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  • Famiglie alla parigina

    Famiglie alla parigina

    Sussidi e prestazioni, permessi retribuiti, sgravi fiscali e agevolazioni. Mentre in Italia si privatizza, la Francia continua a mostrarci la strada...

    Tre famiglie, tre storie parallele. Diverse per nazionalità, situazione coniugale, professioni, numero di figli, luogo di residenza. Eppure hanno molte cose in comune: proprio per il fatto che vivono in Francia, che i loro bambini sono nati qui e che tutte e tre le mamme non hanno mai smesso di lavorare, sono tre esempi emblematici del successo della politica familiare efficientissima dello Stato francese.

    Uno Stato che mobilita energie e risorse per incoraggiare in tutti i modi la natalità, aiutare le coppie che fanno figli, premiare le famiglie numerose, per consentire ai genitori di continuare a lavorare anche quando ci sono tanti bambini da allevare, A prescindere dal colore politico del Governo, e senza badare alle sirene libe-riste e ai costi, la Francia resta fedele al suo modello sociale, a una concezione diffusa dell'intervento pubblico. Questo perché i suoi dirigenti sono convinti, come ha dichiarato l'attuale primo ministro di Centrodestra Jean-Pierre Raffarin, che la famiglia sia «il luogo privilegiato della società umanistica».

    La “France” è davvero “douce”

    Douce France è il titolo di una celeberrima canzone di Charles Trenet. E la Francia è davvero dolce con i suoi figli. Il precedente Governo di sinistra, guidato da Lionel Jospin tra il 1997 e il 2002, si era già distinto per il notevole sostegno alle famiglie che aveva messo in pratica. Ma Raffarin ha voluto fare di più: ha nominato un ministro della Famiglia (Christian Jacob, che Famiglia Cristiana ha intervistato recentemente, vedi FC n. 8 del 23.02.03) e messo in preventivo una spesa di oltre un miliardo di euro nei prossimi quattro anni per varare una serie di misure destinate a migliorare ulteriormente una condizione sociale che non ha equivalenti in Europa. A tal punto che il cardinale Ruini ha citato recentemente la Francia come modello di uno Stato che applica una politica familiare tanto generosa quanto coraggiosa.

    Negli ultimi anni c'è stato in Francia un "baby boom": con un tasso di fecondità di 1,9 bambini per ogni donna in età di procreare, questo Paese ha la più forte natalità del Vecchio Continente, inferiore (di poco) solo a quella dell'Ir-landa e combinata con la più alta percentuale di donne e madri lavoratrici.

    Stéphane Alfaro e Hélène Hamayon abitano a Parigi. Francesi, sposati dal 1992, entrambi insegnanti (matematica lui, lingua e letteratura inglese lei), hanno tre bambini: Thomas di 11 anni, Marie di sette, Pauline di tre.

    Tullio Giarmotti e Francesca Pierantozzi sono italiani. Vivono da molti anni a Parigi, dove si sono sposati nel 1994, e sono entrambi giornalisti. Hanno quattro figli: Giulia di quattro anni, Livia e Fanny, gemelline di due, e Rocco, che ha appena compiuto 6 mesi.

    Philippe Guiomarch e Diane d'Estrées vivono e lavorano a Pau, nella Francia meridionale, ai piedi dei Pirenei. Lui è un tecnico della compagnia petrolifera Elf, lei contabile nello studio di un commercialista. Convivono da 14 anni, e hanno tre figli: Quentin, 13 anni, Marine, nove e Axelle, due e mezzo.

    Tre coppie con fisionomie diverse, ma con itinerari molto simili, nel senso che grazie al sostegno dello Stato francese, ai sussidi, alle prestazioni, agli sgravi fiscali e alle agevolazioni d'ogni genere, hanno potuto mettere al mondo tre o quattro figli senza doversi troppo preoccupare di trovare i mezzi per allevarli e senza dover operare una scelta difficile tra vita familiare e impegno professionale.

    «La Francia è generosa con i suoi figli, anche con quelli nati da genitori stranieri, come nel nostro caso», dice Francesca Pierantozzi con entusiasmo.

    «Non si contano più gli aiuti per le famiglie numerose, a livello statale ma anche comunale. Ce ne sono così tanti che non sempre si è informati di tutte le possibilità offerte. Per esempio, ho scoperto solo recentemente che il Comune di Parigi concede a tutte le mamme che vogliono continuare a lavorare un sussidio mensile affinché possano far custodire i bambini fino a tre anni da una balia, o assistente familiare come si dice qui. Il sussidio varia da 200 a 400 euro al mese in funzione del reddito».

    Come si calcola imposta

    Con le nuove disposizioni varate in aprile (e che entreranno in vigore il 1° gennaio 2004), lo Stato verserà un contributo di 800 euro una tantum a ciascuna donna in dolce attesa. La prestazione sarà versata uno o due mesi prima del parto. Per ogni bambino da zero a tre anni la famiglia riceverà un aiuto mensile di base di 160 euro, che potrà crescere fino a un massimo di 500 euro per i redditi più bassi.

    Già dal primo figlio, il padre o la madre che vorranno fare una "pausa professionale" non retribuita avranno diritto a un sussidio mensile di 340 euro per tutto il tempo in cui saranno assenti dal lavoro. Saranno poi creati, nei prossimi anni, 20 o 30.000 posti supplementari negli asili nido, e concesse detrazioni fiscali alle imprese che organizzeranno asili nido interni per i loro dipendenti.

    Queste prestazioni, garantite al 90 per cento dei nuclei familiari (sono escluse le famiglie nella fascia dei redditi più alti), si aggiungono al già ricco elenco delle prestazioni (assegni familiari inversamente proporzionali al reddito per ogni figlio fino a 11 anni), dei sussidi per l'alloggio (allocation logement) e delle agevolazioni fiscali. Per calcolare l'imposta sul reddito, l'imponibile della famiglia viene diviso in parti: una per ciascuno dei coniugi (sposati e conviventi godono dei medesimi diritti), mezza parte per ciascuno dei due primi figli, una parte intera per il terzo, mezza parte ognuno per il quarto e il quinto, e via discorrendo.

    Gli sgravi sono validi per tutti i figli minorenni, e fino a 25 anni, a condizione che continuino a studiare e abitino sotto il tetto familiare. Così, il reddito imponibile di una coppia con tre figli (due parti, più due mezze, più una) viene diviso per 4; e quello di una coppia con quattro figli per 4,5. Inoltre, si possono dedurre dall'imposta 150 o 200 euro per ogni figlio che studia; e se si vuole continuare ad aiutare i figli maggiorenni non più a carico, il fisco concede la possibilità di dedurre dall'imponibile, senza bisogno di giustificazioni, fino a 3.000 euro per ciascun rampollo. Ci sono poi le prestazioni elargite dai Comuni (variano da un Comune all'altro), gli sgravi sulle imposte locali, i libri scolastici gratuiti e, per le famiglie da tre figli in su, sconti del 50 per cento su treni, aerei, trasporti urbani. Senza dimenticare il sussidio (160 euro) che lo Stato versa in settembre, al momento del ritorno a scuola. Insomma: francesi, fate figli. Il Governo vi premierà.

    Paolo Romani

    (Famiglia Cristiana, n. 23/2003)

    (04/01/2006 Tg0-positivo)