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  • Progettare spazi verdi Autore: AAVV

  • I Cimbri, un popolo in via di estinzione

    I Cimbri, un popolo in via di estinzione

    Una inchiesta del 1998

    Sono passati attraverso il tempo indenni e non a torto gli storici li definiscono gli ultimi superstiti delle popolazioni germaniche giunte in Veneto dopo la caduta dell'Impero romano. Si stabilirono prima ad Asiago, dando origine ai Sette comuni vicentini. Da lì poi partirono per il Cansiglio, dove oggi troviamo l'unica comunità rimasta: sono i Cimbri, una stirpe gloriosa di alacri lavoratori del faggio, molto apprezzati dalla Serenissima Repubblica veneta che nei tempi d'oro del suo impero si procurava proprio sui boschi veneti il legname per le sue navi. Portarono ricchezza alla nostra terra sfidando i secoli, lassù tra il freddo delle alture cansigliesi, poste ai confini tra il trevigiano e il bellunese. Ma come ci arrivarono i Cimbri in Veneto?

    Secondo lo storico Nerio de Carlo le ipotesi sono più di una: c'è chi parla di residui di popolazioni germaniche presenti in Veneto già dall’alto Medioevo mentre altri li fanno arrivare durante le migrazioni di coloni germanici nei primi secoli del nostro millennio. Ma l'ipotesi che, seppur non trova conforto in documenti storici, è molto viva nella memoria delle genti di Asiago (Vi), parla di una derivazione diretta dai superstiti della battaglia vinta dal console Mario nel 102 a.C. Un'origine comunque che, in qualunque modo la si voglia intendere, rimane antichissima. I Cimbri del Cansiglio vennero da Roana (Vi) e giunsero nel bosco nel 1707, dapprima solo per lavorare il legno stagionalmente: erano boscaioli, artigiani e maestri del legno, detti i "scatoleri" e si posero al servizio di Venezia. Nel 1802 però alcuni giovani più coraggiosi decisero di lasciare definitivamente Asiago per il Cansiglio: i loro cognomi ancora oggi sono molto diffusi e sono gli Azzalini, i Bonato, i Gandin e gli Slaviero. La loro attività si consolidò così tanto sotto il dominio degli Austriaci che nel 1877 i Cimbri divennero 280, suddivisi in una cinquantina di famiglie tra i villaggi di Campon, Le Rotte, Pian dell’Osteria, Vallorch, Canaie, Col Formiga e Al Sass, Pich. Con la nascita del Regno di Italia infine essi ebbero il "permesso ufficiale" di poter rimanere in quella che per diritto era divenuta la loro terra. Ma dal dopoguerra la vita per la comunità cimbra superstite si è fatta sempre più difficile. Così ce la racconta la signora Azzalini, ultima proprietaria di un bar, situato a Pian dell'Osteria: "Questo è diventato un paese per 'i veci'. Qui siamo rimasti in sette, uno per casa, e negli altri villaggi non va meglio. Sì, è vero i giovani se ne sono andati perché il lavoro è faticoso, ma non ci sono neanche strutture e servizi. Chi potrebbe rimanere?" Poi continua con tristezza: "Lo Stato italiano qui non ci vuole, eppure noi siamo arrivati molto prima che si parlasse di Italia. Ci chiamano abusivi perché di fatto noi di nostro qui abbiamo solo vecchie case." Infatti quando lo stato italiano si costituì, invece di assegnare la terra ai Cimbri, guadagnata in secoli di duro lavoro, fece della piana del Cansiglio una proprietà demaniale, per cui inalienabile. Al punto che, in località Vallorch, i Cimbri devono pagare 600 mila lire (ndr. oggi circa 300 euro) all'anno alla Forestale, proprietaria della terra dove hanno le loro case. Inoltre: "Se vuoi ristrutturare la casa o fare i servizi per aprire un'attività la burocrazia ti ostacola per anni. Né puoi vendere a nessuno perché la proprietà può essere lasciata solo a un cimbro. Naturalmente non si può neppure costruire per i figli." La Signora Azzalini alza le mani, dicendo che insomma "siamo un popolo 'in prestito', noi, che con secoli di lavoro abbiamo reso la zona abitabile e meta di turismo." Poi aggiunge: "Pensavamo che con l'Italia cambiasse qualcosa. Ma Roma è troppo lontana. Eppure noi chiediamo solo di vivere in pace in modo dignitoso."

    (22/05/2006 Tg0-positivo)