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Dice il saggio ...
Il sapere arricchisce, non l'occhio. La virtù nobilita, non i nobili natali! La vera ricchezza sta nell'essere parchi. Saggezza è rinunciare a ciò che non si può raggiungere! (Tantra indiano)

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  • Codice Genesi Autore: Michael Drosnin. Editore: Rizzoli.

  • Le radici del ricordo

    Le radici del ricordo

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    Invasori e vittime, vittime e invasori.

    Un drammatico balletto che non ha mai avuto fine, da quando l’Uomo ha posto piede sulla Terra.

    Ogni Paese di questo mondo piange nei cimiteri i propri cari, che talvolta furono persecutori, talvolta furono perseguitati, anche nel giro di sole poche generazioni.

    La Storia è questa.

    Scomoda, sotto certi aspetti raccapricciante, ma questa.

    Il ricordo diventa così la sola speranza per non ripetere gli stessi errori, come automi meccanici.

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    “Nessuna pagina della storia dovrebbe essere strappata. C’è invece, in particolare, una pagina di storia italiana che è stata per decenni taciuta, gettata nell’oblio come tanti dei suoi protagonisti e testimoni. La storia, infatti, dovrebbe essere semplicemente conosciuta per ciò che è stata: né riscritta, né negata”. A scriverlo è l’assessore regionale Elena Donazzan, assessore alle Politiche dell’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Veneto, nello splendido documento realizzato dall’ente “Le radici del ricordo. Storia di una terra e del suo popolo”.

    E’ la storia delle terre di Istria e Dalmazia, delle loro genti, italiane come noi e del loro orribile destino. Ben 350 mila di loro furono costretti a lasciare case, beni e affetti per finire in campi di ricovero disseminati per l’Italia, dove alcuni ne uscirono solo una ventina di anni dopo! La loro sfortuna fu proprio legata, paradossalmente, alla Storia: in quel preciso momento storico, la loro sorte costituiva un increscioso e scomodo presente. Anche per l’Italia.

    Nell’immediato dopoguerra, con una Russia comunista che cresceva in potenza, nessuno aveva intenzione di coltivare cattivi rapporti con la Jugoslavia di Tito. Men che meno rivangare il passato e chiedere giustizia per i circa 12 mila ‘infoibati’ di Istria, Fiume e Dalmazia che avevano trovato una morte orribile, per l’appunto, nelle foibe.

    “Una realtà talmente compromettente per la storiografia ufficiale – sottolinea l’assessore regionale Donazzan – da non trovare letteralmente spazio in nessun libro di storia in uso nelle scuole. Una parola ‘foiba’ che in qualche dizionario viene semplicemente definita come ‘cavità carsica’. Una parola che risuona nella memoria degli esuli come il peggiore degli orrori: significava la morte più atroce per il solo fatto di essere italiani”.

    Italiani erano i carabinieri, i finanzieri, i responsabili degli uffici pubblici, gli insegnanti, i sacerdoti, in poche parole la ‘intellighenzia’ che rappresentava con la propria cultura e la propria posizione sociale l’Italia in quelle terre. Furono i primi a toccare il fondo delle foibe e dopo di loro si ammucchiarono fascisti e antifascisti, persone semplici, giovani e anziani, donne e uomini, italiani insomma, che dovevano esser fatti sparire fisicamente per essere ‘sostituiti’ dalla nuova classe civile di Tito, nei loro beni e nei loro affetti.

    Sono trascorsi decenni e solo quest’anno il Parlamento italiano ha deciso finalmente di riconoscere il 10 febbraio come “il Giorno del Ricordo” delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

    La Regione Veneto ha deciso, in tal senso, di realizzare un importante contributo, anche per la vicinanza geografica ed etnica alle genti giuliano-dalmate. Il documento è certamente unico nel suo genere, per i dati che raccoglie e le riflessioni che ne emergono. L’ente ha pensato bene di raggiungere il pubblico più vasto, utilizzando mezzi adatti: ecco dunque il libro “Le radici di un ricordo” in due versioni cartacee – una per studenti e una per i cittadini – e il film dvd dove è possibile ascoltare dalla viva voce le ultime testimonianze dirette degli eventi di quel terribile periodo, attraverso a filmati d’epoca e foto storiche.

    “Questo libro – conclude la Donazzan – è dedicato ai giovani che non sanno quanta Venezia c’è a Capodistria, a Parenzo, a Rovigno, a Zara, fino a più giù, fino a Perasto laddove, sotto l’altare della Chiesa, riposa l’ultimo gonfalone di guerra della Serenissima. E’ dedicato ai tanti che hanno atteso un gesto di riconoscimento, che hanno saputo serbare nei loro cuori la memoria di quella dolorosissima tragedia e hanno avuto la forza di raccontarla a tutti coloro per le quali le foibe carsiche sono state delle tombe nascoste”.

    Paola Fantin, glottologa

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    (29/03/2007 Tg0-positivo)