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  • Nuovo rapporto mondiale sugli Ogm

    Nuovo rapporto mondiale sugli Ogm

    A rischio i piccoli agricoltori

    Roma, 19 febbraio 2007 – Greenpeace e GeneWatch pubblicano oggi “Il registro su Ogm e contaminazione genetica”. Il nuovo rapporto fornisce una dettagliata panoramica delle più significative contaminazioni registrate nel corso del 2006 a livello mondiale e mostra che le contaminazioni hanno raggiunto livelli record, con un totale di 24 incidenti rilevanti riportati.

    Il registro on-line ( www.gmcontaminationregister.org ), elenca un totale di 142 casi di rilasci in ambiente non intenzionali, semine illegali, impatti negativi di colture Ogm in agricoltura, avvenuti a livello globale nell’ultimo decennio.

    Secondo il rapporto, il mais Ogm è una delle colture più problematiche: è infatti presente in almeno un terzo di tutti gli incidenti registrati nel corso degli ultimi dieci anni, incluse quattro contaminazioni delle sementi riportate nel 2006. Anche il mercato del riso ha risentito pesantemente delle contaminazioni dello scorso anno dovute al riso Bt proveniente dalla Cina e al riso Ogm della Bayer di provenienza statunitense scoperto anche in Italia.

    La contaminazione delle sementi costituisce un serio problema sia per gli agricoltori che per i consumatori, in particolare nelle aree dove vengono coltivate varietà tradizionali. Il lancio del rapporto coincide con il meeting internazionale di Montreal, dove esperti a livello tecnico e giuridico valuteranno se le aziende produttrici di sementi Ogm debbano essere ritenute responsabili per la contaminazione di coltivazioni tradizionali da parte di varietà transgeniche. Greenpeace ritiene indispensabile che venga avviato a livello internazionale un regime vincolante che faccia rispettare tale responsabilità.

    “Come mostra il nostro rapporto, è necessario un preciso trattato sulle responsabilità” afferma Federica Ferrario, responsabile Ogm di Greenpeace. “Il 2006 è stato l’anno peggiore per le contaminazioni. Un trattato vincolante assicurerebbe che le stesse aziende che traggono profitti da queste tecnologie paghino per i danni causati dai loro prodotti a livello economico e ambientale. Senza un chiaro trattato, saranno gli agricoltori di piccolo e medio livello a pagarne il prezzo.”

    (22/02/2007 Tg0-positivo)