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  • Dipendenze: è allarme

    Dipendenze: è allarme

    Cresce il numero degli insospettabili che fanno uso delle sostanze stupefacenti per affrontare la vita

    Allarme droga in Veneto. Cresce il numero dei tossicodipendenti, ma si ingrossano anche le fila dell’esercito degli ‘insospettabili’. E’ quanto emerso da Insert, il primo Rapporto redatto da Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato sui servizi per le tossicodipendenze che denuncia un fenomeno nient’affatto in controtendenza. Un tema dunque questo, purtroppo, di estrema attualità, dibattuto anche nel corso della tavola rotonda del Congresso Dipendenze “Droga e alcool: casa, scuola, lavoro”, tenutosi qualche giorno fa a Verona.

    Spesso è proprio un ‘insospettabile’ infatti a spacciare per arrivare a fine mese, mentre ci si droga con tutto, anche con la colla che protegge le corde del violino. La parola d’ordine è: sicuri di sé, competitivi, all’altezza e per sentirsi così, spesso si ricorre alla cocaina, al fumo, alle pasticche e all’alcol. Oggi insomma le ‘nuove droghe’ le assumono persone di ogni estrazione e di tutte le tasche, perché il costo non è un problema e i giovani lo sanno bene.

    E mentre dilaga questa tendenza, cresce in Veneto una maggior consapevolezza: bisogna dare più fondi ai Ser.T e investire nella collaborazione tra servizi e medici di medicina generale. La chiave per affrontare il futuro è dunque l’integrazione dei servizi. Lo ha detto a chiare lettere anche il direttore del dipartimento Dipendenze dell’Ulss 20 veronese, Giovanni Serpelloni al Congresso delle Dipendenze.

    Così com’è ora, il servizio di trattamento e prevenzione è destinato a smettere di funzionare perché a breve non sarà più in grado di garantire risposte adeguate. Una via d’uscita c’è, ma per percorrerla bisogna che tutti si mettano in gioco: “I consumi stanno cambiando tantissimo – esordisce il direttore -. Conta molto Internet, tanto che il Web diventerà probabilmente il terreno su cui si svolgerà la maggior vendita. L’innovazione organizzativa e l’integrazione di servizi devono essere la base da cui partire. Servono interventi più efficaci di tipo psico-sociale (terapie di gruppo, trattamento giornaliero); le persone più problematiche hanno bisogno di trattamento residenziale; i tempi di attesa per accedere al trattamento devono essere brevi”.

    Il Rapporto Insert, oltre all’osservazione sul campo condotta su 63 strutture Ser.T da cittadini appartenenti all’organizzazione opportunamente formati, ha raccolto le opinioni e le segnalazioni di 302 medici di medicina generale e di 170 utenti, rilevando anche disagi, carenze strutturali e organizzative, oltre a difficoltà nell’attenzione ai bisogni degli utenti. Un’analisi non totalmente condivisa da Germano Zanusso, direttore del Ser.T di Treviso: “E’ vero che spesso i Ser.T sono collocati in sedi poco adatte, ma non è vero che non c’è attenzione verso la gente. Si tratta di servizi altamente logoranti e chi ci lavora deve essere davvero motivato. Direi dunque che va a loro piuttosto un plauso per il rispetto che dimostrano verso gli utenti. Per quanto riguarda invece il progetto per coinvolgere i medici di famiglia, circa tre anni fa abbiamo avviato alcuni incontri di formazione a loro diretti con un’adesione pari all’80% nell’Opitergino Mottense e con una sufficiente risposta a Treviso. Vi è dunque sensibilità verso il problema e per questo stiamo tentando un’integrazione che andrà di sicuro a vantaggio degli utenti”.

    Anche Daniele Corbetta, direttore del Ceis di Treviso, è favorevole a una rete estesa: “I medici di base conoscono i loro pazienti e possono dare davvero utili indicazioni per sostenerle. Servono però risorse, sia chiaro. Il progetto su Treviso, così come in tutte le altre province venete, è reso possibile grazie alla Regione Veneto ma non vi sono fondi simili in tutte le regioni italiane. Ed è questo un problema che non si può evidentemente ignorare”.

    Ma da dove partire anzitutto per fare prevenzione? Indubbiamente, dal mondo della scuola, del lavoro e della famiglia dove bisogna dotare i giovani di una sorta di “zainetto di autodifesa”, come è stato ribadito a Verona. Una testimonianza inedita è venuta da uno studente, Simone Venturi, rappresentante d’istituto di una scuola veronese e impegnato nell’opera di prevenzione e sensibilizzazione. “Ogni giorno purtroppo sono a contatto con amici e compagni che usano stupefacenti e ancora non riesco a capire il perché: siamo uguali, facciamo le stesse cose, vediamo le stesse persone, eppure loro ne fanno uso e io no”. E ha aggiunto “Il problema nella scuola è mascherato molto bene: un osservatore esterno non può cogliere ciò che succede all’interno. Inoltre il metodo della diffusione di droga è ben nascosto, subdolo: è comune infatti che chi vuole introdurre sostanze stupefacenti si avvicini allo studente a scuola non come lo spacciatore che vuole vendere la sostanza, ma come l’amico, quello simpatico e accattivante. Da amico offre lo stupefacente, che la vittima accetta perché si fida dell’amico e da lì inizia… o meglio finisce”.

    ***********************

    Ogni 10 mila veneti 24,4 tossicodipendenti, maschi e femmine di circa 32 anni, hanno chiesto aiuto. L’eroina rimane il nemico numero uno, ma in tanti abusano di cocaina e cannabinoidi. Secondo la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero degli Interni (aprile 2007) nel 2006 in Veneto sono stati sequestrati oltre 86 chili di eroina, 145 di cocaina e quasi 82 di hashish. Sono state inoltre sequestrate 1.205 piante di cannabis e 23.907 dosi/compresse di droghe sintetiche.

    Nella Provincia di Treviso, è stato confiscato il terzo quantitativo di eroina, dopo Padova e Venezia (13, 47 kg) e sempre la Marca è stata terza per sequestro di hashish (23, 45 kg) e di eroina sintetica (603 dosi/compresse). Verona, purtroppo, si attesta invece come prima provincia veneta con un sequestro pari a ben 21.717 dosi/compresse del terribile stupefacente. I decessi in Veneto sono stati 28 (9 nel Veneziano, 7 nel Veronese, 5 nel Padovano, 4 nel Vicentino e 3 nel Trevigiano), mentre la nostra Regione è settima in Italia per morti per droga.

    “Siamo molto preoccupati per l’uso dell’eroina – ha commentato Germano Zanusso -, ma anche per l’aumento della cocaina e dell’uso dei cannabinoidi, devastanti per il cervello. Non si deve sottovalutarne il pericolo. Lo spinello, per intenderci, fa molto male. Oggi è geneticamente modificato ed è 20 volte più potente di qualche anno fa. Inoltre siamo molto preoccupati anche per il diffondersi dei superalcolici tra le donne”.

    Ma la domanda è generata dall’offerta e se i produttori di droghe venissero finalmente neutralizzati, questo dramma non svanirebbe d’incanto?

    “Ci troviamo a combattere con il terzo profitto al mondo, dopo quello delle armi e del traffico degli organi – aggiunge Zanusso – L’impresa è indubbiamente ardua, ma bisogna continuare. Sono profondamente convinto che la maggior parte dell’umanità sia buona e positiva e questo per un semplice fattore algebrico: se così non fosse, da tempo saremmo già estinti. La maggior parte delle persone agisce, facendo ciò che è giusto e non ciò che conviene, in silenzio. Sono loro a mandare avanti il mondo e non sappiamo neppure chi sono. Bisogna allora valorizzarle per offrire modelli positivi, perché il maggior apprendimento avviene proprio per imitazione”.

    Paola Fantin

    (20/06/2007 Tg0-positivo)