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  • Il fiore di Jasenovac

    Il fiore di Jasenovac

    Al Memorial Jasenovac il 18° Premio Scarpa

    Un fiore dalle dimensioni gigantesche che si apre al cielo quasi a sancire la vita che continua nonostante orrori e tragedie. Un fiore che assomiglia anche a un urlo silenzioso che non tace il dolore e la sofferenza che l’Uomo provoca fuori e dentro di sé.

    Il Complesso Memoriale di Jasenovac è un solenne e grandioso monumentum, eretto sulla riva del fiume Sava a Jasenovac, in Croazia, laddove fino al 1941 fu attiva una fornace di mattoni e dal 1941 al 1945 divenne campo di concentramento, gestito dal regime ustascia. A questo memoriale è andato il 18° Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, nato allo scopo di elevare e diffondere la cultura del ‘governo del paesaggio’, attraverso il lavoro di una giuria internazionale del Premio, presieduta dallo storico dell’arte Lionello Puppi e coordinata dall’architetto Domenico Luciani, direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche.

    A Jasenovac infatti, all’inizio degli anni Sessanta del Novecento, su richiesta di Tito, un architetto serbo, Bogdan Bogdanovic, ha realizzato una sorprendere opera di arte del paesaggio, oggi gestita da un gruppo di studiosi e di operatori coordinati dalla direttrice, Nataša Jovicic. Nell’assenza totale di reperti fisici della fornace e del campo di concentramento, eliminati già alla fine della guerra, l’inventore ha definito, con minuscoli movimenti di terra, toccanti segni contestuali che rinviano analogicamente alle baracche e alle attrezzature del campo di concentramento, lievi corrugamenti, quasi invisibili tumuli nella pelle del grande prato contermine dalla linea di salici che definisce la riva del fiume. A differenza dunque dei numerosi campi di concentramento sparsi per l’Europa dove vengono raccolti e mostrati al pubblico i terribili reperti rimasti, il luogo della memoria di Jasenovac è stato ricreato dal punto in cui un paleoalveo del fiume offre lo specchio dell’acqua, in una sorta di creatura enorme e fantastica che si apre al mondo e fa riflettere. Vicino si trovano anche una esposizione museale, una raccolta documentaria e un centro educativo che ricordano che qui 69.842 individui - 81 cechi, 3.462 croati, 10.700 ebrei, 10 italiani, 27 montenegrini, 747 musulmani, 2 polacchi, 14.599 rom, 5 russi, 39.580 serbi, 91 slovacchi, 197 sloveni, 4 tedeschi, 55 ucraini, 17 ungheresi e 265 ignoti - furono deportati e morirono tra il ’41 e il ‘45. Di loro restano, indelebili, nome, cognome, data e luogo di nascita e data di morte.

    Il sigillo di Carlo Scarpa è stato consegnato nel corso di una cerimonia tenutasi a Treviso lo scorso 12 maggio.

    (17/05/2007 Tg0-positivo)