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Dice il saggio ...
Sono cose che ti riguardano quando brucia la casa del tuo vicino (Orazio)

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  • Mente in forma a ogni età Autore: Daniel Amen

  • La tradizione dei presepi e del panevin

    La tradizione dei presepi e del panevin

    Anticamente serviva a esorcizzare la paura del buio delle lunghe notti invernali.

    Per la tradizione cristiana invece indicava la via ai Re Magi in cerca di Gesù Bambino. Oggi come allora, il panevin continua ancora a essere una delle tradizioni più radicate nella Marca trevigiana.

    Grandi falò, formati dai resti della potatura e della pulitura delle siepi (come i stécheti e le roe) sopra il quale in alcuni paesi si mette ancora 'a vecia marantega' (cioè la befana) per scongiurare i mali futuri, bruciano alla vigilia dell'Epifania e nei giorni successivi: Arcade (500 quintali di legna per una catasta di 10 metri), a Treviso nei quartieri di San Paolo, San Lazzaro, San Pelajo, Monigo, Sant'Angelo, Selvana, Fiera ma anche nel resto della Provincia, come a Postioma, a Istrana, a Casier e a Preganziol e in moltissimi borghi paesani dove la gente si riunisce attorno al falò e ascolta la lettura di poesie popolari, mangia la pinza e beve il vin brulè.

    Ed è proprio per valorizzare questo immenso patrimonio culturale che la Provincia di Treviso ha deciso di riunire in un libretto accattivante tutti i panevin che si terranno nel Natale 2005-2006 e tutti i presepi che verranno allestiti in giro per il territorio. “Rassegna dei presepi e dei panevin” verrà distribuito in 450 mila copie a tutte le famiglie trevigiane che potranno così contare su di una valida guida alle proprie feste tradizionali. “I presepi, sempre più creativi – commenta il presidente vicario della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro – si dimostrano a ogni edizione delle vere opere artistiche e richiamano un pubblico sempre più numeroso proveniente anche da fuori provincia. La tradizione del presepio veicola i principi fondamentali che accomunano una società, valori che sono divenuti fondamentali e imprescindibili per la nostra cultura, anche da una prospettiva laica. Parte integrante delle festività natalizie è anche il panevin che si vuole sempre più far rivivere nella sua antica tradizione trevigiana. L’obiettivo è quello di far conoscere la nostra tradizione anche alle giovani generazioni, affinché questo patrimonio culturale sia tramandato e non vada perduto”. Il panevin è infatti un legame tra la storia di ieri e la storia di oggi. I nostri vecchi ricordano ancora che prima di accenderlo si andava in chiesa a prendere l'acqua benedetta che veniva spruzzata sul fuoco dal più anziano della famiglia per chiedere a Dio la protezione sui raccolti. Per attizzare il fuoco si usava 'el soco' acceso la vigilia di Natale. Se il palo del Panevin rimaneva in piedi alla fine del falò, non doveva essere tolto prima di 40 giorni, altrimenti sulla casa si sarebbero abbattute delle disgrazie. Poi veniva piantato presso la testata di un filare, per buona sorte. Ogni paese aveva i suoi canti, e dalla direzione delle faville si traevano gli auspici per il nuovo anno. Si mangiava la 'pinsa', dolce a base di farina di mais con 'uéta, semense de fenòcio', si beveva il 'vin brulè' e poi si lasciava sulle tavole un bicchiere di vino e una fetta di 'pinsa' per la Befana e una manciata di fieno per la sua 'mussa' (asina), nella speranza di avere una bella calza piena di buone cose.

    Nel libretto sono segnalati 149 presepi artistici, 6 presepi viventi, 12 mostre e rassegne e circa 175 panevin. Per maggiori info 0422 656722.

    (30/11/2005 Tg0-positivo)