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  • Il Quaderno dei Rimedi per la Casa Autore: Paola Fantin. Editore: Kellermann Editore

  • I Collalto

    I Collalto

    Storia di una famiglia millenaria e della sua sfida ai nostri tempi

    Qualche tempo fa è stata presentata, nella magica cornice delle suggestive colline di Susegana, la Nuova Linea di Prosecco dell’Azienda Agricola Conte Collalto. L’evento è stato accompagnato prima da una rievocazione storica dell’antica vendemmia medievale, realizzato da oltre 60 figuranti e numerosi artigiani del Comitato Antica Fiera di S. Lucia del Piave, poi da un importante forum al Castello di S. Salvatore, “La nuova viticoltura nell’ambito territoriale della Doc del Prosecco di Conegliano e di Valdobbiadene”, al quale hanno preso arte enologi ed esperti nazionali.

    La Nuova Linea di Prosecco proviene da vigneti a 4.000 ceppi per ettaro allevati a Guyot, rispetto ai consueti 2.500 allevati a Sylvoz e cordone speronato, grazie ai quali si ottiene un vino più strutturato e di maggior tenuta nel tempo. Si tratta di uno spumante ottenuto in purezza grazie all’impiego di sole uve Prosecco Doc per il 100%: spumante Extra Dry di color giallo paglierino e leggermente fruttato, e spumante Brut sempre di color giallo paglierino ma con sentore di mela e pera.

    L’evento ha rappresentato anche l’occasione per parlare di prodotti tipici e di produzioni locali: presso l’Azienda Collalto vengono infatti prodotti anche farine bianca e gialla, carne, miele e olio acquistabili direttamente alla cantina di Susegana. Autonomia, utilizzo delle risorse interne e vendita al pubblico sono i tre ingredienti segreti dell'Azienda che sfida tempi in cui è di moda la globalizzazione e gli scambi con tutto il mondo attraverso produzioni proprie, tipiche e certificate. Ma chi sono i Collalto? Cerchiamo di saperne di più facendo una piccola ricerca per i lettori di Tg0-Positivo...

    Se trecento anni fa l'abate Vinciguerra VII di Collalto, illustre agronomo di Susegana e studioso di preziosi vitigni innestati nella zona di Colfosco direttamente dall'Ungheria e dalla Polonia, avesse potuto immaginare il futuro della Marca trevigiana nel panorama viti-vinicolo mondiale del Terzo millennio, forse ne sarebbe rimasto sorpreso. Ma forse è più giusto dire che, avendolo in realtà intuito già fin da allora, abbia voluto contribuire con le sue conoscenze perché questo avvenisse. Il vino buono infatti è da sempre apprezzato non solo per la sua gradevolezza e armoniosità ma anche per le sue virtù terapeutiche nell'uomo. Già intorno al VII-VI sec. a.C. il poeta greco Alceo scriveva "Non piantare che un albero: la vite", sottolineando così l'importanza rivestita dal vino per le civiltà umane. A Colfosco la storia racconta che il vino (meglio definito "bacchero" secondo la parlata locale) sia stato prodotto già fin dal Medioevo, grazie alla adattabilità di alcuni vitigni alle condizioni climatiche della zona. E se oggi protagonista indiscusso delle produzioni locali è senza dubbio il Prosecco (legato al Verdiso, allo Chardonnay, al Pinot Bianco e al Pinot Grigio), fonti storiche raccontano che fino agli inizi del secolo scorso erano presenti a Colfosco molti vini di cui oggi si conserva solo la memoria.

    Prevalevano vitigni locali come il Raboso e il Marzemino tra le varietà rosse, la Bianchetta, la Boschera e la Perera, il Verdiso e il Prosecco tra quelle bianche a cui negli anni si affiancarono varietà "foreste", come le bianche della Toscana e le bordolesi a bacca rossa. Un rinnovamento resosi ancor più necessario dopo il passaggio di malattie devastanti come la filossera e dopo le distruzioni della Prima guerra mondiale. Da qui in poi presero a diffondersi sempre più velocemente il Cabernet, il Merlot, il Riesling, lo Chardonnay e i Pinots. A Colfosco venivano coltivati anche vitigni autoctoni come il bacò, il clinton, l'isabella e il fragolino. Una produzione molto particolare legata al territorio che venne però soppressa nell'immediato dopoguerra da una legge che, per motivi a tutt'oggi poco noti, decise di eliminare tutti gli ibridi produttori diretti privando così l'intera comunità di una parte della sua storia. Memorie viventi ricordano poi a Colfosco anche la presenza di un altro vino, il cui nome ancor oggi evoca scenari nordici e tradizioni provenienti dall'Oltralpe: si chiamava Wildbacher o meglio "ruscello selvaggio" ed era originario della Stiria in Austria. Venne importato a Susegana da Ottaviano di Collato e poi reintrodotto intorno al 1880. Un vero fiore all'occhiello, una 'chicca' come si direbbe oggi e che sopravvive ancora proprio sulle colline di Colfosco. E sempre su queste colline intorno agli anni 30'-40' nacquero, con la collaborazione dell'Azienda Collalto, anche i famosi vitigni Incrocio Manzoni 2.15 e Incrocio Manzoni 6.0.13 selezionati dal professor Manzoni, allora preside della Scuola Enologica di Conegliano, che tanta parte hanno oggi nella denominazione "Colli di Conegliano". La storia insomma dimostra che Colfosco, con le sue oltre venti aziende viti-vinicole, è da sempre protagonista indiscusso nella produzione trevigiana. Ma il futuro non sembra riservare minori soddisfazioni. Colfosco oggi è ritenuta infatti una zona a grande vocazione di vini rossi, come confermano anche recenti studi condotti dall'Istituto Sperimentale di Conegliano che ha individuato proprio sulle sue colline uno dei migliori terreni per varietà rosse di tutto il Nordest.

    Qualche fonte storica...

    Anche se non esistono prove certe che il primo conte di Collalto sia stato battezzato da S. Prosdocimo nel lontano 150 d.C. come vuole tradizione, dubbi non sembra ve ne siano invece circa l'origine longobarda della famiglia e il suo governo a Treviso. Dei Collalto si parla in un documento del 958, firmato dal re Berengario II che dona al conte Rambaldo I, suo genero, la Corte Lovadina alla destra del Piave, estesa poi anche alla sinistra del Piave con la costruzione dei castelli di Collalto e di S.Salvatore (XII-XIII sec.). Alleati della Repubblica Serenissima fin dal 1306, i conti di Collalto amministrarono le proprie terre dedicandosi già dal lontano Medioevo alla coltura della vite, alla sperimentazione su nuovi vitigni e alla produzione di ottimi vini. Numerosi i conti che si distinsero come condottieri e come ecclesiastici, tra cui la Beata Giuliana. Uomo d'arme e di cultura fu anche il famoso Collaltino celebrato dalle Rime di Gaspara Stampa, poetessa del Cinquecento: "Il cor verrebbe teco nel tuo partir, signore, s'egli fosse più meco poi che con gli occhi tuoi mi prese Amor...". I brillanti servizi militari prestati dai Collalto alla corona asburgica porteranno poi nel 1623 terre e castelli in Moravia e una stretta parentela tra le due casate. Dopo le distruzioni della prima guerra mondiale, i Collalto rinnoveranno in modo moderno e imprenditoriale l'attività agricolo-industriale della loro tenuta che conta oggi centinaia di ettari di cui decine poste a vigneto, in particolare a Colfosco.

    Paola Fantin

    Si ringrazia per la preziosa collaborazione Lara Buscato, Responsabile Comunicazione per l'Azienda Agricola Conte Collalto

    (05/10/2005 Tg0-positivo)