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  • Tre italiani vincono la sfida di lettura del pensiero a dis

    Tre italiani vincono la sfida di lettura del pensiero a distanza

    La gara si è tenuta negli Usa nei giorni scorsi

    E' una vera e propria gara di "lettura del pensiero" a distanza. Ma gli organizzatori dell'università di Pittsburgh hanno chiesto di chiamarla "brain interpretation": interpretazione del cervello.

    Un volontario guardava un film e nel frattempo l'apparecchio della risonanza magnetica funzionale registrava le reazioni del cervello. Partendo solo dai dati della risonanza, 273 squadre di neuroscienziati, statistici e informatici si sono cimentati nell'interpretare il contenuto delle scene, senza minimamente sapere di quale film si trattasse.

    I più bravi sono stati tre giovani ricercatori italiani, in forza alla divisione Sistemi di ragionamento automatico del Centro per la ricerca scientifica e tecnologica di Trento. Emanuele Olivetti, Sriharsha Veeramachaneni e Diego Sona hanno vinto il primo premio di 10mila dollari per aver individuato con una precisione dell'86 per cento il contenuto del film misterioso, riuscendo a discriminare anche fra le scene con la musica e quelle senza. Più in basso sul podio sono arrivate le squadre di Stanford e di Princeton.

    Il concorso si svolgeva in due fasi. Nella prima i tre volontari reclutati dall'università di Pittsburgh dovevano guardare uno spezzone di venti minuti di una sit com americana. Nel frattempo la risonanza magnetica registrava l'attivazione del cervello. I concorrenti, con la risonanza magnetica in una mano e i film (che in questa prima fase erano in chiaro) nell'altra, potevano mettere insieme le reazioni che avvenivano all'interno della scatola cranica scena dopo scena. In una parola, potevano tarare il loro metodo, legando un determinato tracciato della risonanza alle sensazioni di divertimento, tristezza, eccitazione, attenzione o noia provate durante la visione del film. O mettendo in risalto le scene in cui uno degli attori parlava o rimaneva in silenzio, usava uno strumento o pronunciava una battuta che faceva scattare le risate fuori scena. La risonanza permetteva inoltre di distinguere le scene riempite dai dialoghi da quelle accompagnate dalla musica (ed è in quest'ultimo compito che gli italiani si sono distinti nella tappa successiva, quella della competizione).

    Il difficile arrivava dopo, nella seconda fase del concorso: quando i concorrenti avevano a disposizione i tracciati della risonanza, ma non le immagini del film. E dovevano capire da soli quali scene scorressero davanti agli occhi dei volontari, tanto da produrre quei precisi effetti sul tracciato cerebrale.

    La tecnica di "lettura del pensiero" attraverso la risonanza magnetica funzionale si è affacciata nelle neuroscienze una manciata di anni fa. Esperimenti come il concorso di Pittsburgh mostrano quanto lontano si possa andare nell'"interpretazione del cervello". A febbraio la rivista scientifica Radiology aveva conferito all'apparecchio della risonanza lo status di nuova macchina della verità. "L'attività cerebrale non può essere controllata dall'individuo. La nostra ricerca propone di andare oltre il poligrafo e scegliere un nuovo metodo, così affidabile da poter essere usato nelle corti di giustizia".

    (Fonte: la repubblica.it, 3 agosto 2006)

    (24/08/2006 Tg0-positivo)