Condividi: Ok Notizie Technorati Virgilio Facebook
Mail Tg0+Scrivi alla redazione di Tg0-positivo

Macrolibrarsi.it presenta il cofanetto: Warology - Mt0

Dice il saggio ...
Quando rendi felici due persone è probabile che una delle due sia tu! (Anonimo)

Altri link utili nelle seguenti categorie di Tg0-positivo:
Tu sei unico » Ricerca » Salute

La libreria di Tg0-positivo - Cerca tutti i libri che vuoi e altri prodotti originali a prezzi speciali su Macrolibrarsi
  • Il coraggio di esser unici e creativi Autore: Osho.

  • Si può vincere la solitudine?

    Si può vincere la solitudine?

    C‘è solitudine e solitudine. C'è chi sceglie di rimanere solo, come per esempio il navigatore solitario Giovanni Soldini. E c'è chi è costretto a rimanere solo, come la povera vedova che perde il compagno della sua vita. Il vocabolo solitudine è lo stesso, ma i vissuti sono molto diversi. Anche gli psicologi che hanno studiato i comportamenti dicono che esistono molti tipi di solitudine. Gli studi degli ultimi dieci anni hanno infatti dimostrato che la solitudine ha molte dimensioni che possono caratterizzarsi in senso positivo e negativo. Una prima grande suddivisione è tra la solitudine sociale e quella emozionale. La solitudine sociale è l'essere obiettivamente soli. Non equivale necessariamente a sentirsi soli, precisa Vanda Zammuner, docente di psicologia all'università di Padova. Per contro, la solitudine emozionale, il sentirsi soli, può essere vissuta anche in compagnia.

    Nella nostra società la vera solitudine sociale, l'essere completamente soli comincia a diventare sempre meno rara, come lo era un tempo, quando le famiglie erano molto grandi. Oltre tutto, sottolineano i sociologi, avere rapporti sociali non basta, è importante anche la loro qualità. Si possono infatti avere rapporti frequenti e sentirsi comunque emotivamente isolati, non capiti. Ma se di solitudine soffrono un po' tutti, per periodi più o meno lunghi e in forma più o meno acuta, il problema è più grave in certe fasi della vita, in genere durante l'adolescenza e la vecchiaia. E si avverte spesso drammaticamente nei momenti in cui gli altri fanno festa, come per esempio a Natale o in estate, quando non a caso si registrano più suicidi. L'uomo, l'hanno detto tutti, è fatto per vivere con gli altri, è un animale sociale.

    Un processo di selezione della specie durato milioni di anni ci ha costruito un cervello specializzato nel raccogliere i segnali sociali. E il nostro benessere psicologico dipende dalla qualità dei nostri rapporti con gli altri. Non a caso la peggiore punizione che si può infliggere a un bimbo è il castigo in camera e a un adulto la detenzione in carcere: entrambi colpiscono il bisogno di compagnia. Ovviamente non è necessario finire in prigione per sentirsi soli. Spesso la solitudine è anzi solo una conseguenza dell’atteggiamento verso gli altri. Secondo lo psichiatra britannico John Bowlby, molto dipende dal tipo di legame infantile che si instaura con la mamma. Un legame ‘sano’ (che si verifica quando la madre è prendete ma non ostacola, anzi stimola il distacco del figlio al momento opportuno) crea una base sicura da cui partire per esplorare il mondo. Al contrario, un rapporto malato causa insicurezza, ansia, timore di abbandono.

    Una sfida anche per gli anziani e soli

    Imparare a nuotare dopo i 70 anni si può. Lo ha dimostrato una ricerca dell’Università di Roma che ha messo in piscina un gruppo di allievi tra i 65 e i 74 anni, alcuni anche affetti dalle classiche patologie della Terza Età (ipertensione e disturbi cardiovascolari). Ebbene dopo due mesi tutti i corsisti erano in grado di percorrere venti vasche. I benefici maggiori si sono avuti nel tono dell’umore e sul senso di fiducia in se stessi. Tutti hanno continuato ad andare in piscina.

    (LiberEtà, Maggio 2003)

    (12/09/2006 Tg0-positivo)