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Macrolibrarsi.it presenta il cofanetto: No Impact Man - Mt0

Dice il saggio ...
C'è da lavorare profeticamente e rischiosamente sulla frontiera tra i giovani lasciati soli sulle strade, assumendo le loro povertà con generosità e coraggio (G.Chiaretti)

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  • Pappe magiche. Per stuzzicare l'appetito dei più piccini Autore: Carmela Cipriani

  • Storie vere e improbabili II

    Storie vere e improbabili II

    Che potrebbero cambiare il tuo punto di vista sul mondo

    La santa delle barbone.

    Una donna statunitense ricchissima, Kate Miner, vendette la sua catena di negozi di alta moda e comprò un grande camper-tir con rimorchio, su due piani. Con l'aiuto di alcune associazioni femministe iniziò a raccogliere donne senza tetto. Nel camper venivano lavate, massaggiate, truccate, pettinate e vestite con abiti di lusso. Dopo di che veniva organizzato un appuntamento per far trovare loro un lavoro e per trovare casa.

    In questo modo 5.000 donne sono state reinserite in una vita "normale".

    Ma il dato più stupefacente è che solo tre su cento sono fuggite con gli abiti costosi, la borsetta, le scarpe e i gioielli che venivano prestati loro. E parliamo di donne che erano in uno stato umano spaventoso.

    Ma bastava che si guardassero allo specchio rivestite come "donne vere", bastava l'attenzione e la cura ricevute, per dar loro istantaneamente la forza per ricominciare.

    Il sindaco di Bogotà.

    Il professor Antanaj Mockus stava tenendo una lezione nell'aula magna dell'Università di Bogotà a un pubblico distratto di studenti, figli di una città dove agli incroci ci si sparava addosso per stabilire chi avesse la precedenza.

    Il professore decise che voleva assolutamente farsi ascoltare. Era convinto di avere cose importanti da dire.

    Quindi salì in piedi sulla cattedra, si calò i calzoni e le mutande e mostrò il sedere agli studenti che ammutolirono.

    Il professore concluse la sua lezione e lasciò l'aula magna. Gli studenti erano ancora paralizzati a bocca aperta.

    Il professore venne espulso dall'università per comportamento disdicevole.

    Allora si arrabbiò e decise di presentarsi alle elezioni con un partito dal nome assurdo: "Partito visionario".

    Vinse le elezioni.

    Il suo programma di governo mirò innanzi tutto a dare ai cittadini la sensazione che qualche cosa stesse cambiando. Bisognava far diminuire la criminalità. Ma come fare?

    Antanaj Mockus iniziò da un problema secondario, contiguo a quello della criminalità, di grande visibilità e relativamente semplice da affrontare con una terapia d'urto. La questione del traffico. E di questa questione secondaria affrontò la parte più semplice e visibile: i semafori.

    Nessuno si fermava ai semafori. L'idea fu che il rispetto delle segnalazioni semaforiche sarebbe stato un micro shock positivo per la città. Si decise per un'azione "molto comunicativa". (Ovviamente oltre all'azione spettacolare dovevano essere varate misure strutturali e questo fu fatto, come vedremo, solo successivamente).

    Il sindaco agì in modo inaspettato.

    Vennero ingaggiati tutti i claun della città e una bella mattina gli automobilisti di Bogotà trovarono i semafori presidiati da gruppi di claun che piangevano a spruzzo se non ci si fermava col rosso e invece danzavano e offrivano fiori a chi rispettava le precedenze.

    Contemporaneamente vennero distribuiti centinaia di migliaia di cartoncini con disegnato sopra il pugno con il pollice in alto nel gesto di "OK!".

    Lo stesso cartoncino rovesciato, pollice verso, significa disapprovazione.

    Ai semafori si vedevano i clown utilizzare questi cartoncini per approvare o disapprovare il comportamento degli automobilisti. E molti iniziarono a imitarli. E ben presto si scoprì che i bogotesi temevano più le prese in giro dei clown e degli altri automobilisti delle multe dei vigili.

    Il traffico iniziò a regolarizzarsi. Intanto vennero prese misure strutturali, venne raddoppiato il numero dei mezzi pubblici e vennero escogitati sistemi efficienti di sostegno alle famiglie povere, dando loro la possibilità di costruirsi case decenti sui terreni pubblici e trasformando la raccolta dei rifiuti in una risorsa per i più poveri: cibo, medicine e libri in cambio di rifiuti raccolti in modo differenziato. Così la macchina inefficiente di raccolta dell'immondizia, grazie a sistemi di riciclo e di valorizzazione, fornì lavoro per migliaia di persone attraverso una micro-organizzazione del servizio. E la città iniziò a essere pulita. E

    via di questo passo, semplificando la burocrazia e razionalizzando il sistema.

    Ma il punto di svolta nella coscienza che la città aveva di se stessa corrispose all'azione iniziale dei clown ai semafori e all'affermazione della cultura del rispetto del codice della strada.

    Le misure "a lungo termine" non erano state ancora realizzate ma già

    il numero di omicidi, rapine, violenze, suicidi, era drasticamente diminuito.

    Api da guerra

    Durante la guerra del Vietnam un vecchio vietnamita decise che voleva combattere gli americani.

    Ma non aveva la forza né le armi per farlo. Allora decise di utilizzare le api. Scavò una buca nei pressi di un alveare, costruì un manichino, lo vestì con la divisa di un marines morto, si nascose nella buca e tramite un filo azionò il braccio del manichino, armato di bastone, in modo tale che colpisse l'alveare. Così le api infuriate se la presero con il manichino ritenendolo responsabile dell'aggressione. Da quel giorno quelle api attaccarono qualunque soldato americano passasse nei pressi del loro alveare. E quando l'alveare ne generò uno nuovo l'informazione passò a quello. Il vecchio impiegava pochi giorni ad addestrare un alveare e passava subito ad un altro. Nel giro di un anno erano migliaia le api pronte ad attaccare i marines.

    I quali ben presto capirono che non potevano più andare in quella zona.

    Ma non riuscirono a capire perché le api attaccassero loro e solo loro.

    In questo caso è da notare anche che questo metodo avrebbe dato certamente risultati straordinari se fosse stato applicato a tutto il Vietnam. Fu invece un'esperienza isolata. Se ne parlò molto ma non fu giudicata un'arma strategica dalla direzione dell'esercito comunista.

    Eppure sono convinto che se tutte le api del Vietnam avessero attaccato chiunque indossasse una divisa Usa ci sarebbero stati degli sviluppi interessanti.

    Alessandria e il Barbarossa

    Mi sono sempre chiesto come si sentisse quel gruppo di pazzi che fondarono Alessandria (Alessandria del Piemonte), il giorno che Federico Barbarossa arrivò.

    Il piano era semplice e geniale: costruire una città-trappola sul percorso di Federico Barbarossa. Una città sulla palude, con le mura e le case sopra barconi. Furono costruite 3 dighe: sul fiume Tanaro, sul Bormida e all'incontro di questi 2 fiumi. La città sorgeva al centro di un acquitrino poco profondo. Aveva le mura di legno e per lo più era costruita su barche e zattere. Affrontare le macchine da guerra del Barbarossa con mura di legno era un progetto idiota. Ma qui stava la forza del trabocchetto.

    Dopo più di un anno di preparativi sono lì, sulle mura di legno a scrutare i 20 mila tedeschi che, tra combattenti e seguito, formano la più potente macchina da guerra del secolo... Bandiere, trombe, armature lucenti...

    Barbarossa fa attaccare i guastatori e gli arcieri. Dalla città non arriva nessun segno di difesa. Le mura sembrano deserte. I soldati tedeschi iniziano ad abbattere le mura di legno con le scuri. Barbarossa è convinto di aver vinto. Non ha pazienza e fa partire la cavalleria al galoppo.

    E quando i cavalieri sono sotto le mura inizia a piovere loro addosso calce viva, a tonnellate. L'acqua inizia a bollire e i cavalli a impazzire.

    E poi le mura si spostano, sono mura montate su zattere. E inseguono i cavalieri tedeschi in ritirata.

    Dopo 6 mesi di assedio Alessandria non era ancora presa e come previsto iniziarono le piogge. I corsi d'acqua erano in piena. Poi una notte fecero crollare le dighe che avevano costruito l'anno prima. E l'onda enorme si abbattè sulla pianura e la città di barche si sollevò galleggiando e il campo di Barbarossa no.

    Morirono a migliaia. L'imperatore era arrivato con 10 mila combattenti gliene restavano 2000 mezzi rovinati.

    L'anno successivo ancora i milanesi stavano davanti all'armata che Barbarossa aveva ricostruito vendendo i gioielli di famiglia. Ma oltre agli artigiani, ai piccoli commercianti e ai contadini fuggiti dai feudi c'erano ora anche i ricchi mercanti e i nobili lombardi, a cavallo con splendide armature. Formavano una grandiosa armata a cavallo. Resistettero 60 secondi al primo impatto con i tedeschi.

    Poi Federico Barbarossa scatenò la cavalleria contro i fanti lombardi. Era talmente sicuro di vincere che si mise alla testa dei suoi. Non pensava più alla sconfitta di Alessandria. Mai a memoria d'uomo un esercito di fanti aveva potuto resistere all'impeto dei cavalli al galoppo.

    Si sentiva sicuro.

    Come si sentivano i soldati lombardi?

    Erano disposti in una striscia lunga forse un chilometro, sulla pianura spoglia. Non c'erano vie di scampo. I cavalli enormi e ricoperti di acciaio avanzavano facendo tremare la terra. 2mila, forse 3mila cavalli. Forse ai lombardi gli sobbalzavano i denti dalla paura e dal tremore della terra.

    Sì, certo... ad Alessandria avevano vinto... Ma lì sarebbe stata tutta un'altra cosa, non c'era la Madre Acqua ad aiutarli.

    La lunga linea di fanti lombardi si opponeva alla cavalleria tedesca come un segno scuro sul prato verde.

    Immobili, in assoluto silenzio. Avrebbe funzionato?

    Si sarebbe verificato l'evento?

    Non avevano neanche spade, ne' scudi, solo qualche bastone... Pazzi! Completamente pazzi. In silenzio. Dietro la linea scura dei loro corpi sudati c'era un carro trainato da due buoi magri. Sul carro un monaco magro con un martello in mano e una campana di bronzo, argento e oro, staccata da un campanile.

    I cavalieri dell'imperatore, con le facce da assassini coperte da maschere geometriche di acciaio, stanno arrivando.

    Non sono a più di 15 metri. 10 metri. 8 metri. Il monaco suda. 7 metri. Gli uomini cercano una goccia di saliva nella bocca riarsa.

    Funzionerà?

    Il martello del monaco colpisce la campana. DEEEEEEENG!!!

    E come un sol uomo i ribelli lombardi arretrano e lasciano scoperto un istrice di pali appuntiti piantati obliquamente nel terreno. Migliaia di pali. Un uragano di bestemmie urla di terrore, il rumore secco delle redini tirate all'indietro fino a spaccare la bocca dei cavalli che nitriscono di dolore mentre si schiantano sui pali che li infilzano e si spezzano con schiocchi violenti come colpi di pistola.

    Si udì il rumore di cento mitragliatrici che sparano 600 anni prima che la mitragliatrice fosse inventata.

    E prima che il rumore si calmasse i fanti erano di nuovo ai loro posti, dietro alla linea di pali. Si erano chinati e ognuno aveva raccolto il suo bastone. Li avevano lasciati per terra per evitare di essere intralciati nel balzo indietro che avevano fatto per ripararsi dietro l'istrice di pali.

    Gli uomini più bassi stavano davanti, quelli più alti, via via di dietro con pali più lunghi.

    E ai pali, invenzione nuovissima, avevano legato gli attrezzi da lavoro, assicurandoli con incastri, legacci, mastice, perni e chiodi. E così, a gruppi si lanciarono contro i cavalieri disorientati dall'urto spaventoso. Gli scaricatori avevano uncini in cima alle pertiche, i macellai coltelli, i fabbri martelli, i falegnami asce, i contadini forconi.

    E così si misero a lavorare in gruppo su ogni singolo cavaliere massacrandone centinaia.

    I cavalieri tedeschi ben presto capirono che erano stati sconfitti e iniziarono a ritirarsi. E di certo si sarebbero salvati in molti visto che i lombardi non avevano cavalli per inseguirli. Ma ecco che arriva un battaglioni di cavalieri lombardi che si erano persi e da ore giravano in cerca del campo di battaglia. Che si avventarono contro i tedeschi in fuga e ne infilzarono a centinaia. E centinaia d'altri annegarono tentando di passare il Ticino con i cavalli ricoperti di armature.

    Così per la seconda volta Barbarossa perse il suo esercito. E si salvò per un pelo, poiché era stato ferito.

    Jacopo Fo

    (03/07/2005 Tg0-positivo)