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Dice il saggio ...
Non ti sei accorto che la volontà è una forza irresistibile e invincibile e che, quando essa è presente, l'anima resta impavida e riesce ad avere ragione di ogni avversità? (Platone (La Repubblica))

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  • Chi scippa il patronato

    Chi scippa il patronato

    Sono organismi utili ma qualcuno toglie loro i soldi

    Evidentemente c'è ancora qualcuno che li ritiene un'anomalia e ha deciso di muovere guerra e distruggerli, nonostante ci sia una legge e una sentenza della Corte costituzionale per la quale i patronati non vanno toccati. Invece, nella Legge finanziaria che il Governo si appresta ad approvare è sparita quasi la metà dei soldi destinati ai patronati, che rischiano di chiudere o di far pagare ai cittadini servizi che fino a oggi sono gratuiti.

    È una brutta storia, perché è la storia di uno scippo da parte del ministro dell'Economia di soldi che non sono del Governo, ma dei lavoratori. «Finora funzionava così: gli enti previdenziali versavano al Governo una certa somma per i patronati. L'esecutivo verifica cosa hanno fatto i patronati e poi gira il denaro. Non sono soldi nella disponibilità del Governo», tuona Damiano Bettoni, direttore del patronato delle Acli, il terzo in ordine di importanza dopo quelli di Cgil e Cisl. «Il ministro del Lavoro deve verificare solo che siano spesi bene. Quest'anno, invece, il Governo, ossessionato dai tagli, ha deciso di tenersi una parte del denaro, cioè 130 milioni di euro, la metà di quanto versato dagli enti previdenziali per i patronati. Potrei chiamarlo furto», sbotta Bettoni. «Avviene mediante uno scippo, mentre la borsa sta viaggiando da una parte all'altra».

    Quella dei patronati è una storia lunga, che negli ultimi anni si è attorcigliata attorno a questioni politiche e ideolo-giche. L'idea di "patronato" è antica. Nasce dalla scelta di alcune organizzazioni sociali di stare vicine alla gente, di aiutarla nel labirinto della burocrazia sui diritti: pensioni, infortuni, malattie professionali, rendite, ma anche permessi di soggiorno per gli immigrati, ricongiungimenti familiari. Ecco perché i grandi sindacati hanno promosso i patronati. Quello della Cgil, che si chiama Inca, nato nel 1947, e quello della Cisl, che si chiama Inas, sono la vetrina aperta di un sindacato dei diritti e della solidarietà. Oggi i patronati in Italia sono utilizzati da circa 8 milioni di persone. Perché colpirli tagliando 130 milioni di euro, una cifra modestissima rispetto all'entità della manovra economica?

    Damiano Bettoni un dubbio c'è l'ha: «Vogliono farla pagare alla Cgil? Vogliono riproporre la solita litania sul patronato strumento delle organizzazioni sindacali per promuovere proselitismo e consenso? Ho qualche sospetto che sia proprio così. E che il Governo non ha ancora capito che i patronati sono strumento dei cittadini e dei lavoratori per affermare diritti negati».

    I patronati infatti offrono un servizio che dovrebbe essere dello Stato, erogato dagli enti locali e dagli enti previdenziali. Ma essi non ce la fanno e così danno i soldi al patronato. Può essere un'anomalia del sistema italiano. Ma finora si è sempre andati avanti così, anzi la Corte costituzionale ha riaffermato questa importante funzione dei patronati. Qualche anno fa i radicali promossero un referendum contro il finanziamento pubblico dei patronati, che la Corte non ammise, spiegando che contrastava con l'articolo 38 della Costituzione, dove si parla degli organi e degli istituti previdenziali e del diritto all'assistenza. Ebbene l'Alta Corte faceva osservare, nella sentenza n. 42/2000, che gli enti previdenziali non bastano ad assicurare tali diritti e una funzione importante è svolta dai patronati più diffusi sul territorio.

    Un provvedimento contro la legge

    Il dibattito, provocato dalla sentenza e dalla stagione referendaria, portò a una nuova legge, n. 150, del 30 marzo 2001, approvata sul filo di lana al termine della scorsa legislatura. Essa rafforza la funzione del patronato come luogo dove assicurare quei diritti previdenziali e assistenziali direttamente collegati al dettato costituzionale. È questa legge che impone tutta una serie di rapporti con la Pubblica amministrazione: i patronati, insomma, non sono controparti degli enti assistenziali e di previdenza. E le somme destinate ai patronati non provengono dall'erario, ma dagli enti di previdenza. Quindi l'erario non li può tenere per sé, «altrimenti», fa notare Bettoni, «lo Stato si appropria di qualcosa che non è suo e va contro la legge».

    In Italia ci sono 26 patronati. Alcuni funzionano anche all'estero per le pratiche degli italiani residenti. Sono soprattutto utilizzati dagli anziani e negli ultimi tempi anche dagli extraco-munitari, per pratiche burocratiche assai complicate. Il patrocinio è gratuito. Un contributo pubblico copre solo una parte dei costi, che sono supportati dalle singole organizzazioni. I contributi pubblici vengono di solito erogati con grande ritardo. La macchina burocratica del ministero del Welfare impiega troppo tempo a verificare il lavoro dei patronati. Così il sistema viene fatto funzionare con il meccanismo degli anticipi: 80 per cento del contributo ogni anno. Il presidente del patronato della Cisl Giancarlo Panerò al ministro Maroni ha spiegato che «noi non vogliamo l'elemosina, ma solo i soldi che ci spettano nei tempi previsti».

    Una ricerca fatta dalla Fondazione Pastore della Cisl e inviata al ministero del Welfare ha fatto il punto sul gradimento degli utenti: il 95 per cento è soddisfatto del lavoro svolto dai patronati. La stessa cosa vale per le Acli, il cui patronato è utilizzato da circa 800.000 cittadini. Adesso il Governo ha deciso di tagliare: metà dei soldi subito e il resto nel 2006 e nel 2007. Per punire chi?

    Alberto Bobbio

    (da Famiglia Cristiana, 39/2004)

    (20/10/2005 Tg0-positivo)