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  • Un frutto che sa di libertà

    Un frutto che sa di libertà

    Un appello da Treviso: mancano i soldi per continuare a investire sul reinserimento sociale dei detenuti

    Come ormai succede da cinque anni, anche nel 2005 ben 600 volontari trevigiani si sono resi disponibili per sostenere “Frutto di un sostegno sociale”, l’iniziativa che rappresenta il fiore all’occhiello della Fondazione “Il nostro domani” Onlus di Treviso.

    Nel corso della manifestazione ogni anno vengono offerte mele biodinamiche (24 quintali) in cambio di un libero contributo, per sostenere i progetti delle comunità alloggio che ospiteranno persone disabili nella fase del “dopo di noi”, quando verrà a mancare il sostegno della famiglia d’origine. L’appuntamento coinvolge almeno 70 Comuni e circa 200 piazze della provincia di Treviso.

    Il 2005 sarà però ricordato per un’importante novità: la collaborazione con otto detenuti della Casa Circondariale di Treviso, che stanno partecipando ad un percorso riabilitativo occupazionale, in collaborazione con il Centro di servizio per il volontariato della Provincia di Treviso, la Cooperativa Alternativa, la Caritas Tarvisina, la Fondazione “Il nostro domani” Onlus e il Consorzio Pro loco Quartier del Piave.

    I detenuti hanno realizzato le 8.000 cassette in legno di vari colori (arancione, giallo, verde) per contenere le mele. Si tratta di un modo per favorire il legame tra carcere e territorio, da un lato, dall’altro di un’occasione, per i detenuti, di sperimentarsi in un’attività professionale che potrà aiutarli nel reinserimento sociale una volta usciti dall’istituto di pena.

    “Questa iniziativa ha visto collaborare più realtà del territorio, oltre al volontariato” commenta Alfio Bolzonello presidente del Centro di servizio per il volontariato “un ‘modello’ che può intervenire efficacemente anche in situazioni difficili dal punto di vista economico. Carcere e disabilità sono due mondi solo apparentemente lontani, che potrebbero vivere nell’esclusione ma che con il ‘Frutto’ e questa speciale collaborazione diventano sempre più parte integrante e attiva del territorio”. “La casa circondariale ospita circa 260 detenuti e 18 in regime di semilibertà,” ha spiegato il direttore del carcere Francesco Massimo “un numero purtroppo superiore al contenimento previsto invece di 127 detenuti e 7 in semilibertà. E’ uno dei tanti problemi della nostra struttura, che raddoppia le difficoltà. Non dimentichiamo che il recupero delle persone è possibile anche attraverso condizioni di vita e di sicurezza adeguate. Da parte nostra cerchiamo in tutti i modi di favorirlo, anche grazie a questo tipo di collaborazioni con altri soggetti del territorio, per costruire una rete che sostenga il carcerato in previsione anche della sua uscita dalla struttura”. Ma perché solo 8 detenuti coinvolti? “Ogni anno presentiamo uno schema di posti di lavoro per portare avanti la struttura in modo congruo – aggiunge Massimo – ma i bilanci vengono sempre più tagliati e ci sono sempre meno soldi per pagare i detenuti. Questa è la realtà con cui abbiamo oggi a che fare”. “Si vuol tentare di creare una coscienza nel territorio – incalza don Bruno Caverzan della Caritas Tarvisina – perché fanno parte della nostra società anche le persone che hanno percorsi così difficili. Il progetto consiste nell’offrire accoglienza abitativa a chi esce e nell’aiutare a inserire nel mondo del lavoro queste persone. Per esempio, a oggi, una decina di detenuti sta realizzando arnie, in collaborazione con Ulss 9 e Conferenza dei Sindaci, producendo alveari di ottima qualità. Le associazioni apicoltori ben volentieri, vedendo la qualità del lavoro, hanno cominciato a inviare i loro ordinativi. L’idea è proprio quella di impegnarli e di coinvolgerli nella realizzazione di questi e altri oggetti. Ma spesso dobbiamo autofinanziarci per arrivare a questi obiettivi. Per fortuna possiamo contare anche sull’8 per mille”.

    La falegnameria all’interno della Casa Circondariale di Treviso è fornita di tutta l’attrezzatura necessaria e di un ambiente accogliente e spazioso.

    Cassette di legno, alveari realizzati con precisione e rigore e un cavallino di legno a dondolo dimostrano come l’uomo che impegna anima, cuore e mani in opere utili possa ritornare a vivere e, dunque, a progettare una vita migliore insieme ai suoi affetti.

    Paola Fantin

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    Attività di riabilitazione e reinserimento dei detenuti – Casa Circondariale di Treviso

    All’interno della struttura penitenziaria vengono favorite tutte quelle attività che possono aiutare i detenuti ad affrontare, una volta dimessi, le difficoltà del reinserimento. Lo scopo è anche quello di far occupare il tempo in maniera utile e per far nascere, rinforzare e sostenere il senso di responsabilità

    Percorsi lavorativi

    Ai normali lavori istituzionali sono state affiancate le seguenti attività.

    ·        assemblaggio occhiali, con il coinvolgimento della cooperativa Alternativa (occupa attualmente otto detenuti)

    ·        produzione delle cassette (progetto Caritas – coop. Alternativa). Coinvolge in tutto sette detenuti

    ·        Corso di falegnameria condotto dalla coop. Alternativa per persone vicine alla fine della pena o in prossimità di eventuali misure alternative. Dura sei mesi e sono coinvolti dieci detenuti.

    Percorsi scolastici/professionali

    ·        Corsi scolastici vari (scuola elementare, medie e geometri)

    ·        Corsi professionali (elettricisti, antennisti e computer grafica) condotti dall’istituto Turazza e finanziati dalla Regione Veneto

    Percorsi con finalità culturali, ricreative e sportive

    La Regione Veneto finanzia annualmente progetti che rispondono ad obiettivi educativi attraverso il coinvolgimento di varie associazioni che conducono attività diverse: dall’attenzione allo sport a tematiche più specifiche quali corsi sulle emozioni, tematiche legate al reinserimento, acquerello, percorsi multimediali e corsi di musica.

    Gli educatori, inoltre, privilegiano i contatti con i vari Servizi esterni (ad esempio Sert) per la presa in carico delle singole situazioni. Il Sert di Treviso organizza varie esperienze di gruppo e colloqui individuali.

    Quest’anno, inoltre, è stata avviata una prima esperienza di gruppo legata all’esser genitori.

    Recentemente è stata avviata una convenzione con il Comune di Silea per l’inserimento lavorativo di due detenuti per la cura del verde pubblico. Una simile convenzione è in via di stipula con il Comune di Treviso e la cooperativa Alternativa.

    (16/12/2005 Tg0-positivo)