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Dice il saggio ...
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  • Riflessioni sull'io Autore: Krishnamurti

  • Perdere il posto a 50 anni

    Perdere il posto a 50 anni

    Troppo giovani per la pensione, troppo ‘vecchi’ per essere assunti altrove...

    Duri anni di studio, il lavoro, la carriera, uno status di cui andare fieri. E poi, da un giorno all'altro, più nulla. In mezzo a una strada. Troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per lavorare. È la condizione in cui si trovano circa 700.000 italiani oltre i 40 anni, costretti a vivere senza redditi, contando sui familiari, o accettando il quotidiano ricatto di lavori precari, sottopagati e dequalificanti. In parte sono operai, ma sempre più sono impiegati e quadri, quelli che una volta erano chiamati "colletti bianchi", invidiati per il bel lavoro sicuro che dura fino alla pensione. Ora non è più così. Prendiamo il caso di Maria Giara Luisi, 49 anni, di Varese. Lavora per 12 anni in un'azienda come impiegata di direzione. Un lavoro part time che le piace moltissimo, ma che a un certo punto non le basta più, perché nel frattempo si è separata. Chiede il tempo pieno, ma ottiene solo rifiuti. Inizia allora a cercarsi un secondo lavoro. L'unica offerta disponibile è un posto come addetta alle pulizie in un ospedale. Accetta. «Tutte le mattine mi alzavo all'alba», racconta, «lavoravo quattro ore in ospedale, poi tornavo a casa, mi mettevo il mio tailleur e via, in ufficio, per l'altro lavoro. Ho resistito per un po', poi sono crollata». Riprende così la sua battaglia in azienda per ottenere il full time, ma le cose non migliorano, anzi: si vede pian piano privata delle sue mansioni, relegata a fare cose inutili, finché non è costretta a dimettersi: in una parola, mobbing.

    Inizia così la lunga odissea per trovare una nuova occupazione: «Ai colloqui tutti mi dicevano: "Lei è una persona in gamba, ma c'è un problema: a noi serve una di 26 anni". Allora ho iniziato a omettere nel curriculum l'età e ad ag- giungere "bella presenza", come se fosse questa a essere qualificante e non la mia professionalità, ma è stato tutto inutile. A un certo punto», continua, «ho anche pensato di mollare tutto e andare a fare la barbona. Poi ho scoperto l'Atdal, l'associazione che riunisce altre persone che vivono la mia situazione: ho capito che non ero sola, e questo mi ha dato la forza per ricominciare. Da un anno ho ripreso a lavorare in un'agenzia interinale come impiegata».

    Ma c'è anche chi il lavoro non l'ha più ritrovato, come Carla Conti, 55 anni, di cui quasi trenta passati all'Olivetti come esperta di marketing e programmazione. Nel 1999 il comparto personal computer fallisce e lei si ritrova di colpo disoccupata. Certo, c'è l'indennità di mobilità, ma a lei, abituata a fare una vita molto attiva, a viaggiare molto, l'idea di stare tutto il giorno a casa proprio non va. Così inizia la lunga trafila alla ricerca di un nuovo posto. «Ai colloqui mi dicevano che ero troppo specializzata, io ribattevo che ero disposta a svolgere qualunque occupazione, ma non c'era nulla da fare». In più, per lei, c'è un'ulteriore difficoltà: essendo in mobilità, la legge stabilisce che non possa accedere alle forme di lavoro atipico.

    La mobilità che non ti fa muovere

    «Ho ricevuto alcune opportunità, anche molto interessanti, con contratti a progetto, ma ho dovuto rinunciare per non perdere la mobilità». Mobilità che scadrà a luglio, quando al raggiungimento della pensione mancheranno ancora due anni. «Ho calcolato», aggiunge Carla, «che, sulla base del reddito che percepivo, dovrei versare 11.000 euro all'anno di contributi volontari. Non so come farò, ma intanto continuo a telefonare e a mandare curricula a tutti. Mio figlio di 21 anni ogni tanto mi guarda con tenerezza e mi dice: "Mamma, ma chi te lo fa fare?". Io, nonostante tutto, resto ottimista: prima o poi qualcuno chiamerà».

    Una storia molto simile è quella di Stefano Bianchi, 57 anni, senza un lavoro fisso dal 1995, quando era direttore generale di Lingotto Fiere & Congressi a Torino. Un cambio di strategia aziendale, con la scelta di affidarsi a un gruppo internazionale, ed ecco che per lui non c'è più posto. Un trauma per chi era abituato a viaggiare in tutto o mondo e a tenere conferenze e seminari in inglese, francese e tedesco. Da allora nessuno ha mai risposto alle sue domande per un lavoro da dipendente e così, già separato dalla moglie, è tornato a Milano a vivere dai genitori. «All'inizio pensavo fosse una sistemazione provvisoria. E invece sono ancora qui e, se non fosse per mia madre che ogni, giorno mi garantisce la minestra, non saprei come fare. Di colpo ti senti inutile e hai l'impressione che le persone che ti stanno vicino pensino che non ti dai molto da fare. Per fortuna», continua, «negli ultimi anni ho trovato alcuni incarichi come consulente, ma non essendoci nessuna tutela, c'è il rischio che non ti paghino, come mi è capitato: sto ancora aspettando dieci mensilità per un lavoro che ho svolto l'anno scorso. Eppure devo continuare a lavorare perché ho solo 26 anni di contributi, quindi me ne mancano ben 9 per poter andare in pensione».

    L'ingegnere Bianchi, da esperto di strategie industriali, sottolinea un paradosso: «Da un lato tutti sostengono la necessità di portare sempre più avanti l'età pensionabile perché si vive di più, dall'altro però aumentano le espulsioni dal mondo del lavoro degli ultraquaran-tenni. Ma se tra qualche anno questa fascia d'età sarà preponderante, che ne sarà dei loro figli? A parte il discorso del mantenimento economico, che esempio gli daranno? Si rischia un conflitto fra generazioni gravissimo se la situazione non cambierà».

    Alcuni dati

    ·        700 mila italiani con più di 40 anni senza lavoro. Si tratta di una cifra in difetto, perché molte persone non vengano rilevate dalle statistiche In quanto vittime del mobbing, sono state costrette a dimettersi e quindi non possono "godere' detto status di disoccupato e accedere all'Indennità dì disoccupazione.

    ·        1/3 quota di cittadini europei con più di 40 anni senza lavoro. A differenza dell'Italia, però, in molti altri Paesi europei c'è un sistema di ammortizzatori sodali più efficiente

    ·        70 mila italiani dì età compresa fra i 45 e i 55 anni che hanno perso il lavoro nel 2002 senza aver conseguito il diritto alla pensione. Di questi, 6 mila sono dirigenti industriali.

    ·        1 milione e mezzo di italiani vittime del mobbing.

    ·        12 milioni di europei vittime del mobbing.

    Dove chiedere aiuto

    ·        Atdal, via Bolama 7 20126 Milano (tel. 333 39377110).

    ·        Lavoro "over 40". Rivolgersi a Giuseppe Zaffarono (tel. 339 6524824).

    Eugenio Arcidiacono

    (da Famiglia Cristiana, 18/2004)

    (20/10/2005 Tg0-positivo)