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Macrolibrarsi.it presenta il libro: La Scienza dell'Invisibile di Massimo Citro e Masaru Emoto

Dice il saggio ...
Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che ti promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito o sono matti o sono imbroglioni (Collodi)

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  • Lo zen e l'arte del cucinare. Come ricostruire il piacere di una cucina consapevole Autore: Anna Fata

  • Fido, l’amico dei detenuti

    Fido, l’amico dei detenuti

    A Rebibbia un compagno di cella molto speciale...

    La speranza ha quattro zampe, il naso umido e la coda. La speranza corre, salta, mugola e zompetta anche se dall'altra parte del cortile ci sono le sbarre di una prigione. La speranza può essere "bastarda" o di razza pura, non ha importanza. Quel che conta è il suo nome, anche se ne ha tanti, uno per ogni paia d'occhi, ma il più bello di tutti è "cane".

    Siamo nella sezione femminile del carcere romano di Rebibbia dove, da qualche mese, è in atto un progetto che da qualunque parte lo guardi ti sembra bellissimo. Si chiama "ConFido" e l'ha inventato, 23 anni fa, una suora americana dell'ordine delle domenicane, Pauline Quinn. L'idea è semplice: il rapporto con un cane, un animale che ama incondizionatamente, al quale non importa se sei bello o brutto, ricco o povero, giovane o vecchio, è un rapporto che fa bene all'anima, alla testa e al cuore. Prendersi cura di un cane, insegnargli a vivere in sintonia con un essere umano è un'attività che responsabilizza. Ma con un cane non puoi bluffare: anche tu a rispettare le regole anche se nel passato le hai infrante e se per questo sei finito in prigione. Per addestrare un cane l'unica strada è seguire le regole del gioco. Ed è un gioco che può portare molto lontano. Perché un cane bene addestrato non è solamente l'amico del cuore, ma può diventare le gambe di chi non può camminare, gli occhi di chi non può vedere, le orecchie di chi non può sentire. Per le persone disabili un cane addestrato è anche un assistente prezioso per imboccare la strada dell'indipendenza.

    Uno che sa dove mettere le zampe

    Ed ecco la chiusura del cerchio: educare un cane per l'assistenza ai disabili fa bene ai detenuti e insegna loro un lavoro che potranno continuare fuori dal carcere. Fa bene a chi è in attesa di un cane-assistente, uno che sa dove "mettere le zampe" per aiutare davvero. E fa bene anche ai cani perché, oltre a quelli selezionati per "lavorare", ci sono mi-gliaia di cani abbandonati nei canili, magari terrorizzati dalle botte e dall'incontro con certe "bestie" di esseri umani. Questi animali possono essere recuperati, tranquillizzati e reinseriti nelle famiglie. Oggi, infatti, molti temono che adottare un cane abbandonato piuttosto che comprare un cucciolo possa rappresentare un pericolo per via delle sue eventuali reazioni. L'addestramento è una soluzione.

    Il progetto di suor Pauline Quinn negli Stati Uniti ha funzionato così bene (abbattimento della recidività, drastica riduzione della violenza e dei suicidi tra i detenuti), che ormai è presente in moltissime prigioni. Ma in Italia? L'incontro tra suor Pauline e Massimo Perla, uno dei più conosciuti addestratori (suoi o della sua scuola sono molti dei cani-attori più famosi del cinema e della televisione), ha fatto scattare la scintilla e "ConFido" è arrivato anche in Italia, a Rebibbia. Siamo solo agli inizi e tutto è affidato alla buona volontà di un gruppo di volontari che crede nel progetto e si è rimboccato le maniche.

    C'è Sirio Paccino, il presidente dell'associazione, che come disabile motorio ha già un cane-assistente di nome Apa-che. C'è la psicologa Camilla De Lorenzi, il coordinatore scientifico Roberto Mucelli, la giornalista Gabriella Guerra, la veterinaria Nicoletta Bellucci. Ma, soprattutto, ci sono loro, i giovani istrutto-ri cinofili, tutti ragazzi tra i 20 e i 30 anni che varcano, quattro giorni ogni settimana, la porta della prigione con la passione e la pazienza necessarie a insegnare materie difficili.

    Il rapporto tra uomo e cane

    Materie come: caratteristiche e linguaggio del cane, modalità di apprendimento, accudimento, controllo e gestione dell'animale, ma anche rispetto, determinazione, autorevolezza, amore, tutti ingredienti necessari per un colloquio cane-essere umano che sia autentico e non edulcorato come un cartone animato di Walt Disney. Si chiamano Marco Pisciotta, Cristian Tamburrini, Emanuele Perla, Jessica Cubeddu, Carolina Basile, Katia Gasbarri, Francesca Simola, Sabrina Artale. Prima di cominciare i corsi teorici e pratici, in uno dei cortili di Rebibbia, istruttori e detenute hanno costruito le strutture necessarie alla permanenza e all'addestramento dei cani: dal campo ai box, dal pascolo alla zona adatta per il lavoro con la sedia a rotelle.

    «Questa è un'esperienza pilota e speriamo che possa continuare», dice Sabrina Falcone, una delle educatrici del carcere di Rebibbia, che segue l'iniziativa "ConFido" dall'interno.

    «Il progetto sta avendo un grosso con senso tra le detenute. E sta producendo buoni risultati a 360 gradi: con le straniere, con le ex tossicodipendenti, con le detenute condannate a pene più lunghe. Ogni persona ha trovato una sua motivazione aggiuntiva: per le tossicodipendenti, per esempio, questo rapporto con un altro essere "quasi umano" da educare è uno stimolo in più a prendersi cura di sé stesse e mantenere la costanza nell'impegno preso. C'è chi rimanda addirittura le visite dei parenti pur di non saltare le lezioni».

    Barbara Carazzolo

    (da Famiglia Cristiana, 39/2004)

    (20/10/2005 Tg0-positivo)