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Dice il saggio ...
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  • L'enneagramma, antico strumento di conoscenza

  • Navigare sul Po

    Navigare sul Po

    In libreria l’ultima opera realizzata dallo storico veneto Camillo Pavan

    «Mi raccontava mio nonno Vittorio (1886 -1964) che anche suo nonno era barcaiolo. All'epoca abitava proprio alle foci grandi del Po, a Tolle». Inizia così il racconto di Adriano Gnan, classe 1948, che dell'antica famiglia di barcari conosciuti come Trivèa, è l'ultimo erede.

    Adriano, dopo una vita lavorativa trascorsa prima come barcaro sui tradizionali bùrci, poi come comandante delle moderne chiatte fluviali che navigano sul Po, è da poco in pensione.

    L'abbiamo conosciuto nel corso di una precedente ricerca sui "mestieri del fiume" dedicata alla località di Casìer. Ricerca patrocinata da Glauco Stefanato, operatore turistico con proprie imbarcazioni sul Sile e la laguna di Venezia e ultimo esponente di una famiglia di barcari originaria dal Livenza nel XVII secolo.

    Po e Livenza, due fiumi lontani, ma parte entrambi di quel complesso reticolo di vie d'acqua interne che per secoli ha rappresentato la struttura portante delle attività economiche che dalla Lombardia, dal! 'Emilia e dal Frinii gravitavano su Venezia, la repubblica dominatrice dei traffici con l'Oriente.

    Il periodo a cui risalgono le prime sfumate memorie della famiglia Gnan, inizio Ottocento, era ancora l'epoca d'oro della navigazione fluviale. Le grandi strade erano poche, maltenute, insicure. Le vie d'acqua invece, pur con la variabilità stagionale del livello dei fiumi (soprattutto del Po) rappresentavano di gran lunga le vie di comunicazione più sicure e sfruttate.

    Il primo duro colpo alla navigazione interna fu inferto dall'avvento della ferrovia, a partire da metà Ottocento. Il colpo mortale arrivò un secolo più tardi con la scelta strategica del secondo dopoguerra di puntare sul trasporto su gomma. Da allora, nel breve volgere di un paio di decenni, scomparvero per sempre i tradizionali bùrci. Rimase, sia pure ridotta ad un ruolo sempre più marginale, la navigazione sul Po.

    Di questi ultimi sessant'anni di storia della navigazione (e non solo) proponiamo uno spaccato sulla base delle testimonianze in prima persona del capitano Adriano Gnan e di suo madre Maria Toffolo.

    Camillo Pavan, storico

    ********************************************

    E’ da qualche tempo in libreria e nelle principali edicole della Marca trevigiana “Navigare sul Po”, un volumetto in presa diretta su 60 anni di storia del grande fiume italiano, curato da Camillo Pavan dove vi sono riportate due intense testimonianze di barcaioli di Donada.

    Il primo racconto di vita prende il via poco dopo la II Guerra Mondiale, quando il drastico calo di commesse per la navigazione interna costringe Attilio Gnan Trivèa ad abbandonare la vita dura ma libera del barcaro per prendere la via dell’emigrazione nelle miniere di carbone del Belgio (1951).

    La seconda storia è raccontata direttamente da Adriano Gnan, un vero figlio del Po. Dalle sue parole emerge con passione l’amore per il Po e l’orgoglio di sapersi destreggiare in ogni condizione naturale, ma forte è anche l’amarezza per il ruolo sempre più marginale riservato in Italia al trasporto merci per via fluviale, a differenza di quanto avviene in altri Paesi europei e malgrado le tante promesse.

    L’opera di Camillo Pavan non rappresenta dunque solo il tentativo di ricordare nel tempo la vita di uomini e famiglie che la Storia con la S maiuscola forse mai riconoscerà, ma è anche il desiderio di mettere in luce il coraggio semplice di uomini e donne mai vinti e la solidarietà delle famiglie unite sia nel bene che nel male, nella speranza - sempre ben riposta - di ritrovare la naturale armonia che univa un tempo gli esseri umani al resto del Creato.

    Per informazioni sul libro è possibile contattare l’Autore all’indirizzo posta@camillopavan.it oppure consultare il sito ufficiale www.camillopavan.it

    (20/04/2006 Tg0-positivo)