".

    Pensò quindi che si trattasse di un brutto incantesimo, creato da un malvagio, invidioso della loro felicità. Nemmeno Giada, anche se magica, riusciva più a farlo sorridere con salti ed acrobazie; ed il Folletto piangeva, piangeva, piangeva...

    Impietosito da tanto dolore, Campanellino, uno Gnomo dei Boschi che dimorava da sempre, invisibile, in quella casetta, raccolse le "perle di Folletto" (che, laggiù, gli Uomini chiamano goffamente "lacrime"); le trasformò, stringendole al petto, in "Pietre di Luce" e le seminò di nascosto nei vasetti di terra brulla che erano rimasti, dopo che gli "Occhi del Sole" (che, laggiù, gli Uomini chiamano stranamente "fiori") se n’erano andati via con la Fatina.

    Da quel momento le meraviglie in quella dimora non si contarono più, tanto che i sudditi del reame, parlandone, la chiamavano sussurrando circospetti "la Casetta dei Prodigi". Gli Occhi del Sole erano tornati come per incanto, anche se fuori c’erano gelo e vento; ed il Folletto pian piano cresceva, cresceva, cresceva...e cominciava infine a capire cos’era quel mistero che chiamavano "VITA".

     

    Un bel giorno la Fatina volle tornare. Non aveva trovato il grande Mago, ma non aveva più bisogno di cercarlo. Ormai era guarita, perché ora sapeva che la malattia non viene da fuori, ma siamo noi stessi che vogliamo farci male; anche il Grande Mago non esiste: siamo noi stessi, quando decidiamo di star bene.

    Quando giunse alla Casetta dei Prodigi, trovò la porta socchiusa.

    Pensando di fare una sorpresa al suo Folletto, senza indugi entrò sorridente...ma trovò la stanza buia, vuota e fredda; c’era soltanto un soavissimo profumo di fiori.

    Stupita, avrebbe voluto chiedere a qualcuno cos’era successo, ma...intorno non era rimasto più nessuno: anche i sudditi del reame se n’erano andati, tutti.

    Triste e sola, discese le scale e...finalmente trovò qualcuno.

    Era una Vecchina vestita di nero, curva sotto il peso di sempre, col naso lungo e adunco, senza più denti per il troppo ripetere. Stava seduta sui gradini, intenta a molare la Falce e pareva aspettare...

    << Il Folletto? Oh, sì che lo ricordo! Sono già molte Lune che se n’è andato; era grande, ormai: lo vidi là, in fondo, seguire la gatta magica che trotterellava davanti a lui con la coda ritta; Campanellino, diventato visibile, gli stava accoccolato sulla spalla.

    Come dici? Parla più forte, per favore: sono tanto vecchia e non sento più molto bene. Se aveva una compagna? Oh, certo; è bellissima ed è l’unica di fronte alla quale voi Umani percepite di essere tutti uguali.

    Come si chiamava? Ha un nome dolcissimo: sofferenza ... >>.

    (07/07/2000 Tg0-positivo)