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Dice il saggio ...
"Iddio ha rimosso dagli uomini buoni tutti i veri mali: delitti, cattivi pensieri, propositi ambizioni e passioni sfrenate. Ha circondato gli altri uomini di falsi beni e ha illuso gli spiriti frivoli con un lungo e fallace sogno (Seneca (De providentia))

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  • La spiritualità del corpo Autore: Alexander Lowen

  • Depressi si nasce o si diventa?

    Depressi si nasce o si diventa?

    Da Treviso un importante contributo scientifico

    Un male oscuro che crea umore nero, mancato interesse per quanto si fa, perdita o aumento di peso, insonnia, agitazione o rallentamento psicomotorio, mancanza di energia, autosvalutazione, riduzione della concentrazione e spesso anche ricorrenti pensieri di morte.

    Non a caso la depressione è considerata il male del nostro tempo. Colpisce quando meno ce lo aspettiamo o rimane latente per anni, pronta a esplodere quando se ne creino le condizioni. Da anni è oggetto di studio di esperti e scienziati di tutto il mondo e un valido contributo è giunto proprio da Treviso dove ha sede l’Associazione Airda (Associazione Interdisciplinare Ricerca Didattica Autogenicità), alla quale aderiscono ricercatori e scienziati di fama mondiale come Giovanni Gastaldo e Miranda Ottobre. Proprio loro qualche settimana fa a Ca’ dei Carraresi (Treviso) hanno presentato i risultati delle proprie ricerche e le possibili strategie da adottare per migliorare la qualità di vita degli affetti da depressione, onde accelerarne la guarigione.

    Definire la depressione non è semplice e per evitare di addentrarci in un campo complesso risultando magari imprecisi e incompleti, utilizzeremo l’immagine prodotta da un paziente nel corso di una seduta: “Sto camminando in un prato fiorito; mi sento mancare la terra sotto i piedi, sprofondo, cado: come ho fatto a precipitare in questo buio nero dove non c’è nessuna realtà né sotto né attorno...? Sono come sospeso nel vuoto e non so dove appoggiarmi perché non c’è niente attorno. Sono qui, fermo, e aspetto non so che cosa... E’ troppo brutto stare qui dentro perché questo buio nero è più forte della mia volontà e io non sono più niente e il buio nero lavora dentro di me in modo tutto negativo. Ma dove si è generato? Vorrei proprio saperlo!”

    E dunque depressi si nasce o si diventa? E se accade dopo, come accade?

    “Nel nostro cervello – afferma Gastaldo – ci sono circuiti naturali, formatisi nel corso di milioni di anni di evoluzione che danno modalità di agire e reagire atte a mantenerci in vita e a sviluppare le nostre capacità e possibilità. Tali circuiti cerebrali sono formati da neuroni collegati fra di loro con miliardi e miliardi di contatti (o sinapsi). Nei primi 3/5 anni di vita, il cervello quadruplica la propria massa fino a raggiungere il 95% di quella dell’adulto; si formano dunque la maggior parte delle sinapsi e quindi dei circuiti”. Se da adulti reagiamo in modo troppo esagerato alle vicende della vita o, al contrario, in modo del tutto apatico o inadeguato, ecco che la causa potrebbe proprio risiedere in circuiti formatisi in modo non corretto: “La neurobiologia ci dice – aggiunge Gastaldo – che sono le esperienze a plasmare i circuiti. Se abbiamo depressione, come se avessimo subito la perdita o l’assenza di qualche realtà indispensabile alla nostra vita, significa che il nostro cervello ha avuto esperienza di perdita (o meglio ha percepito una perdita) negli anni in cui si sono formati i circuiti”.

    Ma quali possono essere le esperienze di perdita che faranno di un adulto un depresso? Secondo Gastaldo “come tanti altri animali, anche l’uomo non nasce capace di sopravvivere da solo; ha bisogno di essere assistito e fra gli animali l’uomo è quello che ha bisogno di essere assistito più a lungo. Nella parte più arcaica del cervello è scritto che l’assenza della figura materna significa dunque essere in balia dei predatori. Si attivano per questo circuiti di estremo disagio, di angoscia”. E dunque quando al ‘cucciolo d’uomo’ mancano presenza costante di una persona, attenzione, nutrizione, protezione, relazione d’amore, egli vivrà un’esperienza di mancanza e di perdita.

    Si intuisce facilmente così che la separazione del bambino dalla madre, soprattutto intorno agli 8 mesi di vita, può essere davvero un’esperienza traumatica e nociva. A volte accade in un modo all’apparenza innocuo, ma che il bambino può percepire come pericolo: la mamma riprende il lavoro, fa un viaggio, è occupata ad assistere un malato, lei o il bambino vengono ricoverati in ospedale e separati, la madre o altra figura importante muore. Inoltre le esperienze successive, nella seconda infanzia e nell’età adulta, saranno molto importanti perché accentueranno o attenueranno le distorsioni dei circuiti già formati.

    Potrebbe dunque succedere che la perdita di persone o realtà ritenute indispensabili scatenino i fattori che poi condurranno alla depressione. Ma in realtà questo male oscuro avrà radici molto lontane... La depressione porterà con sé rabbia, paura, sentimento di colpa e di inferiorità, paura dell’abbandono e del rifiuto. Nel timore di essere abbandonato o rifiutato il bambino diventerà buonissimo e bravissimo e costruirà tutta la sua personalità nel modo che crede gli altri desiderino da lui. “Non sviluppa dunque le proprie personali peculiarità – osserva Gastaldo -, la propria personalità. Di conseguenza gli rimane un vuoto interiore e ciò accentua l’insicurezza e impedisce lo sviluppo dell’autostima”.

    E come non bastasse, prima o poi rabbia, lutto e paura finiranno coll’incidere anche sulla salute fisica. Quando si ha paura, in tutto il sistema nervoso aumenta la produzione di adrenalina et similia mentre in caso di depressione diminuisce la produzione di seratonina, una sostanza chimica necessaria al funzionamento del sistema nervoso stesso: “Ora se questo scombinamento chimico – spiega sempre Gastaldo – è transitorio e proporzionato al fine, non succede nulla di patologico. Quando invece le cause sono rabbia, paura, lutto interni e persistenti nel tempo, allora accadrà un notevole malfunzionamento dei vari organi e, con il tempo, un danneggiamento fisico come per esempio artrosi, asma bronchiale, gastrite, ulcera gastrica, ipertensione, aborti, glaucoma...” La depressione inoltre cerca compensi nocivi, come il fumare, assumere alcolici o mangiare troppo, con ulteriori gravi ripercussioni sul corpo. E non solo: “A proposito dello stress – sottolinea Gastaldo – altra importante modalità di compenso/copertura della depressione con sue componenti (senso di perdita/lutto, paura, sentimento di colpa o di inferiorità) è lo stordimento nel superlavoro e nei frutti dello stesso”. Insomma il ‘lavoromane’ molto spesso è un depresso che si compensa vincendo la rabbia e la perdita con l’aver successo, con la carriera che lo porta a dominare sugli altri e ad avere quell’attenzione che tanto gli è mancata.

    Esiste allora una cura per uscire da questa spirale autodistruttiva? “I mezzi oggi attendibili sono da una parte gli psicofarmaci e dall’altra le psicoterapie – dichiara Gastaldo – Ognuno di questi mezzi ha precise indicazioni e precisi limiti”. Così gli psicofarmaci agiscono regolando la produzione dei neurotrasmettitori implicati nella paura, nell’ansia, nella rabbia riportando l’equilibrio nel sistema nervoso, ma con limiti: la terapia non è duratura perché non cambia l’impostazione dei circuiti neuronali, inoltre è molto difficile che i farmaci si adattino perfettamente al tipo di disfunzione dei neurotrasmettitori. D’altro canto, le più recenti ricerche di neurobiologia confermano che il cervello continua a essere plastico per tutta la vita. “Ciò significa che possiamo rimodulare i circuiti. Ciò si è dimostrato possibile, ma non è facile! Occorre contrapporre alla serie di esperienze responsabili del disguido una serie di esperienze di segno inverso”. E questo è il compito di psicoterapeuti esperti che operano mediante colloqui, sedute immaginative o catartiche o analitiche, esercizi di ascolto di sé, di attenzione a quanto succede nella vita di tutti i giorni. “Si tratta di un lavoro psicologico che richiede però costanza e molto tempo: mesi o spesso anni. Attraverso di esso però – conclude Gastaldo con ottimismo e speranza per chi vuole guarire - si passa da una situazione di ‘male oscuro’ a una situazione di vita”.

    Per info Airda, via Chiesa di Ponzano Veneto 8 31050 Ponzano Veneto. Tel 0422 440862.

    (25/02/2005 Tg0-positivo)