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  • L’Italia è l’Arabia Saudita delle fonti rinnovabili

    L’Italia è l’Arabia Saudita delle fonti rinnovabili

    “L'Italia è l'Arabia Saudita delle rinnovabili”. È Jeremy Rifkin, autore nel 2002 del celebre libro “Economia all'idrogeno”, a dichiararlo in un'intervista rilasciata all'Ansa.

    Secondo il filosofo ed economista, presidente della Foundation on Economic Trends, l'Italia ''ha le capacità per guidare il mondo fuori dall'era del petrolio e portarlo in quella dell'idrogeno, ma credo non abbia nemmeno intaccato la superficie del suo potenziale''. Posto che al raggiungimento del picco del petrolio manca, al più, qualche decennio, Rifkin sostiene che nei prossimi cinquant'anni la voce di spesa che farà più sospirare le aziende riguarderà proprio l'energia che, nel frattempo, avrà raggiunto prezzi e difficoltà di reperimento non sostenibili.

    Secondo l'analista economico per scongiurare il verificarsi di questo scenario è opportuno orientarsi alle rinnovabili e avviare un processo per fasi che costituirà la base della terza rivoluzione industriale.

    Le risorse non esauribili, dunque, come elemento focale del sistema energetico del futuro, ma non unico. Essendo per loro natura non costanti nel tempo (il sole di notte non splende, il vento non soffia regolarmente) è necessario abbinarle a sistemi di accumulo in grado di garantire continuità all'approvvigionamento energetico: la soluzione è l'idrogeno. Specificate queste premesse, Rifkin descrive le tappe della sua teoria sulla riconversione energetica.

    In primo luogo è necessario fare la mappatura, a livello nazionale, del potenziale delle fonti rinnovabili in Italia. Con la creazione di una partnership pubblico-privato fra Governo, Regioni, piccole e medie imprese, grosse aziende, cooperative di produttori, in rete con la società civile, si possono mettere insieme i dati utili alla valutazione della situazione nazionale.

    La seconda fase di lavoro si delinea a partire da una considerazione sempre più radicata e condivisa: il modo migliore per creare energia è quello di risparmiarla. Massima efficienza e utilizzo razionale delle risorse dovrebbero essere gli stimoli principali lanciati, con urgenza, da Stato e Regioni. Una politica attenta ai consumi nell'immediato consente di gettare le basi per le infrastrutture necessarie nel lungo periodo.

    La tappa successiva del percorso richiede grossi investimenti, nel settore pubblico e privato, destinati a tecnologie energetiche e innovazione, soprattutto per l'immagazzinamento dell'idrogeno prodotto dalle fonti rinnovabili, come già detto, “intermittenti”.

    Infine, per un risultato che possa premiare gli sforzi in questa direzione è necessario sviluppare una rete elettrica “intelligente”, capillare e condivisa, al pari della rete internet (processo già in corso in via sperimentale, ad esempio, in Oregon).

    Per rendere fattibile questo piano energetico a lungo termine occorre che politici, comunità economica e società civile abbiano una buona dose di immaginazione. Altri governi hanno già intrapreso questo cammino.

    Ora tocca all'Italia affrettare il passo.

    Fonte: Ansa

    (Tratto da: Facciamo tutti la nostra parte!

    n. 14 Newsletter Energia)

    (25/10/2006 Tg0-positivo)