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  • Riflessioni sull'io Autore: Krishnamurti

  • La guerra in Iraq del 2003

    La guerra in Iraq del 2003

    L’autore di www.deiricchi.it ci svela alcuni retroscena nascosti tra le pieghe dell’informazione di tutti i giorni

    Spesso, guardando nella storia dei popoli, ci chiediamo come siano potute accadere certe cose. Possiamo rimanere sbalorditi dalla apparente facilità con cui si sono verificati molti fatti, soprattutto se legati alla distruzione di popolazioni a opera di altre. Non finisce infatti mai di stupirci come intere nazioni siano riuscite ad attrezzarsi solo per distruggere l'avversario. Com'è possibile insomma che milioni di persone abbiano pensato all'unisono fino a ripudiare la propria vita combattendo guerre di morte e distruzione?

    Tutto questo ha a che fare con il modo in cui ci avviciniamo (e siamo avvicinati) alla realtà e quindi al modo in cui ci viene raccontata. E' palese infatti che nessuno di noi si allarmerebbe per una minaccia qualsiasi se non ne fosse messo a conoscenza da altri. Così una popolazione può essere indotta a sostenere i suoi governanti nell'intraprendere una guerra solo se viene convinta che, in caso contrario, potrebbe rimetterci in vita e sicurezza.

    Nel caso della guerra in Iraq del 2003, alla gente venne fatto credere che Saddam avesse a disposizione "armi di distruzione di massa" oltre a presentarlo come un "malato e folle": ancora adesso molte persone la pensano allo stesso modo ma, nelle pagine che seguono ricostruiremo come, nell'arco di pochi mesi, l'opinione pubblica sia stata manipolata per ottenere un consenso su informazioni false e tendenziose.

    Siamo nel 2002, ed è passato quasi un anno dall'attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono. [1] Gli Usa, per motivi economici e politici, da tempo hanno in mente di attaccare l'Iraq. Lo hanno già fatto nel 1991, ora sembrano voler completare l'opera. Mentre preparano le operazioni militari e diplomatiche, sguinzagliano anche qualche sondaggio per capire come l'opinione pubblica si pone rispetto alla prospettiva di una ulteriore guerra dopo quella in Afghanistan:

    Il sostegno degli americani a un attacco contro Saddam Hussein è in calo. Un sondaggio condotto per conto della Cnn dal quotidiano 'Usa-Today' mostra che la percentuale delle persone favorevoli all'invio di truppe in Iraq è scesa dal 61 al 53% nell'ultimo mese. Solo due americani su 10, inoltre, sono disposti a scendere in guerra da soli, cioè senza il sostegno degli alleati. Metà degli intervistati è convinta che l'Iraq di Saddam Hussein possieda armi di distruzione di massa, chimiche, biologiche e nucleari. [2]

    In coda a questo test, vi è la questione delle cosiddette "armi di distruzione di massa": non è un elemento presente casualmente ma è il perno, unico e centrale, su cui l'amministrazione punta tutte le sue carte per dare il via a una guerra. Il teorema si profila in questo modo: Saddam ha o potrebbe avere in breve tempo armi così pericolose che conviene agire in anticipo per annientarlo e impedirgli di usarle contro il resto del mondo. Il martellamento dell'opinione procede a ritmi frenetici e non passa giorno che non compaiano notizie di questo tipo:

    […] La minaccia Saddam Hussein, del resto, è stata l'argomento dell'incontro tra il presidente americano e il premier britannico. “Esistono prove certe che l'Iraq abbia sviluppato armi di distruzione di massa” è tornato a ripetere Bush al termine del summit per valutare il rischio di un’azione unilaterale da una parte ma, soprattutto, mettere a punto una strategia comune per allargare la coalizione internazionale contro Baghdad. E lo stesso Blair ha citato un rapporto dell’agenzia internazionale per l’energia Atomica: "Saddam potrebbe avere l'arma nucleare tra sei mesi e per questo non si può sottoscrivere una politica di inazione". [3]

    Anche la forma vuole il suo posto nel teatro della persuasione: ecco come il presidente americano inscena il suo discorso alla nazione per convincerla della pericolosità dei presunti "tiranni" che terrorizzano il mondo con le "armi di distruzione di massa":

    Gli Stati Uniti non permetteranno a "terroristi o tiranni" di tenere in scacco la civiltà con "armi di distruzione di massa". Sullo sfondo della Statua della libertà, da Ellis Island - la 'porta d'oro' per milioni di immigrati nell'America del melting pot - il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha concluso con un discorso alla nazione di sette minuti la giornata del ricordo delle vittime dell’11 settembre. Con un'allusione implicita ad Al Qaeda, ma anche e a Saddam Hussein, Bush ha avvertito che l'America è "entrata in una grande battaglia che mette alla prova la nostra forza e ancor di più la nostra determinazione". Bush ha parlato in piedi, da un podio, al termine di una lunga giornata di commemorazioni che lo ha portato dalla Casa Bianca al Pentagono, a Shanksville in Pennsylvania e infine nella ferita ancora sanguinante di New York, Ground Zero. Gli Stati Uniti - ha detto Bush - hanno costruito una vasta coalizione di paesi decisi a "liberare il mondo dal terrore". "Non permetteremo a nessun terrorista o tiranno di minacciare la civiltà con armi di distruzione di massa", ha detto il capo della Casa Bianca aprendo la strada al suo intervento tra poche ore davanti all'assemblea generale dell'Onu: obiettivo designato l'Iraq. Bush parlerà oggi alle 10:30, le 16:30 in Italia. Un discorso che, è stato anticipato, "farà sobbalzare sulla sedia" chi lo ascolterà. Gli Stati Uniti - ha ricordato Bush ad Ellis Island - non vivranno mai "alla mercè di alcun complotto o potere straniero". Qualche ora prima, con gli occhi bagnati di lacrime, Bush aveva incontrato una delegazione di familiari delle vittime di Ground Zero. Aveva abbracciato padri, madri, vedove, figli dei 2.801 morti accertati del crollo delle torri gemelle. "Le immagini che abbiamo visto tante volte ormai sono un marchio a fuoco sulle nostre anime: ricordiamo gli orrori, riviviamo la paura e il dolore, ma è duro, è doloroso", ha detto Bush. [4]

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    [1] Aggiungiamo questo particolare che di solito viene sempre dimenticato quando ci si riferisce a quello che accadde negli USA l'11 settembre 2001.

    [2] Cfr. [Televideo] 23 agosto 2002.

    [3] Cfr. [Rainews] 8-9 settembre 2002.

    [4] Cfr. [Rainews] 12 settembre 2002.

    La battaglia senza armi contro le armi

    L’uomo che, ben poco velatamente, è chiamato insistentemente in causa, cioè Saddam Hussein, si affretta subito a tranquillizzare il mondo aprendo le porte dell'Iraq alle ispezioni:

    Ecco il testo della lettera inviata dall'Iraq al segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e al Consiglio di Sicurezza, a firma del ministro degli Esteri Naji Sabri. "Caro segretario generale, sono lieto d'informarla della decisione del governo della Repubblica irachena di accettare il ritorno degli ispettori Onu in Iraq senza condizioni". "Il governo della Repubblica irachena risponde così al suo appello, all'appello del segretario generale della Lega araba, come a quello dei Paesi amici arabi, islamici e non". "Il governo della Repubblica irachena ha basato la sua decisione sul ritorno degli ispettori rispettando il suo desiderio di assecondare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e per rimuovere ogni dubbio sul fatto che l'Iraq possegga ancora armi di distruzione di massa. La decisione è anche basata sul suo discorso tenuto davanti all'Assemblea generale il 12 settembre 2002, nel corso del quale lei ha detto che una decisione del genere da parte nostra avrebbe rappresentato il primo passo per dimostrare che l'Iraq non possiede più armi di distruzione di massa e, ugualmente importante, che quanto prima potrebbe essere presa in considerazione la possibilità di eliminare le sanzioni imposte all'Iraq dalla risoluzione 687 (1991). Per questi motivi l'Iraq è pronto a discutere al più presto i particolari tecnici che permetteranno il ritorno immediato degli ispettori". "In questo contesto, il governo della Repubblica irachena reitera l'importanza nel fatto che tutti i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza devono dare nel rispettare la sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza politica dell'Iraq, come stipulato nella Carta delle Nazioni Unite, articolo II". "Le saremmo grati se potesse consegnare questa lettera all'attenzione dei membri del Consiglio di Sicurezza". [1]

    Scontata la reazione a tale dimostrazione di buona volontà, da parte del Paese (gli USA) che si stava preparando da mesi (se non da anni) alla guerra contro l'Iraq: […] Scettica la reazione degli Stati Uniti. Liquidandola come una manovra tattica, la Casa Bianca ha bocciato la mano tesa dal regime di Baghdad ed è tornata a chiedere al Consiglio di Sicurezza di non lasciarsi distogliere dalla necessità di intraprendere un'azione militare contro Baghdad. Nonostante l'offerta irachena, ha spiegato infatti un portavoce della Casa Bianca, c'è bisogno comunque di "una risoluzione nuova e incisiva del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per porre fine alla minaccia rappresentata da Saddam Hussein". "Purtroppo - ha commentato - l'esperienza più che decennale mostra che sulle sue parole o sui suoi impegni si può fare poco affidamento".

    Altrettanto fredda la reazione di Israele. L'unico scopo di questo "espediente" sarebbe, secondo fonti politiche a Tel Aviv, di rinviare il più a lungo possibile una iniziativa militare americana e di creare divisioni fra i Paesi occidentali. Da parte sua il viceministro israeliano alla Difesa Shiri Weizman (laburista) ha detto oggi alla radio militare che "gli Stati Uniti non hanno altra scelta che rimuovere dal potere Saddam Hussein". "Quell'uomo è malato, è folle" ha sostenuto Weizman, riferendosi al presidente iracheno. Weizman ha ipotizzato che le ispezioni in Iraq possano avere inizio "entro un mese, o un mese e mezzo". A suo parere, gli ispettori dovranno anche esaminare alcuni condomini, sotto ai quali potrebbero essere nascosti armamenti non-convenzionali. [2]

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    [1] Cfr. [Rainews] 17 settembre 2002.

    [2] Cfr. [Rainews] 17-18 settembre 2002.

    Informazione come un virus

    Ma gli Usa non sono soli nel portare avanti la battaglia d'opinione per convincere alla guerra, che viene tra l'altro ben infarcita di pittoresche descrizioni dell'avversario da abbattere. Questa smania di risolvere il problema delle armi di distruzione di massa è come un virus che arriva laddove neanche la Sars aveva osato: […] "Ho invitato gli Usa a guardarsi dalla solitudine - ha detto Berlusconi - Il vero capolavoro di Washington è stata la costruzione della coalizione che ha liberato l'Afghanistan da al Qaeda. Ma ho anche garantito che gli Usa non resteranno soli nell'impresa di impedire la costruzione di armi di distruzione di massa. Perciò il governo ha autorizzato, nello spirito delle alleanze" l'impiego delle infrastrutture da parte delle forze armate americane, "per aumentare la pressione sull'Iraq". [1]

    "Siamo impegnati in una lotta giornaliera contro la minaccia del terrorismo internazionale, delle armi di distruzione di massa - ha detto il premier spagnolo Aznar - Senza solidarietà transatlantica l'Europa di oggi non è concepibile, non lo è quella di domani. Abbiamo concordato il rilancio del processo di pace nel Medio Oriente per mettere fine al terrorismo, garantire la coesistenza pacifica di due Stati, israeliano e palestinese. Non siamo qui per fare una dichiarazione di guerra, ma per il rispetto del diritto internazionale, delle Nazioni Unite - ha proseguito Aznar - Questa è l'ultima opportunità espressa dalla risoluzione 1441: è l'ultima opportunità. Siamo consapevoli delle preoccupazioni dell'opinione pubblica, internazionale, ma anche dei nostri doveri. Se Saddam vuole ottemperare agli obblighi, nulla può impedirglielo. "Per 4 mesi e mezzo abbiamo lavorato perché Saddam cooperasse con l'Onu come richiesto dalla 1441 - ha detto il premier britannico Blair - Anche alcuni giorni fa eravamo pronti a porre condizioni per verificare se rispettava la risoluzione 1441, che era l'ultima opportunità. Ma alcuni dicono (ndr: palese l'allusione soprattutto alla Francia) che non deve esserci alcun ultimatum, alcuna autorizzazione all'uso della forza. Ma la verità è che senza un ultimatum credibile che autorizzi l'uso della forza, ci sarebbero altre discussioni, ritardi, Saddam resterebbe armato di armi di distruzione di massa". [2]

    L'escalation di questa paura per le armi di distruzione di massa è ormai arrivata al culmine: infettati tutti i più importanti alleati, con l'opinione pubblica ben divisa e impotente, neanche la povera ammissione di Saddam riuscirà a fermare la guerra: […] Saddam Hussein, intanto, ha ammesso che l'Iraq ha posseduto in passato armi di distruzione di massa. Ma ha anche aggiunto che ora non dispone più di tali armi. [3]

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    [1] Cfr. [Rainews24] 19 febbraio 2003.

    [2] Cfr. [Rainews24] 16 marzo 2003.

    [3] Cfr. [Rainews] 17 marzo 2003.

    "A tavola, la menzogna è servita!"

    Dopo aver seminato il germe e aver raccolto i consensi necessari, il presidente americano non può che congratularsi con i compagni di viaggio che hanno permesso il diffondersi dei suoi propositi:

    Questo il testo della lettera del presidente americano al premier italiano: "Caro Silvio, mentre stiamo affrontando una minaccia senza pari, desidero esprimere la gratitudine del popolo americano per lo straordinario sostegno che tu e il tuo governo avete dato alla guerra globale contro il terrorismo. Ti sei schierato con noi e noi non lo dimenticheremo. […] La leadership, come sai bene, consiste nella capacità di affrontare le sfide. In questo nuovo secolo, il mondo si trova dinanzi ad una grave sfida determinata dalla combinazione tra armi di distruzione di massa, il flagello del terrorismo e gli Stati che sostengono o che si rendono complici del terrorismo. […]" [1]

    Per smascherare l'imbroglio che da lì a qualche mese sarebbe comunque stato svelato, non sono arrivate in tempo neanche le parole degli stessi ispettori, nominati dall'Onu per verificare l'attendibilità delle accuse americane: […] "Di tutti i siti che siamo stati mandati a controllare, solo in tre abbiamo trovato armi e in nessun caso si trattava di armi di distruzione di massa". Il capo dell'Unmovic [Hans Blix] spiega quindi di aver avuto l'impressione che gli americani non fossero obiettivi quando le ispezioni erano arrivate nella fase finale. "Ho anche avuto l'impressione, subito prima che prendessero la decisione di dare il via all'attacco che il nostro lavoro li irritasse". [2]

    Certo che erano irritati: come avrebbero potuto permettere che cadesse, proprio a ridosso del conflitto, l'unica scusa su cui si reggeva la motivazione pubblica per un intervento armato? Una volta creato, lo spauracchio delle "armi di distruzione di massa" doveva essere gestito fino in fondo. Ma cominciano invece i primi inconvenienti: coerenza vuole infatti che, se si fa una guerra contro una Paese pericoloso, parimenti ci si deve comportare con gli altri. Invece: Anche Siria e Iran stanno sviluppando armi di distruzione di massa, ma gli Stati Uniti non vogliono altre guerre. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Colin Powell. In un'intervista alla tv tedesca Zdf, Powell ha spiegato che gli Usa devono avvertire il mondo della minaccia rappresentata da questi Paesi; ma per contrastarla, 'talvolta bastano misure politiche ed economiche'. [3]

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    [1] Cfr. [Rainews] 17 marzo 2003.

    [2] Cfr. [Rainews] 29 marzo 2003.

    [3] Cfr. [Televideo] 4/4/2003.

    Il fine giustifica i mezzi … se è ben giustificato

    Quando il lavoro è giunto alla conclusione voluta, risalgono a galla i dubbi mai sopiti su quel "casus belli" indimostrato, di armi pericolose per le quali migliaia di persone sono state uccise e immense ricchezze distrutte mentre l'opinione pubblica si prestava a dare (come sembra) carta bianca ai propri governanti per agire in spregio ai mai ottenuti consensi dell'Onu.

    Invece lo scheletro della menzogna comincia a poco a poco ad affiorare da dietro il castello dei sorrisi, delle strette di mano, dei discorsi seri che lo avevano nascosto. Riportiamo una piccola serie di informazioni che si riferiscono a questa seconda parte di tutta la vicenda:

    Il capo degli stati maggiori americano, gen. Richard Myers, […] intervistato dalla Fox, ha detto anche che […] le armi di distruzione di massa del rais prima o poi saranno trovate. Intanto però esperti britannici hanno inflitto un nuovo colpo alle tesi di Myers, avvallate da Bush e Blair. Una commissione di esperti di armi biologiche e chimiche ha infatti stabilito che i due automezzi articolati trovati nel nord dell'Iraq durante la guerra e presentati come laboratori mobili per produrre armi di distruzione di massa servivano in realtà per produrre idrogeno per palloni sonda. [1]

    Il premier britannico Blair ha negato, davanti a un Comitato parlamentare, di aver ingannato il Parlamento e l'opinione pubblica gonfiando il pericolo delle armi di distruzione di massa irachene per giustificare la guerra. 'Rifiuto ogni illazione e sono sicuro che abbiamo fatto la cosa giusta rimuovendo Saddam', ha detto Blair aggiungendo di essere convinto che, prima o poi, saranno trovate le armi vietate. [2]

    Nel discorso sullo stato dell'Unione, pronunciato da Bush nel gennaio scorso, le accuse a Saddam di aver tentato di acquistare uranio in Africa non sono state corrette. E' quanto sostengono alcuni quotidiani statunitensi riportando le dichiarazioni della Casa Bianca. L'accusa al raìs di sviluppare armi nucleari è stato uno dei motivi che hanno giustificato l'intervento in Iraq. Si è scoperto più tardi che un documento del governo britannico, su cui si basava l'affermazione, era falso. [3]

    […] A Washington testimoniando al Congresso, di fronte alla commissione forze armate, Donald Rumsfeld ha ammesso che la decisione di invadere l’Iraq non è stata presa sulla base di una "nuova sensazionale prova" circa l'intenzione di Saddam di acquistare armi di distruzione di massa, ma piuttosto sulla base della valutazione di un'accresciuta minaccia a seguito degli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001. Quanto al fatto che le forze d'occupazione statunitensi non hanno ancora trovato armi chimiche, biologiche o nucleari in Iraq, Rumsfeld ha affermato che tuttavia, il lavoro nell'Iraq del dopo-Saddam iniziato solo dieci settimane fa ed è rimasto da fare ancora uno sforzo "di considerevoli e complesse dimensioni". [4]

    Un durissimo articolo, pubblicato sulle pagine, del domenicale The Sunday Telegraph, apre in Gran Bretagna un nuovo caso politico, ennesimo strascico della polemica sulla guerra in Iraq ed i dossier sulle armi di distruzione di massa. Il presidente della tv pubblica, Gavyn Davies, ha accusato il governo di bullismo politico: un comportamento, ha detto, che minaccia l'indipendenza dell'emittente radiotelevisiva di Stato. Davies sostiene che l'esecutivo del premier Tony Blair voglia vendicarsi del rifiuto della Bbc di fare marcia indietro sull’inchiesta che avrebbe svelato le forzature di Downing Street sul dossier delle armi irachene. Il giornalista dell’emittente pubblica inglese, Andrew Gilligan, sostiene che Il governo ha voluto rendere più "eccitante" il primo dossier sull'Iraq inserendo nel documento l'affermazione secondo cui Saddam Hussein poteva attivare armi di distruzione di massa nell'arco di soli 45 minuti. La controversia ha già portato al presunto suicidio della fonte di Gilligan, il consulente del ministero della difesa, nonché esperto di armi di distruzione di massa, David Kelly. [5]

    […] Iraq, "La storia dimostrerà che avevamo ragione". Il presidente George W. Bush ha oggi ribadito che il regime di Saddam Hussein aveva prodotto e immagazzinato e distribuito armi di distruzione di massa. Bush ha aggiunto: "Ci vuole tempo, ma ho fiducia che la verità emergerà. Non ho dubbi che l'Iraq fosse una minaccia e che la regione e l'America sono più sicuri ora". [6]

    […] Bush affermò che esistevano le prove di un tentativo iracheno di acquistare in Niger uranio da impiegare nella confezione di armi nucleari, ma la vicenda e' poi risultata del tutto infondata. "Mi sento responsabile per tutta questa faccenda", ha ammesso il consigliere per la Sicurezza Nazionale, forse la collaboratrice in assoluto più ascoltata da Bush, intervistata ieri sera dalla 'Pbs', la piccola emittente di Stato Usa. Stando a quanto ormai sembra assodato, la Cia era fermamente contraria all'inserimento nel testo del discorso presidenziale di qualunque accenno al problema dell'uranio, giacché a detta dei suoi esperti non sussistevano elementi sufficienti a motivare le accuse. Bush tuttavia vi accluse ugualmente la questione, si dice proprio su pressione di Rice; ciò portò poi a uno scontro aperto tra la stessa Cia e la Casa Bianca che, una volta smascherato il pasticcio, soprattutto in un primo momento scaricò ogni colpa sull'Agenzia federale d'Intelligence, e in particolare sul suo direttore George Tenet. [7]

    […] Secondo le dichiarazioni dell'esponente del servizio di sicurezza statunitense [David Kay] non soltanto non si trovano le presunte armi di sterminio ma nemmeno gli scienziati dell'entourage di Saddam hanno ammesso l'esistenza di ricerche, siti industriali nascosti, rifugi di stoccaggio di armi non convenzionali. La 'maledizione' di Hans Blix colpisce ancora. L'ex capo degli ispettori Onu in Iraq aveva messo le mani avanti alla vigilia del conflitto: "Non ci sono armi, anzi mi sembra che il governo iracheno sia disposto a collaborare" aveva detto al Congresso nell'ultima audizione utile prima dell'incursione militare. [8]

    L'ex alto funzionario [Hans Blix] delle Nazioni Unite è tornato a ripetere in un'intervista alla radio australiana che difficilmente le forze della coalizione dispiegate in Iraq troveranno armi chimiche, nucleari o batteriologiche; al massimo, potranno leggere qualche documento. "Più il tempo passa e più mi convinco che difficilmente troveranno qualcosa". "Sono sempre più vicino alla conclusione che l'Iraq, come sosteneva, distrusse praticamente tutto ciò che aveva nell'estate del 1991". [9]

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    [1] Cfr. [Rainews] 15 giugno 2003.

    [2] Cfr. [Televideo] 8 luglio 2003.

    [3] Cfr. [Televideo] 8 luglio 2003.

    [4] Cfr. [Rainews] 10 luglio 2003.

    [5] Cfr. [Rainews] 27 luglio 2003.

    [6] Cfr. [Rainews] 30 luglio 2003.

    [7] Cfr. [Rainews] 31 luglio 2003.

    [8] Cfr. [Rainews] 31 luglio 2003.

    [9] Cfr. [Rainews] 17 settembre 2003.

    "Tutto è passato, domani è un altro giorno … poi si vedrà"

    E i discorsi sicuri e imperterriti dei politici? Come hanno reagito di fronte all'evidenza dell'inganno? Citiamone uno, quello pronunciato dal Presidente del consiglio italiano:

    Le armi di distruzione di massa? "Non voglio entrare in questa discussione. Io in diverse dichiarazioni pubbliche ho sostenuto che non si sarebbero trovate le armi di distruzione di massa. Io se fossi stato Saddam avrei fatto sparire le armi di distruzione di massa. Qualcuno di autorevole ha detto a Saddam che avrebbe impedito il voto del consiglio di sicurezza dell'Onu. Le ha eliminate perché era convinto che non ci sarebbe stato l'attacco. Che non ci sarebbe stato il voto del consiglio di sicurezza. Quando Bush ha deciso l'azione di guerra sono stato con lui. ... Comunque Saddam ha eliminato le armi o le ha mandate all'estero. Le armi le aveva perché le ha usate contro l'Iran e contro i curdi. Aveva gli specialisti in grado di fabbricarle". L'opinione pubblica occidentale è stata ingannata? "Questo non lo posso dire, non conosco le cose in maniera tale da dare un giudizio. Io ho una grande stima di Bush e Blair. A tutti e due riconosco una grande sincerità nei rapporti interpersonali. Io credo a quello che loro mi dicono. Gli credo perché li guardo negli occhi: quando dicono sì è sì, quando dicono no è no. Io credo a loro due. [1]

    Ma i volta gabbana non finiscono qui tanto che la cattura di Saddam è commentata con queste parole, che danno l'idea di come la montatura iniziale si presti a qualsiasi gioco oratorio:

    Trovata l'arma di distruzione di massa, ora si può e si deve voltare pagina, dice al Foglio il presidente del Consiglio, commentando a caldo la notizia del giorno. [2]

    E i sondaggi? Continuano a farli, ma la musica cambia e quando i sondaggi non danno i risultati voluti si riversano valanghe di improperi, ricorrendo ai soliti luoghi comuni cui se ne può ora aggiungere un altro: il neo spauracchio delle armi di distruzione di massa!

    La principale minaccia alla pace nel mondo viene da Israele: questa la percezione dell'uomo della strada europeo, almeno stando a un sondaggio voluto dalla commissione Ue che verrà ufficialmente presentato domani. […] Fonti del ministero degli esteri israeliano riportate dalla stampa locale definiscono scandaloso il sondaggio. […] Il ministro per le comunità ebraiche nella Diaspora Nathan Sharansky ha affermato: "Il fatto che la maggioranza degli europei veda Israele come il pericolo maggiore per la pace nel mondo e non gli stati che finanziano il terrorismo o dittatori che minacciano di usare armi di distruzione di massa è un'altra prova che dietro le critiche 'politiche' a Israele c'è solo puro antisemitismo". [3]

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    [1] Cfr. [Voce di Rimini] 11/9/2003.

    [2] Cfr. [Ansa] 14/12/2003.

    [3] Cfr. [Rainews24] 2/11/2003.

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    Per approfondire ulteriormente questa delicata tematica, anche attraverso tabelle e modelli, vi rinviamo allo studio pubblicato alle pagine

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    (09/02/2006 Tg0-positivo)