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Macrolibrarsi.it presenta il libro: La Pillola

Dice il saggio ...
La tanto bramata fama è quasi sempre una prostituta incoronata (Balzac)

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  • L'alimentazione su misura secondo il gruppo sanguigno Autore: P. D'Adamo. Editore: Sperling.

  • Era na volta Piero se volta

    Era na volta Piero se volta

    Pubblicato da piccoli trevigiani un libro sul folklore della loro terra

    “La pubblicazione di questo libro è stata possibile grazie ad un premio assegnato alla scuola primaria "Nazario Sauro" di S. Giacomo di Veglia vincitrice del concorso bandito nel 2002 dalla Regione Veneto relativo alle tematiche della cultura ed identità veneta. E’ stato premiato il lavoro di ricerca svolto in questi anni ed in particolare il progetto "Facciamo i cantastorie" che prevedeva la rappresentazione di quadri di vita d'inizio 1900 incentrata su filastrocche e leggende tradizionali locali.

    Si è così realizzato il desiderio di recuperare qualche traccia del patrimonio popolare poetico e narrativo della nostra zona e di avvicinare i bambini alle loro radici: storia, territorio, società, usanze, costumi, ambienti di vita passata, dialetto...

    Le filastrocche sono state raccolte dagli alunni tra i famigliari, alcune provengono da ricordi della mia fanciullezza (trascorsa a Carpesica). Le leggende tratte da "L'ultimo cantastorie”di A. Moret e la fiaba tratta da "Fiabe popolari venete" di L. Marson sono state rappresentate col teatro delle ombre nell'ambito dei progetti "Facciamo i cantastorie". Proprio come un cantastorie ho anche girato tra gli alunni delle varie classi raccontando nella lingua dei nonni queste piccole "storie".

    I bambini attenti e incuriositi entravano nel passato attraverso il gioco scegliendo la filastrocca o la sequenza da illustrare e attraverso la partecipazione attiva: per poter disegnare dovevano chiedere spiegazioni sul significato di certe parole. Con l'aiuto poi di foto d'epoca, di vecchi oggetti, d'attrezzi non più in uso rifatti in miniatura, e mettendo in moto la loro creatività, sono riusciti, a seconda del contesto, a ricostruire situazioni, atmosfere reali o immaginarie. Quanto tempo ho trascorso da piccola a fantasticare sulle parole bizzarre di alcune filastrocche! Su questa cantilena, per esempio:

    «Bigoi bàgoi / se sparpagna / par tuta la spagna / a Formeniga»...

    Non vi dico la gioia che provavo quando sui visi dei bimbi ai quali le cantavo coglievo il mio stesso stupore di allora.

    Il dialetto è importante nella formazione della persona.

    Lo confermano due famosi Maestri:

    "... E’ stato un errore, per me, non aver lasciato che Edema, da bambinetta parlasse in Sardo. Ciò ha nociuto alla sua formazione intellettuale e ha messo una camicia di forza alla sua fantasia. Non devi fare questo errore con i tuoi bambini... ed è bene che i bambini imparino più lingue... Ti raccomando proprio di cuore, di lasciare che i tuoi bambini succhino tutto il sardismo che vogliono e si sviluppino nell'ambiente naturale in cui sono nati". (A. Gramsci, Lettere dal Carcere)

    ".....A chi non sa più nessun dialetto... domando di essere consapevole della sua povertà, anzi della sua mutilazione...". (Giacomo Devoto)

    II dialetto ci apre orizzonti nuovi: se molti termini ci fanno fantasticare, altri ci mettono in contatto con altre lingue : "larìn" (focolare) ci rimanda al latino , "piron" (forchetta) e "piria" (imbuto) derivano dal verbo greco , "britola" (coltellino curvo a serramanico) dall'antico slavo (sloveno ), "schei" (soldi) dal tedesco , "slapar" (divorare) dal longobardo , "tacòn" (toppa) dal celtico bretone , "tataràr (mettere le mani) dal gotico .

    Ricercando le origini delle parole torniamo indietro nel tempo e scopriamo che noi siamo il risultato di stirpi e culture diverse che si sono fuse con gli abitatori autoctoni del Veneto.

    Se desideriamo che il patrimonio culturale popolare sopravviva, dobbiamo farlo conoscere ai nostri bambini ed amarlo come parte integrante del nostro bagaglio genetico.

    Oggi si è tolleranti in fatto di purezza linguistica: se ogni tanto nel quaderno di scuola sbuca fuori un vocabolo dialettale, questo può tirare un sospiro di sollievo perché viene messo tra virgolette.

    Ricordo la tristezza quando la maestra mi eliminò con la penne rossa i miei "cróstoi" sostituendoli con galani e il mio "panevin" con falò. Per me quelle della maestra erano solo parole astratte che non potevano farmi ricordare i sapori, le emozioni, i significati dei momenti più belli della mia vita. E' solo un pregiudizio che il dialetto ("vècio parlar", dice Zanzotto) possa influire negativamente sull'apprendimento dell'italiano. Sarebbe sbagliato poi continuare a disprezzare questa nostra lingua, perché parlata un tempo da gente povera materialmente, ma spesso ricca di poesia e di valori: tra l'altro rinnegheremmo una lingua che per molti secoli fu lingua ufficiale nel Veneto e in molte altre parti del Mediterraneo.

    "Il dialetto è una ricchezza che non si deve perdere, un mondo che non deve morire”.

    "Ma ti vecio parlar, resisti. E si anca i òmi te desmentegarà senza inacòrderse, ghén sarà osèi - do tre osèi soi magari dai sbari e dal mazhelo zoladì via - doman su l'ultima rama là in cao in cao de zhièse e pra, osei che te à impara da tant te parlarà inte '1 sol, inte l'ombria". (Zanzotto, Filò, 1976)

    Noi "uccellini" della scuola "N. Sauro" siamo qui sull'ultimo ramo a parlare nella lingua dei nostri antenati con la speranza che il nostro cinguettio richiami tanti "uccellini" da riempire la siepe e che sia un tripudio”.

    Gabriella Della Coletta

    Il libro è stato pubblicato dalla Kellermann Editore di Vittorio Veneto ed è disponibile in libreria al prezzo di 15 €.

    (04/01/2006 Tg0-positivo)