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  • Cascioli: il mio Gesù era un rivoluzionario

    Cascioli: il mio Gesù era un rivoluzionario

    Questo articolo è stato pubblicato dal Gazzettino dopo la conferenza di Luigi Cascioli sul tema: “Non esistenza storica di Cristo” tenutasi sabato 11/06/2005 a Pordenone, organizzata dal circolo E. Zapata.

    "Parte dalla guerra del 70 (per la quale si deve però avvalere della datazione del calendario cristiano) la dimostrazione della non esistenza di Cristo di Luigi Cascioli, alla quale hanno assistito ieri pomeriggio, alle 18, oltre un centinaio di persone, perlopiù giovani.

    Un lungo elenco di eventi che spiega come i sette figli di Giuda il Galileo, fra cui anche Simone, che ricevette anche gli appellativi di Barjona (che in amarmaico significa latitante) e Kefas (pietra), che gli fu dato per la sua corporatura possente e muscolosa, facevano parte di una banda di "boanerghes" (figli della vendetta) che operò nel territorio palestinese per coinvolgere la popolazione, com'era avvenuto già nella rivolta del censimento, in quella che avrebbe dovuto essere la rivoluzione finale che, liberando la Palestina dall'occupazione romana, avrebbe rimesso sul trono di Gerusalemme un discendente della stirpe di David.

    Entrambi, secondo le cronache di Giuseppe Flavio "furono crocifissi sotto l'amministrazione del procuratore Tiberio Alessandro fra il 44 e il 46 per aver aizzato il popolo alla rivolta contro i Romani".Simone, la pietra, non poteva, quindi, essere stato nominato, nel 62, primo Papa dell'era cristiana, perché era stato ucciso 18 anni prima.

    Nulla di sacro, quindi, per lo studioso viterbese, ma l'opera di divinazione di personaggi mitici del tempo, sacrificatisi nella lotta contro la tirannia e non per l'avvento di un regno ultraterreno.

    "Nazareno" non sarebbe - secondo Cascioli - il vero appellativo di nascita di Gesù, ma quello adottato dalla Chiesa nel IV secolo per dargli una nascita terrena. Il Gesù della storia era detto "Nazireo", perchè appartenente al movimento rivoluzionario dei Nazir, alla quale il movimento rivoluzionario aveva affidato la propria propaganda, secondo i canoni della morale esseno-zelota. «La sua missione propagandista - afferma lo studioso - si concretizzò costituendo una banda di autonomisti Boanerghes (figli della vendetta) della quale facevano parte i suoi sei fratelli, i cui nomi coincidono con quelli citati dai Vangeli.

    Con questa banda di guerriglieri percorse la Palestina per concludere la missione a Gerusalemme dove fu arrestato".

    (F.M.)

    Edizione del 12/6/2005

    (03/07/2005 Tg0-positivo)