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Macrolibrarsi.it presenta il cofanetto: Geni fuori Controllo - Mt0

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  • Il libro delle risposte Autore: Carol Bolt

  • La Chiesa apre agli Ogm

    La Chiesa apre agli Ogm

    Cibo transgenico: minaccia o speranza? Dal Vaticano una risposta non definitiva

    Le intenzioni sembravano buone: mettere a confronto scienziati, esperti e uomini di Chiesa sulla spinosa questione degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) per arrivare, in futuro, a una posizione unitaria del Vaticano. Capire se l'introduzione degli Ogm in agricoltura, fortemente voluta dagli Stati Uniti e dalle grandi multinazionali, ma vista con sospetto dalla maggior parte dell'opinione pubblica mondiale e dal mondo missionario, servirà davvero ad alleviare la fame nel mondo e ad aiutare lo sviluppo senza danneggiare l'ambiente, la salute, l'economia e il futuro dei Paesi più poveri.

    Ma l'obiettivo del Pontificio consiglio "Giustizia e pace", che aveva organizzato il seminario di studio, "Ogm: minaccia o speranza?", non è stato raggiunto. «Tra gli esperti chiamati a parlare sono mancate le voci di chi, avendo fatto un'esperienza diretta sul campo, si era detto contrario all'uso degli Ogm. Erano assenti, per esempio, i vescovi e i leader delle altre Chiese del Brasile, delle Filippine e del Sud Africa, che pure hanno pubblicato documenti contro gli Ogm», dice padre Roland Lesseps, gesuita, ricercatore del "Kasisi agricoltural training center" di Lusaka, nello Zambia, uno dei relatori più critici, «II seminario era sovraffollato da ricercatori fra i più estremisti sostenitori dell'agricoltura transgenica», aggiunge Ivan Verga, vicepresidente dell'associazione ambientalista Verdi, ambiente e società. «Essere pro o contro gli Ogm è diventato un problema di appartenenza», dice invece l'agronomo Francesco Salamini, «troppo spesso non si sa di cosa si sta parlando».

    Polemiche a parte, molti degli scienziati presenti hanno sottolineato l'eccessiva preoccupazione dell'opinione pubblica sui rischi dei cibi biotech, mentre le ricerche e il sistema di controllo garantirebbero, almeno per gli alimenti già in commercio, soprattutto negli Usa, una "non dannosità" dei prodotti contenenti Ogm. «Certo, bisogna valutare caso per caso ed essere estremamente prudenti», dice Giuseppe Bertoni, ordinario di Zootecnia speciale alla facoltà di Agraria dell'Università Cattolica.

    «Ma anche in natura, seppure raramente, si verificano processi transgenici e gli alimenti Ogm non sono, comunque, più dannosi di altri che già utilizziamo, per esempio sotto il profilo delle allergie. Manca un'informazione precisa sull'argomento e la gente finisce per chiedere cibi "Ogm-free" con forme di isteria meritevoli di ben altre cause».

    Non ci sono dati sufficienti

    Eppure, sul piano scientifico, la maggioranza degli scienziati ammette che non ci sono dati inequivocabili sulla sicurezza per l'uomo, per la natura e per la conservazione delle biodiversità.E tutti si dicono preoccupati dal sistema di brevettazione che protegge i semi Ogm. «Senza una revisione di questo sistema e dello sfruttamento del know how», dice Bertoni, «potrebbero essere danneggiati sia i Paesi in via di sviluppo sia i contadini di quelli ricchi». Pagare ogni anno alle multinazionali che detengono i brevetti i diritti sui semi da piantare, infatti, potrebbe diventare una nuova forma di schiavitù per gli agricoltori dei Paesi più poveri e un ulteriore costo per le piccole imprese agricole del Nord. Ad averne vantaggio sarebbero soprattutto le grandi aziende agricole. «Se per un prodotto come il riso o il mais», spiega monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita, «bisogna ogni volta ricomprare il seme dalla ditta multinazionale che l'ha fornito, si viene a ricreare una dipendenza, una specie di colonizzazione. Se la distribuzione non viene eticamente incanalata, potrebbe diventare una schiavitù maggiore e una beffa per la popolazione». «Si imporrebbe», aggiunge padre Lesseps, «un modello di agricoltura industriale e verrebbe anche limitata la possibilità di praticare un'agricoltura alternativa, come, per esempio, quella biologica o quella tradizionale».

    Ma gli Ogm servirebbero almeno a risolvere il problema della fame nel mondo? «Nello Zambia, ma anche in altri Paesi poveri, la fame non dipende dalla scarsità di cibo, ma dalle strutture economiche di distribuzione, dal divario tra ricchi e poveri, dalle ingiustizie sociali – dice padre Lesseps – La fame è direttamente correlata alla povertà».

    Ogm e povertà nel mondo

    Su questo punto è d’accordo anche Francesco Salamini, ex direttore del Max Plank Institute per le biotecnologie, che ammette: «Gli Ogm non sono la risposta al problema della fame nel mondo. Dal punto di vista scientifico possono essere una delle tante opzioni, ma la fame dipende da altre condizioni che esulano dalla scienza: guerre, politiche di assistenza allo sviluppo, educazione. Sono queste le cose su cui bisogna intervenire in Africa prima di pensare a un cibo diverso».

    «Il prestare ascolto e attenzione a quanto è scoperto dalla ricerca scientifica, promosso dagli organismi produttivi, valutato dalle associazioni della società civile e deciso, ai diversi livelli, dai responsabili politici, è per la Chiesa una delle condizioni ineludibili per l'esercizio di quel discernimento religioso, etico, culturale e pastorale che fa parte dei suoi doveri», conclude il cardinale Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio "Giustizia e pace". «Dopo la fase della valutazione dei risultati di questo seminario, che presumo richiederà un congruo lasso di tempo, questo dicastero farà tutto quello che è necessario per non far mancare il suo contributo per illuminare le coscienze affinché le biotecnologie vegetali siano un'opportunità per tutti e non una minaccia».

    Barbara Carazzolo e Annachiara Valle

    (Famiglia Cristiana, n. 47/2003)

    (04/01/2006 Tg0-positivo)