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  • Il quaderno degli alberi antichi e leggendari Autore: Paola Fantin

  • Sicurezze stradali

    Sicurezze stradali

    Lettera aperta per un impegno alla vita

    Pensare alle strade come mezzi comodi, essenziali per viaggiare, comunicare, pure divertirsi è cognizione comune, perfino ovvia. Lo è molto di meno se si considera che questa diffusa straordinaria creazione dell’uomo può d’improvviso degenerare in scenari di distruzione, dolore, morte.

    In Italia ogni anno decine di migliaia di persone perdono la vita o restano invalide per il resto di giorni. Questo è un flagello causato totalmente dagli umani; è una ‘guerra’ senza obiettivi ma che continua, si ripete, condanna esistenze, stupra affetti, pure insulta civiltà.

    Dopo la ‘patente a punti’ si è registrato qualche contenimento degli incidenti tra veicoli a motore, ma sono aumentate le vittime tra gli ‘utenti deboli’ della strada. Sono i bambini, gli anziani, i pedoni, anche dei ciclisti che vanno per le strade lenti, senza propulsori di velocità, privi di inglobamenti di lamiere. Nell’opinione comune, tuttavia, sembra fare più notizia, destare maggiori preoccupazioni i danni materiali, economici (per veicoli, esborsi assicurativi, spese sanitarie, lavoro perduto …) che vite stroncate, sopravvivenze tormentate.

    Il nostro appare un territorio tinto di ‘benessere’, progresso, appagamenti, per cui anche il superfluo presto si camuffa in bisogno. Ma sete di accumulo, fare per competere, affermarsi, dominare genera pure individualismi, impazienze, prepotenze. Anche per queste smanie, dei patentati vivono le strade come luoghi dove appagarsi, scaricare tensioni, bruciare tempi, anche emulare i ‘migliori’, quelli che possiedono il successo.

    Non si comportano diversamente pure i fragili, i frustrati nelle quotidianità, che appena possono accelerare, sfrecciare, superare assaporano briciole di affermazione, illusioni di forza. Comunque si tratta di stati d’animo, sensazioni, brame, pure isterie, che portano a sopraffare regole, rispetti, ad ignorare prudenze …, fino a cancellare le percezioni che la strada è luogo pubblico, di tutti, per ciascuno. Allora una ripartenza, un rettilineo, pure una strada con curve e controcurve si trasfigurano in palcoscenici per esibirsi, imporsi, essere davanti; come fossero spazi liberi, sconfinati, per andare ‘a tavoletta’, scorrazzare, sfidare i limiti, altri, tutto. Fino a che… .

    A rendere ancora più tragico e assurdo lo stillicidio di vite per le strade si sommano quelli che si provocano di notte, dopo feste amicali, sballi in discoteche, bravate motoristiche in strade scambiate per piste. Allora la cronaca accenna di oscurità, asfalto, curva, albero, parapetto …, che erano proprio in quel punto, quasi concause del disastro. Che però era prevedibile, evitabile se prudenza, consapevolezza, vigilanza, rispetto avessero prevalso in chi pilotava. A disastro compiuto, capita che tra gli incidentati si accertino abusi di alcol, assunzione di stupefacenti, miscugli di entrambi. Che inducono ancor più ad esaltazioni, sfide, rischi, proprio quando la mente è offuscata, i riflessi sono lenti, gli equilibri compromessi, il senso del limite cancellato. Quante volte per tali stati psicofisici la strada può diviene scenario di frantumi, distruzioni per incoscienti ed innocenti. Le statistiche calcolano che entro i 30 anni il finire la vita per le strade sia salito a prima causa di morte. Spesso sono giovani sì abilitati a guidare veicoli a motore, ma che correndo da dissennati - nostrani kamikaze della strada - li trasformano in proiettili. Che insulti alla vita! Sono drammi che contraddicono veri progressi socioculturali, anzi li annullano.

    Noi dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (AIFVS), testimoni permanenti della cancellazione di affetti, ci rivolgiamo a chi può e ci vuole ascoltare: “Tante stragi per le strade sono eventi irreversibili? Tributi fatali al ‘benessere’? Oppure: “E’ onestà intellettiva sottacere che alla guida del veicolo killer c’era un soggetto con la testa?”. E poi ci si chiede ancora: “Perché si tende ad annacquare responsabilità personali chiamando in causa malasorte, destino, pure curve, alberi, visibilità, maltempo… traditori?” E infine: “E’ possibile invertire tanti macelli, anche promovendo informazioni che sensibilizzino per guide ragionevoli, e provvedimenti volti a edificare una reale CIVILTA’ DELLA STRADA?”

    Se riconosciamo che gran parte degli incidenti stradali si possano evitare, domandiamoci quanto possiamo fare per PREVENIRLI, salvare vite, tutelare diritti, andare più sicuri tutti - anche gli utenti deboli - per le strade, nelle città.

    E’ urgente affrontare con sistematicità ed impegno i problemi della SICUREZZA STRADALE. Non si può attendere che vi provvedano solo altri. Non basta fermarsi a compianti occasionali, riprovare l’accaduto dopo, magari con celata consolazione perché non si è stati toccati.

    E’ colpa umana e sociale tacere, ignorare, passare oltre.

    Francesco Fontana

    (18/09/2006 Tg0-positivo)