Condividi: Ok Notizie Technorati Virgilio Facebook
Mail Tg0+Scrivi alla redazione di Tg0-positivo

Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Il Codice del Denaro di Raimon Samso

Dice il saggio ...
La gelosia e l'amore sono gemelli ma credo che la gelosia sia venuta al mondo prima. La gelosia corre lungo l'amore come un binario: perciò fa anche uscire dal binario molti treni di piacere! (F.De Croisset)

Altri link utili nelle seguenti categorie di Tg0-positivo:
Tu sei unico » Riflessioni » Sociale

La libreria di Tg0-positivo - Cerca tutti i libri che vuoi e altri prodotti originali a prezzi speciali su Macrolibrarsi
  • Stop allo Stress

  • La Privacy violata

    La Privacy violata

    Quando la legge si sostituisce al buon senso

    **************************

    Fino a qualche anno fa – prima che venisse introdotta la legge sulla Privacy – ogni cittadino aveva, per diritto di nascita, un proprio spazio inviolato.

    Non esistevano specifiche leggi sulla privacy, perché non servivano.

    La privacy era quello spazio sacro che tutti riconoscevano agli altri, senza che vi fossero codici o codicilli a sancirlo.

    Si trattava, come per tutte le cose, di buon senso atavico.

    Nessuno utilizzava gli elenchi telefonici per attingere numeri in abbondanza – legittimato oggi in questo per farlo – e telefonare a destra e a manca per proporre prodotti di cui nessuno aveva chiesto nulla.

    La pubblicità si faceva attraverso i giornali, la televisione, il tam tam, il porta a porta, le vetrine. Chi era interessato, scuciva il contante e acquistava quello che gli serviva quando gli serviva.

    Nessuno osava chiamare le famiglie, nel bel mezzo del pranzo o della cena, per proporre contratti telefonici, prodotti di telefonia, corsi inflazionati, prodotti di ogni tipo, spettacoli teatrali perfino!

    Nessuno osava disturbare una famiglia che già, a fatica, riesce a riunire intorno alla stessa tavola tutti i componenti. La casa era il luogo dove il mondo intero se ne stava fuori. Era il rifugio, lo spazio sacro e inviolabile.

    In quegli anni – così vicini ma così tanto lontani -, quando squillava il telefono, vi era una sorta di trepidazione al pensiero che qualche familiare o qualche amico chiamasse per fare quattro chiacchiere, per accordarsi su qualche incontro o anche per chiedere aiuto e consigli.

    Oggi, quando squilla il telefono, vi è un fuggi fuggi generale.

    Se è l’ora di pranzo o di rientro dal lavoro è cosa certa che si tratti di qualche compagnia telefonica che chiama da chissà dove per proporre chissà cosa. Che fare? Lo si lascia squillare aspettando che scatti la segreteria telefonica. Se è qualcuno che ci conosce, lascerà un messaggio e noi lo richiameremo. Ma quando suona il telefono, c’è un non so che al quale è difficile resistere.

    Curiosità? Timore che qualcuno abbia bisogno di noi? Desiderio di parlare con qualcuno di amico?

    Chi può dirlo? Il telefono è stata una grande invenzione, per altro proprio di un italiano, il Meucci, anche se gli americani hanno fatto lo gnorri per anni consacrando il loro Bell.

    Ma tant’è, si sa come sono…

    Oppure si corre il rischio.

    E allora? Che succede?

    Succede che bisogna misurare le parole. Fare gli equilibrismi, imparare sinonimi per non dire nulla. Perché se dall’altra parte c’è una telefonista – ma chissà perché sono sempre tutte donne? -, vietato lasciarsi scappare parole come “certo”, “va bene”, “mi lasci pensare”, “ne parlo in casa”.

    Figuriamoci un “sì” (“Pronto? Parlo con la Famiglia Rossi?”, “Sì”), inizia l’epopea.

    Quanti cittadini, ignari e inconsapevoli, hanno detto ‘sì’ e si sono visti scindere il contratto con una compagnia telefonica per passare a un’altra; recapitare modem o apparecchi telefonici non richiesti; cambiare numero telefonico etc. Semplicemente perché oggi vale anche la firma ‘vocale’.

    La firma vocale? La firma è quella cosa che scrivi con la tua mano e che nessuno, neppure il più abile falsario, riuscirà mai a riprodurre perfettamente. E’ come il tuo Dna: non ce l’ha nessun altro. Come è possibile che un ‘sì’ strappato al bambino o alla nonna un po' sordetta valga come assenso?

    Ma cosa fa la giustizia? Si preoccupa solo della privacy di persone di ben altro livello, di cui oggi non possiamo più avere intercettazioni telefoniche e neppure fotografie, magari prove di comportamenti scorretti e riprovevoli, soprattutto in chi dovrebbe essere morigerato e giusto perché eletto dal popolo italiano e, soprattutto, pagato fior di quattrini fino alla sua e alla dipartita dei rispettivi congiunti?

    Così, che fa il cittadino, ‘difeso’ dalla legge della privacy?

    Il duro. Diventa scortese con persone che, alla fine, fanno semplicemente il loro lavoro attraverso il quale sfamano i propri figli e che a loro volta, è certo!, vengono importunate quando rientrano a casa.

    Diventa sospettoso. Se ha bimbi piccoli o nonni in casa, deve continuamente istruirli sul modo di comportarsi. E comunque continua a sentirsi in colpa. Perché a nessuno piace essere scortese, men che meno quando parla al telefono. E non serve a nulla protestare dicendo: “Ma io non le ho chiesto niente!”, perché la risposta sarà inequivocabilmente la stessa: “Abbiamo trovato il suo numero di telefono nell’elenco, dunque possiamo chiamarla…”

    Cooomeee?

    Cioè, insomma, è come se voi, passeggiando in città andaste a suonare tutti i campanelli delle case. E alla protesta dei cittadini rispondeste: “Scusi, il suo nome è scritto sul campanello. Io posso suonare quanto voglio!”

    Chi fa questo, ha un solo nome: maleducato. E non serviva una legge sulla privacy per dirlo.

    Lo sapevamo tutti e tutti lo praticavamo.

    Quando i comportamenti basati sul buon senso vengono legiferati, significa che c’è qualcosa che non funziona più. Perché quando decidi cosa è giusto e cosa è sbagliato, non è detto che sia sacrosanto. Quando la rappresentante di un’associazione che si occupa di vendite chiama a casa perché tuo marito è un professionista e il suo numero le è stato fornito dall’Ordine cui appartiene e si comporta come una persona che ha qualcosa di importante da comunicarti, al punto da avere la sfacciataggine di chiederti anche il numero di telefono dell’ufficio e del cellulare e di rifiutarsi di conferire con te perché non sei lui, QUESTA è violazione della privacy.

    E poi, perché ‘privacy’? Non esistono parole in italiano per dire la stessa cosa?

    La nostra lingua deriva dal latino che, insieme al greco, è la lingua della civiltà occidentale, per eccellenza. E’ musicale e ricca di sfumature e definizioni. Nulla a che vedere con le lingue nordiche anglosassoni, così povere e semplicistiche, utili, sì, magari nel campo dell’informatica o per farci le parole crociate.

    Privacy = rispetto dell’altro. Ecco, una bella definizione in italiano.

    Perché se qualcuno ti telefona, dicendoti: “Ho trovato il suo nominativo nell’elenco telefonico e posso utilizzarlo per via della Legge sul Rispetto dell’Altro”, l’incanto si spezza subito e tutto si scioglie come neve al sole.

    E tu capisci così ciò che ti è stato rubato.

    Paola Fantin

    (31/03/2007 Tg0-positivo)