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  • Advar, quando l’utopia diventa realtà

    Advar, quando l’utopia diventa realtà

    Per raccontarvi la storia dell'Advar, vi parlerò di Sogni e di Ricordi.

    I sogni ci hanno accompagnato fin dall'inizio del nostro viaggio - settembre 1988 - dandoci la forza propulsiva per partire e sostenendoci nei momenti più difficili con la spinta utopica e creativa che li caratterizza. Abbiamo continuato ad affidarci ai sogni in tutti questi anni per mantenere ampio il nostro orizzonte, per non sottrarci all'ascolto delle voci che provengono dal cuore e che consentono di avventurarci con incanto e determinazione nelle cose.

    I ricordi sono la nostra memoria, risuonano vivi e intensi dentro di noi, indelebili, e ci restituiscono la nostra interezza: da qui l'importanza di ripercorrere con voi il nostro passato, di scandire con voi alcuni momenti centrali dell'Associazione per stabilire quel denominatore comune che ci consente un'adesione più profonda al progetto Advar e crea una maggiore connessione tra tutte le energie.

    I ricordi sono anche e soprattutto le emozioni, le sensazioni, le riflessioni che hanno incrociato il nostro viaggio: un viaggio iniziato legalmente nel settembre 1988, ma nella realtà con la malattia e la morte di Alberto.

    E da questa esperienza, vissuta da Alberto e da me non in separazione ma in compartecipazione ad un gruppo di amici, i primi volontari, che ha origine il progetto Advar.

    Una storia di vita vissuta non ha fine se riusciamo a darle un significato, se riusciamo a trasformare una fine in un inizio, il dolore in amore.

    Advar è nata da questa trasformazione, dal bisogno urgente di radicare nella solidarietà l'esperienza vissuta per darle un senso. E la solidarietà non poteva che essere rivolta ai malati di cancro nella fase ultima e più delicata della loro malattia, proprio per ridare dignità al confine vita-morte.

    La trasformazione è stata possibile, ed è possibile, se guardiamo in faccia gli interrogativi che la malattia e la morte sollevano, se non interrompiamo il processo di chiarificazione interiore, di semplificazione, di riduzione all'essenza che si fa strada in noi.

    Fine e Inizi si intersecano senza pausa e tracciano il sentiero oltre il visibile. Molti traguardi si sono aggiunti al primo, ma la fine di ogni malato si è trasformata in un inizio e la forza dell' Advar è derivata e deriva dalla vita di ciascuno dei nostri malati, unica e irrepetibile. Ogni soglia toccata è una resa al limite, ma un limite che può divenire altro inizio. E la somma di tutte le esistenze, una dopo l'altra, che fa la storia dell'Associazione.

    La forza deriva anche dalla sovrapposizione, dalla molteplicità delle singole disponibilità: è un creare organizzato, inserito in un progetto per cui gli apporti individuali, di ognuno di noi, acquistano maggiore incisività e si prolungano al di fuori del nostro agire. Il nostro primo slogan "L'amore di tutti per la sofferenza di ognuno", ha voluto sottolineare questa coralità, ma la scelta della parola amore legata a tutti vuole richiamare ad un significato allargato: è il cuore dell' Advar ma è anche il cuore della società che converge nell'associazione e si manifesta attraverso di essa.

    E' un amore a cui va sottratto, mi preme sottolinearlo, ogni residuo retorico per far emergere la sua rigorosa asciuttezza, una asciuttezza pervasa di pienezza, di essenzialità. E' la durezza, la nudità della sofferenza, condivisa dai volontari e dalle figure professionali giorno dopo giorno, che brucia ogni artificiosità, ogni retorica e consente l'incontro vero con 1' altro.

    Riaffiora il ricordo della prima richiesta di assistenza, del primo incontro con il famigliare (21 settembre 1989) nella nostra angusta, ma bellissima sede di Vicolo Trevisi 25/C, in pieno centro storico di Treviso. Bellissima, nonostante si trattasse di un garage - umido tra l'altro - perché piena del nostro entusiasmo, del nostro desiderio di incominciare. Il primo Corso, coincidente con la presentazione dell'Advar alla cittadinanza nella Sala Conferenze dell'ospedale Ca' Foncello di Treviso - 14 gennaio 1989 - si era concluso, la pausa delle vacanze estive era ormai alle spalle, dovevamo solo attendere che qualcuno si rivolgesse a noi. Varcò la porta - piccola e bassa - una signora imponente e la sua titubanza aumentò la nostra trepidazione, la nostra paura di non farcela. Fu invece un'assistenza riuscitissima e la Signora mantenne la consuetudine di venirci a salutare ogni qualvolta passava per la Pescheria.

    Nel 1993, dopo aver sperimentato la possibilità di usufruire di una succursale, messaci a disposizione da una socia proprio nelle vicinanze, fummo obbligati a lasciare Vicolo Trevisi, il nostro ponticello sul fiume, i nostri gerani, per passare in Piazzale Pistoia 8, dove si trova la nostra sede attuale. La crescita dell'Associazione imponeva spazi diversi.

    Durante questi anni abbiamo incontrato e accompagnato più di 1.900 nuclei familiari: abbiamo imparato molto da loro sulla vita e abbiamo constatato, talvolta con sorpresa, l'impatto enormemente positivo che la gratuità ha sui malati e sui familiari. Attraverso l'esperienza di condivisione delle loro difficoltà e sofferenze si è riaperta la fiducia verso gli altri ed è rinata la speranza. La sfida che i nostri malati ci lanciano è immensa e la responsabilità di tutti noi, anche a livello di Consiglio direttivo, è grande, ma è una scommessa che va continuata, è il sogno che va risognato ogni giorno con amore.

    Proprio per raccogliere la scommessa, per non chiuderci all'ascolto dei bisogni delle persone malate, nel 1998 siamo partiti idealmente per un altro viaggio, molto impegnativo, quasi folle come il primo, che lentamente, ma progressivamente si è realizzato: è il progetto hospice - una casa per la dignità della vita. La nostra "Casa dei gelsi", chiamata così per il ricco significato simbolico del gelso, un albero delle nostre campagne impiegato per delineare i confini, sostenere lo sviluppo delle viti e con le sue foglie nutrire i bachi da seta.

    Nel dicembre 1999 è inoltre decollato il Progetto "Rimanere Insieme" per l'elaborazione del lutto. Il progetto, promosso dal dottor Luigi Colusso, è confluito nell'Advar poco dopo la sua ideazione ed era il suo approdo naturale essendosi l'associazione posta come obiettivo statutario anche il sostegno ai familiari nella fase del lutto. E proprio perché la problematica del lutto e del cordoglio era fortemente sentita, nel novembre 1991 era stato attivato un servizio per fornire ai familiari delle persone assistite dall'Advar un punto di riferimento e di appoggio... Il progetto "Rimanere insieme" ha un respiro più allargato essendo rivolto non solo ai familiari Advar, ma a tutte le persone e famiglie che incontrano disagio o difficoltà nell'affrontare il lutto dopo la perdita di una persona cara. Dall'avvio del progetto ad oggi hanno usufruito del servizio più di 350 persone. La sede di "Rimanere insieme" è attualmente in Hospice.

    [...] In questo momento in cui la violenza umana è risorta in modo assurdo, inimmaginabile, travolgente, in cui si fatica a scorgere un traguardo di pace, abbiamo bisogno di non cedere al disincanto, all'indifferenza, al distacco, ma ritrovarci uniti per costruire con ostinata utopia - un'utopia concreta, quotidiana-possibili speranze, legami tra le persone e quindi sollecitare un senso più allargato della solidarietà.

    La vostra partecipazione al Corso possiamo leggerla come segnale di speranza: un' esperienza che scava dentro di noi e proprio per questo lascia traccia. Il volontariato che avete scelto porta ad un confronto con la sofferenza, ma soprattutto con la precarietà della vita, con la morte e questo confronto aiuta ad interrogarsi sul senso della vita, a ricercare relazioni autentiche, essenziali... La vostra presenza indica che l'utopia degli incontri umani può divenire realtà. Una realtà che si fa attenzione per l'altro, condivisione per chi è nella sofferenza e nello stesso tempo affermazione di valore per chi ormai è considerato un "fuori dal mondo".

    Anna Mancini Rizzotti

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    Per maggiori info rivolgersi ad Advar (Assistenza domiciliare gratuita "Alberto Rizzotti", onlus), Piazzale Pistoia 8, 31100 Treviso, tel. 0422 432603, fax 0422 432039 oppure info@advar.it.

    (18/01/2006 Tg0-positivo)