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Dice il saggio ...
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  • Calendario lunare Autore: AAVV

  • La paura e i mass media

    La paura e i mass media

    Indagine sulle inquietudini della gente e sul ruolo dell’informazione oggi

    Paura, inquietudine e incertezza nel futuro sembrano ormai compagni inseparabili della nostra vita quotidiana. Ovunque ci sentiamo ‘assediati’ da notizie di tutto il mondo che, grazie ai mezzi di informazione (o mass media), entrano senza alcun filtro nelle nostre case portando immagini di dolore e di morte, disgrazie e disfunzioni. Eppure sono in molti ad affermare con una certa ironia – compresi gli stessi operatori dell’informazione – che se non vi fossero giornali e televisioni le notizie non accadrebbero.

    E’ nato prima l’uovo o prima la gallina?

    Chi ha lavorato all’interno delle redazioni può dire, a onore del vero, che delle migliaia di informazioni che giungono tutti giorni attraverso le agenzie di stampa nazionale poche sono in realtà ‘tragiche’ o ‘negative’. Pure, finiscono in primo piano per quella loro capacità di ‘far notizia’ lasciando per questo l’interrogativo: la gente ha paura perché davvero il mondo sta precipitando nel caos oppure ha paura perché è fatta oggetto continuo di notizie inquietanti che alla lunga logorano e creano una nuova realtà? Insomma, a dirla come i filosofi, nasce prima l’uovo o prima la gallina?

    Se n’è parlato nel corso di un importante seminario realizzato in Veneto dall’Agenzia di Stampa “Il Redattore sociale”, qualche settimana fa a Vicenza. In questa due giorni numerosi esperti hanno presentato la propria esperienza mettendola a confronto con la realtà vissuta quotidianamente dagli operatori dell’informazione e dai principali interlocutori sociali e pubblici. E dunque: perché in Veneto questa sensazione di paura? E che ruolo hanno i mass media? Ne sono solo ignari portavoce oppure finiscono col fare da megafono a problemi comunque risolvibili? “Non c’è dubbio che nella nostra Regione si avverta oggi una sensazione pesante di inquietudine ma, a mio dire, è più frutto di una percezione collettiva che può influire sui mass media che frutto di dati oggettivi – ha introdotto Lucio Babolin nella seconda giornata di studi – Tale percezione si lega soprattutto all’economia del Nordest, al suo andamento, al decremento demografico, al peggioramento ambientale e alle politiche che arrivano in ritardo rispetto all’evoluzione del sistema”.

    Nulla di nuovo sotto il sole...

    Lo scenario che si presenta oggi agli occhi della gente è dunque il seguente: il settore manifatturiero sta scomparendo, avanza la delocalizzazione, decine di migliaia di persone si trovano senza posto di lavoro, l’ambiente subisce i forti ritardi delle politiche che dovrebbero prendere decisioni lungimiranti, ci sono decine e decine di inserzioni di capannoni in affitto o in vendita, l’immigrazione è percepita come una minaccia. Di tutto questo, diventano complici la precarietà nel mondo della comunicazione voluta dal sistema editoriale per ‘controllare’ meglio gli operatori dell’informazione, l’avvento dell’era del computer che imprigiona il giornalista sulla seggiola per governare un enorme flusso di notizie e infine una concentrazione del potere editoriale in gruppi sempre più grossi. Tutto questo ovviamente genera tensioni, stress e la conseguente chiusura in ciò che si conosce e che protegge. La paura del nuovo diventa così il motore delle proprie azioni. Eppure verrebbe da dire, con un sano ottimismo, ‘nulla di nuovo sotto il sole’: “L’incertezza rispetto al lavoro – ha aggiunto Stefano Allievi, sociologo – genera precarietà. Ma non è una cosa nuova. La maggior parte delle popolazioni mondiali vive così e non produce necessariamente paura. La cosa nuova qui è che ad aver paura è una società benestante, perché chi ha minor ricchezza ha minor paura della precarietà anche se magari ha paura di qualcos’altro. Insomma, se nutre paura nell’economia chi ha tutto significa che non è l’economia la causa di questi timori. In realtà noi viviamo in una società che considera il dinamismo un pregio. Cambiare lavoro, paese, ambiente è un punto di forza ma il cambiamento continuo produce chiusura. Si innestano problemi di comunicazione che nessuno spiega, né il sindaco né il prete. Se dunque questa paura può essere alla fine considerata fisiologica, è anche vero che qualcuno vuole rimanga patologica, come forti poteri economici, politici e religiosi”. E il ruolo dei mass media?

    Novelli sacerdoti del Terzo Millennio

    Gli operatori dell’informazione diventano una sorta di ‘novelli sacerdoti’ del Terzo Millennio: parlano alle masse, indirizzano i pensieri e i costumi gettando i presupposti per la società futura. Questo è un dato oggettivo. E proprio per questa loro importanza, spesso vengono usati senza che neppure se ne accorgano: “I mass media ci cascano in pieno – commenta Allievi – Riproducono tutto questo e fanno da volano moltiplicatore che ben riesce in una società fatta di immagini. Così succede che il giornale di ‘inchiesta’ pian piano venga sostituito dai ‘fattoidi’, eventi verosimili che ‘potrebbero accadere’: in qualunque momento potrebbe esserci l’emergenza terrorismo islamico per esempio e questo basta per aprirci giornali e tv e far carriera. Servono invece deontologia e senso del dovere nel maneggiare le emozioni altrui. Senza inseguire sempre le dichiarazioni e i commenti ai commenti ma soprattutto facendo grande attenzione alle conseguenze che una notizia avrà tra le persone”. “In realtà – commenta Andrea Camporese, segretario Sindacato Giornalisti del Veneto – non è stato provato che cavalcare la cronaca nera porti più lettori. Ci sono dati che parlano di un incremento di lettori cavalcando ‘certi’ fatti di cronaca nera. Ma ho dubbi che siano dati scientifici. In realtà, secondo me, si è cavalcata un’emozione. E allora penso questo: che se si cavalcasse qualcos’altro, qualcosa di migliore e di costruttivo, forse si otterrebbe lo stesso risultato portando benefici alla nostra società”.

    Paola Fantin

    (17/02/2005 Tg0-positivo)