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  • Il delirio dell'olio di colza, chi lo fa e chi no

    Il delirio dell'olio di colza, chi lo fa e chi no

    Cari lettori, vorrei porre la questione morale. Anzi la questione mentale.

    In questi giorni ho sperimentato direttamente il livello di disturbo mentale di cui soffrono in primo luogo i mass media e in generale il popolo italico.

    Scoppia il caso biodiesel, e, come per incanto, ricevo un mucchio di telefonate da parte di giornalisti che mi chiedono di parlare del nostro distributore di biodiesel. Il primo d'Italia.

    E io mi diverto a rispondere: "Ma come non ha letto i nostri comunicati stampa? Non segue i nostri siti internet? Legge solo le agenzie di stampa autorizzate?"

    Provo un certo gusto a dire: "Guardi, il distributore non l'abbiamo aperto in questi giorni ma cinque anni fa. E l'abbiamo chiuso più di due anni fa perché il governo Berlusconi ha vietato il biodiesel. Abbiamo fatto proteste, raccolto firme..."

    Ed ecco il cronista che non ci può credere: "Ma come l'hanno vietato? Hanno vietato il biodiesel?"

    Non ne sanno niente.

    "Sì, siamo l'unico paese d'Europa. L'Unione Europea ha praticamente liberalizzato la vendita ma l'Italia ha chiesto di essere esclusa dal provvedimento. Poi il governo ha deciso di vietare la vendita al pubblico del pericoloso carburante. Se va su www.cacaoonline.it trova tutta la storia dall'inizio..."

    Praticamente c'è da chiedersi a quanti sia arrivata notizia della nostra campagna sull'olio di colza... Proprio pochi...

    Unica consolazione è che ormai sono centinaia di migliaia gli italiani che non si fanno fregare e mettono olio di semi comprato nei supermercati a 0,65 euro il litro.

    Tutti i discorsi sono serviti a poco e tuttavia, in barba a tutti i giornalisti audiolesi, a tutte le censure e i sabotaggi, le idee giuste sono andate avanti.

    E crediamo che molti consumatori di olio di semi abbiano provato soddisfazione vedendo che oggi tutti si accorgono di quello che stanno facendo ormai da anni. Chissà quanti sono stati derisi perché mettevano l'olio nel serbatoio: "Vedrai che ti scoppia il motore!"

    Adesso mi avvicinano al bar e mi chiedono: "Senti, ma è vera questa storia che metti l'olio nel serbatoio?"

    "Sì lo faccio da cinque anni e se tu facevi come me a questo punto avevi risparmiato i soldi per farti una vacanza alle Seychelles, ma è meglio così, perché sei sfigato dentro e sicuramente ti facevi la vacanza quando c'era lo Tzunami ed eri già morto."

    Sì, lo ammetto, ho un piacere rabbioso a far notare a questi disinformati per vocazione che la loro incapacità di fare attenzione gli ha causato danni enormi.

    Sono loro, la massa amorfa di quelli che non ascoltano, la zavorra dell'Italia.

    Ed è ora di dirlo che oggi la capacità di agire seguendo schemi diversi è lo spartiacque della qualità della vita di tutti.

    Chi ha ascoltato Beppe Grillo non si è fatto fregare dalla Parmalat.

    Chi ha ascoltato Cacao sul risparmio etico e il boicottaggio non ha comprato Enron e bond argentini.

    Chi ha letto come funziona la ricerca sul tumore sa che, se si ammala, deve iscriversi a un protocollo di ricerca, ottenendo così che il proprio tumore venga identificato. Se non ti iscrivi nei protocolli ti danno la cura standard. Se sei dentro ti danno la cura specifica per il tuo tumore. La differenza è l'80% di sopravvivenza.

    E se il tuo problema è che ti hanno perduto i bagagli e stai bestemmiando in aeroporto, hai grande vantaggio se hai letto la sintesi delle istruzioni di una nota compagnia aerea ai caposcalo che abbiamo pubblicato due anni fa. Il caposcalo deve recarsi presso l'orda dei passeggeri imbestialiti. Ascoltare per cinque minuti in silenzio tutte le proteste e individuare così i capopolo. Quindi proporre loro di appartarsi in un'altra stanza ("Così parliamo meglio") e dare loro tutto quello che vogliono. Anche più del dovuto. E promettere che si farà lo stesso con gli altri. Così si liquidano i ribelli. E poi ai pecoroni non si darà niente. Tanto non hanno i coglioni per fare qualche cosa. Sono gentucola che non si espone, non si sbatte, non partecipa. Peggio per loro!

    C'è chi va in vacanza in posti inquinati e affollati quanto una città e passa metà della vacanza in coda e chi no. C'è chi compra le camice da 100 euro al figlio e chi gli paga una vacanza a Londra per imparare l'inglese. C'è chi gioca con i figli e chi gli compra solo videogames.

    C'è chi ingurgita sonniferi, tranquillanti, antidepressivi e chi cerca di farsi nuovi amici. C'è chi continua a piangere per un lutto anche a dieci anni di distanza e chi cerca di rifarsi una vita. C'è chi va per terra e non si rialza mai più e chi, con fatica, cerca di capire i propri errori. C'è chi sbadiglia, si gratta, si stiracchia, scambia massaggi e chi non fa niente di tutto questo perché è sconveniente.

    C'è chi legge libri divertenti e guarda film comici e chi consuma solo prodotti violenti e terrificanti. C'è chi coltiva hobby, impara cose nuove, sperimenta cibi sconosciuti, prova nuove posizioni. C'è chi fa i conti con l'idea della morte e chi cerca di non pensarci.

    C'è chi ogni tanto ammette di sbagliare e chi non sbaglia mai.

    C'è chi ogni tanto cerca di non prendere le cose con pesantezza e chi passa la giornata a parlare male degli altri.

    C'è chi continua ad avvelenare i propri figli con la bistecchina agli ormoni, c'è chi accetta di venire separato dal figlio subito dopo il parto. C'è chi dorme insieme ai bambini piccoli e chi preferisce farli dormire da soli fin da neonati e poi si stupisce se piangono per tutta la notte.

    C'è chi allatta e chi no, anche se potrebbe.

    C'è chi fa l'amore tre volte la settimana e chi tre volte l'anno.

    C'è chi ogni tanto fa una passeggiata mano nella mano con qualcuno e chi ha deciso che non vuole più innamorarsi.

    E c'è chi, addirittura, accetta di vivere con una persona che non ama perché "conviene".

    C'è chi ha ancora speranze e chi ha solo rancori.

    C'è chi sogna un mondo migliore e chi ha smesso di dormire per non avere incubi.

    C'è chi quando si ammala partecipa al processo di cura, si informa, cambia abitudini, sogna di guarire e chi aspetta passivamente le medicine del dottore (o l'infuso del mago). È risaputo che chi partecipa emotivamente e intellettualmente alla cura, diventa soggetto del proprio mantenersi vivo, ha molte più probabilità di guarire. Ma questo è il meno, prima o poi dobbiamo morire tutti, ma chi vive passivamente non riesce a affrontare la morte in nessun modo che vada al di là del terrore e della disperazione.

    C'è chi invece è disposto a imparare che bisogna morire e magari, prima, prova a non sprecare l'esistenza.

    C'è chi vive a Milano e campa sei anni meno di chi vive a Macerata.

    C'è chi cerca buone notizie, c'è chi gode con quelle cattive.

    C'è chi fa il corteo per la pace e poi si compra le Nike, spreca calore, acqua e energia elettrica, dice che il commercio equo e solidale è radical-chic e beve solo Coca Cola.

    C'è chi fa volontariato, isola la propria casa termicamente e cerca di diminuire il proprio contributo alla guerra per il petrolio e chi va al bar a dire che lui a Berlusconi altro che un treppiede gli avrebbe tirato.

    C'è chi cambia la propria vita e chi aspetta che gliela cambi Prodi.

    La follia del sistema danneggia la gente e solo chi usa il cervello evita parte dei danni.

    Si tratta di un vero e proprio stile di vita.

    Oggi, per la prima volta nella storia del mondo, il fattore culturale ha un peso pari ai mezzi economici nel determinare la qualità della vita.

    Non parlo qui delle persone che sono vicine alla soglia di povertà. Parlo dei milioni di italiani che hanno un tetto sulla testa, due pasti al giorno, l'auto, la lavatrice, internet e il cellulare.

    Se questa gente che ne ha la possibilità iniziasse a ragionare ne avrebbe un grande vantaggio individuale e l'Italia rinascerebbe.

    Possiamo dire che non è colpa loro, poverini, non hanno avuto le occasioni per imparare a ragionare. È vero, non si può fargliene una colpa. Se nascevo in una famiglia diversa neanche io avrei saputo certe cose. Non è un merito saperle, è un caso. E certamente chi ha la fortuna di aver capito certe idee ha il dovere di cercare di comunicarle a chi è stato meno fortunato.

    Però dobbiamo iniziare a dirlo. C'è chi ha la fortuna di sapere e chi no.

    E questo fa la differenza nella vita più di una laurea, più di uno zio alla Regione. Dobbiamo dirglielo che la tv mente e partecipare ai quiz e fare sesso con le veline e i velini non è il massimo della vita.

    Dobbiamo dirglielo che ci fa tristezza vederli sprecare la loro vita, crescere figli senza amore, avvelenarsi con grande dispendio di mezzi, scegliere sempre la cosa più precotta. Mangiare il doppio delle medicine prescritte dal medico. Maciullarsi con decine di esami clinici e di radiografie inutili. Comprare sempre tutto al massimo del suo prezzo perché gli acquisti collettivi "fanno povero".

    Dobbiamo dirglielo che la loro vita è priva di fascino perché non sono loro a viverla.

    Dobbiamo raccontargli di quanto è diverso quando inizi a fare scelte, a capire che, in qualche modo, puoi influire sul tuo destino.

    Spiegargli che è vero che è più duro, rischioso, a volte deludente, ma che comunque, prendere in mano la propria esistenza rende la vita appassionante, colorata, degna di essere vissuta.

    Dobbiamo fargli capire che esiste l'onore di aver vissuto, di aver lottato, di essersi applicati con passione a un mestiere (la professionalità!!!) e averlo usato per costruire qualcosa.

    Però, perdonatemi, a volte, dopo anni che continui a ripetere ovunque (tv, radio, giornali, internet, libri) le stesse identiche cose e ti accorgi che davvero in pochissimi hanno capito, ti viene da urlare e da dire: ma cazzo, gente, aprite le orecchie. State vivendo come polli in batteria! Svegliatevi! Fate qualche cosa!

    Convincetevi che esistete veramente.

    E questa che state buttando nel cesso è la vostra unica vita!

    Jacopo Fo

    (23/03/2005 Tg0-positivo)