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  • Pappe magiche. Per stuzzicare l'appetito dei più piccini Autore: Carmela Cipriani

  • Se il quartiere è a basso consumo

    Se il quartiere è a basso consumo

    Vivere in maniera confortevole senza sprecare energia è possibile. Tre esperienze italiane

    Il panorama energetico italiano non è tra i migliori. Tutta la filiera dell'energia ha buchi e carenze, dalla produzione elettrica alla trasmissione e dalla distribuzione all'utente finale. Ed è proprio quest'ultimo che deve fare i conti con bollette sempre più pesanti e con edifici che sono dei veri e propri modelli di dispersione energetica.

    Gestire la domanda energetica è un elemento cardine di tutte le strategie energetiche, in primis di Bruxelles che da tempo chiede la riduzione dei consumi attraverso il risparmio e l'efficienza energetica.

    Anche il settore dell'edilizia è chiamato ad assolvere questo compito. I numeri non lasciano dubbi: il 40% della domanda energetica dell'Unione Europea è rappresentato dal settore edile e in Italia la percentuale sale al 45% con un incremento annuo dei consumi del 2%. Se consideriamo che i cittadini europei trascorrono il 90% della loro vita all'interno di un edificio, pensare di migliorare le prestazioni energetiche e il comfort di abitazioni e uffici dovrebbe essere la deduzione più logica. È così per molti Paesi europei, soprattutto del Nord Europa, ma non per l'Italia, dove il parco edile è tra i meno efficienti, tanto che per i 2/3 degli edifici italiani è impossibile conoscere lo stato di isolamento dell'involucro, ammesso che vi sia.

    La situazione è critica, ma rischia di esserlo ancora di più se l'Italia non sarà in grado di raccogliere l'occasione che l'Europa sta offrendo al nostro Paese. Dopo 14 anni, il 2 agosto scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo del 27 luglio 2005 che riguarda la "Norma concernente il regolamento d'attuazione della legge 9 gennaio 1991, n. 10 (articolo 4, commi 1 e 2), recante: Norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia" pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture. Per gli addetti ai lavori si tratta di un «testo incoerente e per molti versi contraddittorio», tanto che prevede riduzioni del Coefficiente di dispersione volumica per conduzione (Cd) del 10% rispetto alla norma del 1986, quando già la legge regionale 39/2004 della regione Lombardia impone riduzioni del 25%.

    Un testo che comunque ora perde di rilevanza, poiché il decreto legislativo n. 192 del 19 agosto che recepisce la direttiva 2002/91/CE e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 settembre, abroga i commi 1 e 2 dell'ari 4 della legge 10/91 cui fa riferimento il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture.

    Nonostante il triste quadro normativo, esperienze positive sono presenti anche nel nostro Paese.

    Borgo solare di Ferrara

    Questo è lo strano caso del Gruppo Immobiliare Gambale che ha voluto la realizzazione di un quartiere nel quale potessero essere utilizzati i coppi solari prodotti da Gambale Tegole, una società del gruppo. Così è nato il progetto Borgo solare, realizzato con la consulenza i scientifica e la supervisione del Dipartimento di Energetica e del Dipartimento Best del Politecnico di Milano.

    Si tratta di un progetto complesso che coniuga le esigenze amministrative con le richieste tecniche e i principi di progettazione sostenibile. Un difficile connubio, ma il risultato è la prova che è possibile far confluire diverse esigenze in un unico obiettivo: costruire secondo i principi dell'efficienza e del risparmio, nel rispetto dell'ambiente.

    Il progetto è caratterizzato da uno studio morfologico degli edifici. Le costruzioni sono state progettate in maniera da creare strutture interattive con l'ambiente circostante, sfruttandone al massimo le sue potenzialità, senza depauperarne le risorse naturali.

    Risparmio energetico, energia solare, conservazione delle risorse naturali e architettura sostenibile sono stati i principi sui quali si è basato il progetto.

    Si è stati attenti ad aspetti come la progettazione degli edifici e il materiale utilizzato, in particolare per l'isolamento termico, l'inerzia termica, il controllo della radiazione solare, la ventilazione naturale e il rapporto con le tradizioni costruttive locali.

    Altro aspetto peculiare del Borgo solare è l'istallazione di collettori solari piani, di tegole fotovoltaiche e la valorizzazione della risorsa solare. Il "diritto al sole" è stato uno dei principi base da cui i progettisti sono partiti. Questo ha significato dover rispettare particolari esigenze di disposizione degli edifici, le distanze reciproche e le configurazioni tipologiche in modo tale da consentire la captazione della radiazione solare da parte dei componenti energetici integrati nell'involucro, favorire il guadagno solare attraverso le superfici vetrate nella stagione fredda e massimizzare l'illuminazione naturale degli ambienti interni. In un'ottica di riduzione dei consumi energetici il Borgo solare prevede impianti di raffrescamento e riscaldamento con elevati valori di efficienza energetica, come le pompe di calore alimentate da acqua di falda, abbinate a sistemi di pannelli radianti.

    La progettazione del complesso ha tenuto in considerazione anche la riduzione dei consumi idrici. Grazie a opportuni interventi - diffusori per rubinetti, cassette Wc a doppio tasto, reti duali, recupero dell'acqua piovana e riciclaggio delle acque grigie - i progettisti sono riusciti a tagliare i consumi del 50%. Il complesso, completamente pedonale, è arricchito da ampi spazi verdi comuni - perfino un orto botanico - e da giardini privati.

    Anni di progettazione, studi e valutazioni hanno portato a un complesso residenziale ad alta efficienza, con consumi pari a 30 kWh/m2 annui, ma soprattutto hanno creato un modello il cui know how può essere esportato anche in altri contesti.

    Il progetto ha creato un nuovo modello di edilizia sostenibile con standard di qualità decisamente elevati e con un minimo incremento dei costi (20% massimo). Peccato che nonostante il progetto fosse monitorato da soggetti tecnici super partes, ora dopo aver avuto l'approvazione e l'appoggio da parte dell'amministrazione comunale si trova a dover fronteggiare non ben definite opposizioni locali mosse da dubbi e svariati motivi.

    Quartiere bioecologico di Cognento

    II progetto, iniziato nel 2001 e oggi in fase di completamento, è il risultato della necessità di realizzare un quartiere, a Modena, che a livello urbanistico ed edilizio potesse essere considerato eco-sostenibile.

    Si tratta di un quartiere residenziale che si estende su una superficie di 117.164 m2 in cui sono stati realizzati 220 alloggi (110 alloggi a intervento pubblico e 110 alloggi a intervento privato) per circa 770 abitanti, con una superficie destinata a verde pubblico attrezzato a parco di quasi 50mila m2.

    La progettazione del quartiere è partita dalla lettura in chiave eco-sostenibile di tutti gli aspetti connessi al progetto, a partire dall'impianto urbanistico viario con la razionalizzazione della mobilità; la riduzione dell'impatto ambientale degli edifici attraverso l'uso di materiali ecologici, il risparmio energetico e idrico e la riduzione dell'inquinamento acustico.

    Il progetto è funzionale al fatto che la disposizione degli edifici possa rispettare il "diritto al sole" con una distanza minima per garantire l'irraggiamento solare.

    Ogni edificio è stato dotato di spazi verdi piantumati secondo i principi della bioclimatica.

    Il progetto prevede l'impiego di materiali ecologici, realizzati con componenti bioeco-compatibili, che in ogni fase del loro ciclo di utilizzo assicurino un basso impatto ambientale, pur garantendo le esigenze di comfort dei futuri inquilini. Materiali, biodegradabili o completamente riciclabili (mattoni pieni o alveolati ad alta coibentazione, composti da terra e fibre vegetali o materiale minerale), sono utilizzati per costruire murature portanti continue. Il progetto prevede, inoltre, che le strutture orizzontali siano realizzate in laterizio e legno o semplicemente legno, mentre la coibentazione è ottenuta attraverso l'utilizzo di isolanti in fibre vegetali (sughero, fiocchi di carta riciclata, pannelli in fibra di legno).

    Le tubature sono in polietilene o polipropilene con eliminazione per quanto possibile del Pvc. Gli impianti termici degli edifici sono stati progettati con l'obiettivo di ottenere un risparmio annuo di energia pari ad almeno il 30% del fabbisogno energetico normalizzato (Fen). La scelta è stata orientata su caldaie a condensazione che consentono un elevato rendimento energetico e assicurano una rilevante riduzione delle emissioni di ossidi di azoto e di monossido di carbonio, affiancate da pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria.

    Il progetto prevede un impianto di fitodepurazione integrato per la depurazione di acqua sanitaria e delle acque meteoriche, dimensionato per circa mille abitanti. Il processo di depurazione passa attraverso i trattamenti fisici convenzionali e il pre-trattamento biologico con bacino fitoassorbente. L'acqua in uscita dall'impianto è destinata a uso irriguo delle aree a verde pubblico.

    Quartiere Sanpolino

    II quartiere di Brescia, la cui costruzione è iniziata nel 2004 e il termine dei lavori è previsto nel 2007, sorge su un'area ex agricola e rappresenta probabilmente uno degli ultimi interventi di edificazione urbana nelle zone limitrofe al centro di Brescia. L'assegnazione delle aree per la costruzione delle 2mila unità abitative, suddivise in tre lotti, è avvenuta con un bando di gara del Comune, dove al punteggio complessivo concorrevano elementi di qualità tipici della progetta-zione sostenibile: isolamento termico e acustico, polizza postuma decennale e predisposizione di un piano della manutenzione.

    Il consorzio che si è aggiudicato le aree del lotto principale è "Eco 15"di cui fanno parte tre cooperative di abitazione (Coop Casa S.C. membro del Kyoto Club, Hinterland Brescia S.cr.l., Coop Unitaria S.C.), una cooperativa di costruzione (Unieco S.C.) e alcune imprese di costruzione (la Paterlini e Tonolini S.p.a. e il Gruppo Sandrini S.r.l.)

    Il problema principale del progetto è stato quello di riuscire a inserire i nuovi edifici in un disegno urbano già definito e non modificabile, caratterizzato da schemi e logiche di vecchio taglio. Una sfida ardua che è stata vinta e portata avanti a seguito dell'assegnazione delle aree. Il piano tracciato prevede la realizzazione di un quartiere di periferia che offre attrattive e servizi degni del centro città, con livelli di comfort e vivibilità elevati. Anche la mobilità è stata pensata per ridurre al massimo l'impiego del mezzo privato. Il quartiere sorge in corrispondenza del capolinea della metropolitana leggera, oggi in costruzione, che collegherà dal 2010 la nuova espansione urbana al centro di Brescia; percorsi ciclo-pedonali collegano tutte le strutture e i servizi del quartiere allacciandosi poi alla pista ciclabile in comunicazione con il centro cittadino. *.|

    La progettazione architettonica del quartiere tende a sfruttare al meglio tutte le potenzialità del territorio, privilegiando l'accesso diretto alle aree verdi circostanti. Dal punto di vista della pro gettazione bioclimatica, non potendo scegliere l'orientamento degli edifici in quanto già stabilito dal piano di zona, si è operato sulla disposizione dei locali posizionando le zone giorno, dotate di ampie aperture vetrate sui fronti sud est e sud ovest e riservando alle zone notte e ai locali di servizio gli orientamenti nord est e nord ovest, con aperture finestrate più piccole. Ampie logge sui fronti più esposti all'irraggiamento diretto contribuiscono a ridurre il carico termico estivo. Risultato importante: si è riusciti a dotare tutti gli alloggi delle diverse tipologie previste (condomini di sette piani, edifici di 2-3 piani, case a schiera mono e bifamiliari) di un doppio affaccio al fine di favorire il raffrescamento estivo mediante la ventilazione notturna.

    In fase di progettazione si sono rispettati gli impegni presi in sede di bando realizzando le chiusure opache con stratigrafie composte da blocchi in laterizio e coibentazione a cappotto con 80mm di lana di roccia, con ottimi risultati in termini di coibentazione (U struttura = 0,35 W/m2K ), di inerzia termica (sfasamento dell'onda termica > 9 ore) e diminuzione dei ponti termici proprio per la tipologia di isolamento scelta. I serramenti in legno sono dotati di vetrocamera bassoemissiva con vetro stratificato per migliorare la performance acustica complessiva: l'isolamento acustico di facciata è pari a 42 dB.

    Dal punto di vista impiantistico il quartiere è servito dalla rete cittadina di teleriscaldamento con una sottocentrale che gestisce la temperatura di mandata per un sistema di riscaldamento diretto a radiatori e scambiatore di calore per la produzione istantanea di acqua calda sanitaria (evitando così il rischio di legionellosi). I corpi scaldanti sono tutti dotati di valvola termostatica e la contabilizzazione dell'energia consumata è individuale per ciascun alloggio, anche negli edifici condominiali. Quest'ultimi (circa 198 appartamenti) sono dotati di un sistema di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore (efficienza del recupero > 60%), garantendo così un'ottima qualità dell'aria all'interno delle abitazioni.

    Ampio spazio è stato dato all'impiego di fonti energetiche rinnovabili: su tutte le abitazioni mono e bifamiliari sono presenti collettori solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria (2.000 kWh/anno per impianto) e pannelli solari fotovoltaici (1,2 kWp). Sugli edifici condominiali sono presenti pannelli fotovoltaici per complessivi 170 kWp per soddisfare gli usi comuni (ascensori, pompe di circolazione, illuminazione, torrini d'estrazione della ventilazione meccanica controllata). Negli edifici condominiali si è riusciti a coniugare una buona integrazione architettonica con un'esposizione ottimale dei moduli fotovoltaici grazie alla conformazione della copertura dei vani scale.

    Progetto She

    Sustainable Housing in Europe - Abitare Sostenibile in Europa - è un progetto dimostrativo finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del 5° Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo, sottoprogramma "Energia, Ambiente e Sviluppo Sostenibile", Azione chiave 4 "Città del futuro ed eredità cultura- le". Il progetto, coordinato da Federabitazione Europe, associazione di Conf-cooperative, è iniziato nel Marzo 2003 e terminerà nel Febbraio 2008.

    She mira a verificare e dimostrare la reale fattibilità di un costruire sostenibile nella prassi comune, attraverso progetti pilota di edilizia residenziale sociale in quattro differenti nazioni europee (Danimarca, Francia, Italia e Portogallo), integrando la partecipazione degli utenti in tutti i principali passi del processo edilizio. Il progetto, coordinato da Federabitazione Europe di Confcooperative, punta alla diffusione di metodi naturali per consentire il raffrescamelo delle abitazioni e ridurre l'utilizzo dei condizionatori.

    Tra gli interventi progettati in Italia sulla base di tali criteri è significativo il progetto di Preganziol (Tv) del Consorzio Coipes di Confcooperative. Il progetto è nato dall'idea di ottenere un complesso edilizio che potesse vantare un risparmio energetico; il recupero e il riutilizzo delle acque meteoriche; la depurazione naturale (fitodepurazione) delle acque grigie e l'uso prevalente di materiali da costruzione naturali. Per raggiungere elevate performance energetiche i progettisti hanno deciso di utilizzare impianti di climatizzazione di tipo radiante a bassa temperatura che assicurano le migliori condizioni di benessere psico-fisico negli alloggi e di ricorrere all'integrazione di fonti energetiche rinnovabili.

    Per la climatizzazione degli alloggi è stata prevista la realizzazione di impianti radianti a microcapillari a soffitto. Questa tipologia di impianto consente la realizzazione delle migliori condizioni di salubrità indoor contemporaneamente alla riduzione di almeno il 35% dei consumi energetici. Dato il funzionamento di questi impianti con acqua a bassa temperatura (max 35 °C) è stato possibile integrare gli apporti energetici solari con quelli tradizionali. Il progetto, inoltre, prende in considerazione la possibilità di ottenere un raffrescamento estivo degli ambienti utilizzando il salto termico dell'acqua di un corso d'acqua, cosa che consente un raffrescamento efficiente a costo nullo per gli utenti.

    Cecilia Bergamasco

    (tratto da Quale Energia, bimestrale di Legambiente, n. 5 novembre-dicembre 2005, p. 56-58)

    ********************************

    I NUMERI DEL BORGO SOLARE

    ·        Le superfici destinate agli standard urbanistici rappresentano il 150% rispetto al minimo richiesto;

    ·        Volume residenziale: 38.000 m;

    ·        Alloggi previsti: 110;

    ·        Giardini: 15.000 m2;

    ·        Parco botanico: 8.500 m2;

    ·        Aiuole e fasce piantumate: 1.400 m2;

    ·        Piste pedociclabili: 4.000 m2;

    ·        Sentieri pedonali: 1.000 m2;

    ·        Attrezzature pubbliche: 4.500 m2;

    ·        Strade: 1 km;

    ·        Fonti rinnovabili 10%;

    ·        Riduzione del 50% delle emissioni di C02 Riduzione del 50% dei consumi idrici 30 kWh/m2 anno di fabbisogno energetico.

    (19/01/2006 Tg0-positivo)