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Dice il saggio ...
Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. (Anonimo)

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  • La bellezza interiore Autore: Diego Dalla Palma. Editore: Sperling & Kupfer.

  • Un futuro senza luce?

    Un futuro senza luce?

    Come evitare i black out senza costruire nuove centrali

    Immaginate di possedere un secchio pieno di buchi che dovete riempire d’acqua. Vi preoccuperete di riempirlo con un bicchiere o con una bottiglia, oppure penserete prima al modo in cui tappare quei buchi? E’ la sfida lanciata da Maurizio Pallante nella sua ultima fatica edita da Editori Riuniti col titolo provocatorio “Un futuro senza luce? Come evitare i black out senza costruire nuove centrali”, con una pregevole introduzione del comico Beppe Grillo, da anni impegnato a sensibilizzare l’opinione pubblica nelle tematiche ambientali e sociali.

    Il libro, scritto in un linguaggio accessibile a tutti, si fa leggere d’un fiato e fornisce ai lettori esempi pratici, casi avvenuti in Italia o all’estero fino ad entrare nella nostra vita di tutti i giorni (sapete per esempio quanto si consuma accendendo i fari delle auto durante il giorno? E quanto consumano le vostre case?). Un libro dunque che non si può non leggere e che vi anticiperemo in parte con queste riflessioni.

    Pallante – fondatore del Comitato per l’uso razionale dell’Energia – ritiene che il nostro sistema energetico sia proprio come quel secchio bucato: spreca e disperde nell’ambiente più energia di quanta ne utilizzi. Per salvaguardare l’ambiente e le tasche dei consumatori, bisogna invece cambiare prospettiva di osservazione: prima di pensare alle fonti rinnovabili come risposta a una domanda energetica sempre più esigente, è necessario tappare i buchi del secchio eliminando sprechi, inefficienze e usi scorretti. In caso contrario, le fonti rinnovabili non potranno mai coprire il fabbisogno energetico necessario, sviluppandosi nel modo più adatto: “L’unica alternativa realistica – spiega Pallante – per ridurre significativamente le emissioni di Co2 è una forte riduzione dei consumi che consenta di dare un ruolo significativo alle fonti rinnovabili. La strategia deve essere articolata in due fasi: fare in modo di aver bisogno di meno energia possibile e produrre quella che serve nei modi più puliti possibili”. Una panacea non solo per l’ambiente ma anche per le tasche dei cittadini che vedrebbero così ridurre i costi economici delle bollette energetiche delle proprie famiglie, delle imprese e dell’economia nazionale più in generale.

    Ma come fare? Esistono oggi sistemi collaudati con successo che si potrebbero applicare anche nelle nostre realtà, in modo rapido? Certo che sì, afferma Pallante.

    Basta tirarli fuori dal cappello a cilindro.

    Quanto consuma la tua casa?

    La prima domanda che Pallante pone a ognuno di noi è la seguente: quanto consuma la tua casa? La domanda non potrebbe essere più appropriata. E’ stato calcolato, infatti, che per riscaldare un solo giorno un appartamento di 130 mq serve tanta energia quanto quella che consumerebbe un’auto di media cilindrata per coprire la distanza tra Genova e Roma. In Italia infatti il riscaldamento del patrimonio edilizio consuma più di tutto il sistema dei trasporti. Ovvero: poco più di 1/3 contro meno di 1/3 delle fonti fossili che l’Italia importa. Considerando che 1 litro di gasolio genera 12 kilowatttora termici circa, dividendo questo risultato per i metri quadrati dell’abitazione, si ricava che nelle case italiane si consuma dai 150 ai 200 kWh/mq/a contro i 70 previsti per legge invece in Germania, che si trova in condizioni climatiche meno favorevoli.

    Per prima cosa allora bisognerebbe affidarsi alle mani di un esperto che predisponga una diagnosi della nostra casa e poi intervenire con le soluzioni più appropriate. Oggi come oggi però potranno farlo solo quanti posseggono un impianto autonomo – dunque sono esclusi per ora i condomini -, a meno che lo Stato non promulghi una legge che stabilisca che il riscaldamento venga pagato a consumo, rilevandolo attraverso appositi contatori del calore erogato.

    Una raccomandazione per altro giunta anche dall’Unione Europea che invita tutti gli Stati confederati ad agire in tal senso e che la Germania ha già fatto propria: “Lo Stato – aggiunge Pallante – non avrebbe alcun aggravio di spesa e la riduzione delle emissioni di Co2 che ne deriverebbe sarebbe incomparabilmente maggiore di quella del programma ‘Tetti fotovoltaici’ che invece costa un sacco di denaro pubblico”.

    Solo Bolzano, in Italia, ha chiesto ai propri cittadini se vogliono sapere quanto consuma la loro casa, predisponendo un protocollo di valutazione al termine del quale viene rilasciato un certificato. Chi avrà una casa efficiente applicherà una targa esterna e, in caso di vendita, potrà ovviamente ottenere un prezzo superiore.

    Ma quanti sindaci e assessori hanno avviato uno screening dei consumi e delle soluzioni da adottare a partire dagli edifici pubblici che amministrano?

    Case senza riscaldamento dove nessuno ha freddo e senza condizionatore dove nessuno ha caldo...

    Vicino a Francoforte c’è una piccola città chiamata Darmstad dove si trova il Passivhaus Institut, un centro che fornisce la certificazione di qualità agli edifici costruiti in modo da non aver bisogno di un impianto di riscaldamento o di raffrescamento e ai materiali che lo rendono possibile.

    Sono le ‘case passive’, edifici dove basta una quantità di energia pari a 15 kWh/mq di superficie calpestabile all’anno che viene ottenuta con l’irraggiamento solare, il calore prodotto dai corpi umani (circa 80 watt ciascuno), le dispersioni termiche degli elettrodomestici, delle lampadine e dal calore prodotto per cucinare. Case simili si trovano oggi in Germania, Svizzera, Austria, Francia e in Italia (solo nella provincia di Bolzano), in aree cioè con climi molto più rigidi delle nostre regioni mediterranee. Come si è giunti a questo incredibile risparmio di energia?

    In modi molto semplici ma accorti: coibentando (cioè isolando) i muri perimetrali, il sottotetto, il pavimento del pianterreno, installando finestre con telai coibentati e vetricamera termoisolanti a più strati e utilizzando, se necessario, una ventilazione meccanica con scambiatori di calore per i ricambi d’aria. In questo modo d’inverno non entra il freddo e non esce il caldo, mentre d’estate non entra il caldo e non esce il freddo.

    Investire nelle case passive del resto conviene a tutti, anche agli stessi costruttori, come dimostra la Germania dove il settore delle case passive è l’unico in forte espansione in un mercato edilizio da anni in crisi.

    Come evitare i black out senza costruire nuove centrali

    Secondo l’autore del libro però a tutto questo si deve aggiungere un’ulteriore importante riflessione: finché la produzione elettrica sarà concentrata in grandi centrali che richiedono forti investimenti non si farà molta strada, soprattutto in un momento in cui sembra che il petrolio consumato sia ormai più di quello che ci rimane sotto terra. “Una reale liberalizzazione del mercato elettrico – osserva Pallante – implica che chiunque voglia possa diventare produttore e vendere al miglior offerente i propri kilowattora in eccesso. Lo sviluppo tecnologico raggiunto consente che ogni consumatore possa autoprodurre l’energia elettrica che gli serve, riversando in rete le eccedenze, nelle ore in cui ne produce di più del suo fabbisogno e acquistando dalla rete ciò di cui ha bisogno nelle ore in cui consuma più di quanto produce”. Una scelta possibile per esempio sostituendo le caldaie degli impianti di riscaldamento con cogeneratori di piccola e media taglia - già collaudati con successo sia in Italia che nel resto d’Europa – per produrre con un consumo quasi equivalente di metano anche l’energia elettrica di cui si ha bisogno per riversarne più del doppio in rete.

    Le responsabilità dei politici e degli amministratori

    Da solo però il cittadino può fare ben poco ed è proprio su questo che punta il dito anche il comico Beppe Grillo, nell’introduzione all’opera di Pallante: “Di questo dovrebbe occuparsi la politica, perché le tecnologie ci sono, ma per diffondersi devono essere conosciute, incentivate e, al limite, imposte. Così per esempio ha fatto il sindaco di Barcellona, imponendo l’installazione di pannelli solari termici nelle case di nuova costruzione e innescando un processo che ha coinvolto a catena altre città spagnole. Analogamente si sarebbe potuto quanto meno incentivare l’installazione di micro generatori al posto delle caldaie per il riscaldamento degli ambienti”.

    La sfida è dunque lanciata. Ci si augura solo che venga raccolta, magari cominciando proprio dalla Marca trevigiana.

    Maurizio Pallante terrà una conferenza il prossimo 3 giugno, presso la Biblioteca comunale di Montebelluna (Tv). Per info rivolgersi all’Assessorato all’Ecologia (0423 617504)

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    (14/04/2005 Tg0-positivo)