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Dice il saggio ...
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  • Riflessioni sull'io Autore: Krishnamurti

  • Il più amato dagli italiani

    Il più amato dagli italiani

    Il poeta Andrea Zanzotto: “Dai campi di sterminio allo sterminio dei campi”

    E’ il luogo del cuore più amato dagli italiani ma rischia una colata di cemento.

    Il 29 gennaio scorso, infatti, il brolo (“orto giardino”) del monastero cistercense di Santi Gervasio e Protasio di San Giacomo di Veglia a Vittorio Veneto (Tv) ha vinto l’edizione 2007 del censimento “I luoghi del cuore”, organizzato dal Fai (Fondo per l’ambiente italiano). Il brolo è stato votato da oltre 13 mila italiani ed ha battuto anche il Parco della Rocca Borromea ad Arona (No), giunto secondo con 12.987 voti. “Sul prato – recitano le motivazioni ufficiali del Fai – pende oggi la minaccia di un progetto di edificazione che cancellerebbe un polmone verde in un’area già molto trafficata, e l’inevitabile fine di un luogo eletto dalla collettività locale come simbolo di devozione e di pace”. In rappresentanza del brolo e dei tredicimila voti erano presenti alla premiazione a Milano Alberico Sonego – procuratore del monastero, Alessandro Cadalt – avvocato del monastero, Luigi Villanova, Fraco e Alessandro De Bastiani. Durante la cerimonia, quest’ultimo, come ha riportato la stampa locale (L’Azione di Vittorio Veneto, 4 febbraio), ha spiegato che “il brolo è messo gravemente in pericolo da un progetto di urbanizzazione che vorrebbe riempire questo vuoto, così ahimè è stato definito, con il pretesto di realizzare strutture di pubblica utilità che dovevano invece trovare sistemazione in aree vicine. Queste opere pubbliche (…) nel progetto contro il quale ci siamo mobilitati dovrebbero essere accompagnate da un insediamento urbanistico che prevede la costruzione di due nuovi quartieri a carattere prevalentemente residenziale, definiti dal progettista stesso ‘con una significativa densità abitativa’”.

    In linea con questo spirito è nato dunque un singolare Comitato spontaneo per la difesa del prato del Monastero Cistercense dei SS. Gervaso e Protasio: un gruppo di cittadini – oltre alle stesse monache di clausura – ha raccolto l’invito del Fai, trasformandolo in un appello per preservare l’antico brolo del Monastero di San Giacomo. Il grande prato verde che ospita il più importante monastero femminile cistercense d’Italia rischia, infatti, di essere cancellato da una colata di cemento.

    Secondo la giunta di centro destra capeggiata da Giancarlo Scottà vi sarebbe stata una drammatizzazione da parte del Comitato, perché l’intento recentemente prospettato sarebbe in realtà quello di realizzare solo scuola e palestra, e non sul brolo, davanti al muro di cinta attuale, ma più a sud verso il cimitero. Il Comitato, in realtà, si propone di preservare sia l’orto giardino come spazio verde, le barchesse con il loro cono ottico da via Monte Piana e la comunità monastica di clausura che potrebbe essere disturbata da scuola e palestra. Il progetto finale è quello di destinare il grande brolo a parco meditativo ad uso della comunità monastica e di tutta la cittadinanza.

    Il caso ha sollevato così tanto scalpore che il 10 febbraio scorso è arrivata a Vittorio Veneto anche la trasmissione Rai “Ambiente Italia”, condotta da Giuseppe Rovera. Un dialogo in diretta anche fra il sindaco Giancarlo Scottà e la badessa, madre Maria Rosaria Saccol (in carica dal 12 agosto 1966) che si è offerta di acquistare dal Comune il prato davanti l’area claustrale, su un lato del quale dovrebbero sorgere la palestra e la scuola. A tal proposito il soprintendente dl Veneto Guglielmo Monti, presente in trasmissione, ha dichiarato che ci sono altri 4 o 5 posti adatti per questi progetti a S. Giacomo. Sulla faccenda si è espresso anche il poeta Andrea Zanzotto che ha dichiarato: “Dai campi di sterminio allo sterminio dei campi. Questo sta succedendo nel nostro territorio, sull’orlo del baratro anche per lo sviluppo edilizio”.

    Ricordiamo qualche dato sull’edificazione a Treviso e in Veneto (dati 2004/2005). Il policentrismo delle nostre zone, che affonda le radici nell’Età Comunale, è divenuto oggi ingovernabile e critico per lo stato dell’ambiente: tra gli anni Sessanta e Ottanta hanno cambiato destinazione d’uso più aree agricole che nei 2.000 anni precedenti.

    Solo nella Marca Trevigiana si è passati da 2.242 kmq di paesaggio agrario a 1.480 kmq mentre in tre province venete sono spariti oltre 2.300 kmq. Gli oltre 4,5 milioni di veneti, intanto, si sono distribuiti in 580 comuni di cui 533 con meno di 15 mila abitanti, 14 con oltre 30 mila e solo 4 con 100 mila. La densità abitativa media del Veneto è di 245 abitanti per chilometro ma vi è un’area nella quale la densità è più che doppia ed è l’esagono composto da Treviso, Mestre, Padova, Vicenza, Bassano, Montebelluna, con baricentro Castelfranco.

    A questa dispersione, si è aggiunta quella viaria con 700 auto ogni 1.000 abitanti e quella estrattiva che lascia oggi ben 603 cave attive e 781 dismesse (di cui 456 di argilla e laterizi, 118 di calcare lucidabile e marmo), per un totale di circa 1.384 ‘buchi’ che depauperano il territorio e i suoi abitanti.

    Il problema delle cave rimane comunque molto grave e attuale. Il rischio è che si continui a perforare la Marca per costruire grandi arterie stradali come la Pedemontana e per fornire la ghiaia a tutta Italia. Ricordiamo che mentre si pensa a distruggere gli ultimi pochi campi rimasti, ci sono fiumi come il Piave pieni di materiale che non viene ripulito e ne ostacola il corso.

    (21/02/2007 Tg0-positivo)