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  • Circondati da una foresta di antenne e bombardati dalle ond

    Circondati da una foresta di antenne e bombardati dalle onde magnetiche

    (La tribuna di Treviso, 27 febbraio 2000)

    Un convegno a Godega traccia la mappa dell'inquinamento. Un esperto: «Tre minuti di telefonino "riscaldano" il cervello per ore»

    Elettrosmog di Marca. Grave e pericoloso. Come non bastassero le tradizionali fonti d'inquinamento elettromagnetico, c'è una foresta di antenne che cresce ogni giorno di più. 70 impianti di emittenti radio, con una potenza media in antenna di circa 3300 watt. 75 strutture per emissioni televisive, con 230 watt di potenza in antenna. Ben 115 stazioni radio base per telefonia cellulare; le loro antenne sono cariche di 85 watt ciascuna. Non ci sono più abeti o larici sul monte Cesen, sopra Valdobbiadene, sul Col Visentin e sul Col Toront, alle spalle di Vittorio Veneto, ma abbondano i tralicci. Una mappa dei rischi, però, non esiste ancora. «La Provincia di Treviso ha avviato, con il dipartimento Arpav un programma di mappatura e monitoraggio, in modo da disporre di una localizzazione cartografica delle stazioni radio base per telefonia cellulare e dei rispettivi valori di campo elettromagnetico - fa sapere l'assessore provinciale all'ambiente Leonardo Muraro - Altrettanto prevediamo per gli impianti radiotelevisivi e gli elettrodotti. In particolare monitoreremo i valori di inquinamento elettromagnetico nei grossi centri, Treviso, Castelfranco, Conegliano, Montebelluna e Vittorio Veneto».

    Lo studio, annunciato da Muraro ieri al convegno internazionale di Godega sulla «Bioarchitettura per una città da vivere», verrà ultimato entro un anno. Saranno coinvolti giovani laureati, che potranno contare su borse di studio. «Preoccuparsi perché abitiamo ai piedi di antenne e tralicci, o sotto le megacondotte dell'Enel, sta bene, però - ha messo in guardia Claus Scheingraber, medico elettrobiologo di Monaco, gli oltre 400 convegnisti di Godega, provenienti da tutto il Nordest - guardiamoci anzitutto dai telefoni cordles che, a portata di mano, vale a dire a 40 centimetri, hanno un'intensità di campo da 3 a 5 volte superiore dal pilone telefonico o televisivo a 30 metri di distanza». Il summit di Godega, animato da alcuni tra i più autorevoli esperti d'inquinamento elettromagnetico ed architettura sostenibile, ha certificato che è da ripensare la stessa casa che abitiamo, oltre che il contesto in cui è inserita. «I letti in metallo - esemplifichiamo con Scheingraber - danno luogo ad un'intensità di campo fino a 500 volte quella del campo magnetico della terra. A breve termine non producono malattie, ma queste possono insorgere dopo 15-20 anni». Il rischio maggiore, tra le mura domestiche, è rappresentato comunque dall'interazione delle diverse frequenze: telefoniche, televisive, radiofoniche. Si fa un gran dire sulle «proprietà malefiche del cellulare», Scheingraber le condivide tutte. «Dopo un colloquio telefonico di 3 minuti - suggerisce - bisognerebbe aspettare almeno tre ore per ripristinare l'attività cerebrale che viene compromessa». Se di per sé il campo elettromagnetico non genere automaticamente delle patologie, ma predispone il campo alle reazioni più diverse del corpo, dal mal di testa alla sclerosi multipla. Patologie che si aggravano col passare del tempo, diventando irreversibili dopo i 25-30 anni di esposizione. «Entro i primi 10 anni la probabilità è minima, inferiore al 10%; tra i 10 ed i 20 aumenta al 50%; poi schizza all'insù». I limiti di esposizione previsti dalle disposizioni legislative, in Italia come in Europa, non sono sufficientemente restrittivi. «Si prenda l'ozono - è l'esempio portato da Othmar Wassermann, direttore dell'istituto di tossicologia dell'università di Kiel, in Germania - già con 50 microgrammi per metro cubo d'aria, le piante ne risentono e bastano fra gli 80 ed i 90 microgrammi a metro cubo d'aria per compromettere determinate funzioni della persona umana. Ebbene, non possono essere che "politici" e quindi scarsamente affidabili valori quali i 180, 240 o 280 microgrammi per metro cubo, come stabiliscono determinate normative di legge». Come il piccolo David con Golia, il Comune di Godega Sant'Urbano ha provato ad usare la fionda contro gli interessi ricorrenti: concede il 30% di sconto sugli oneri di urbanizzazione - come spiegano il sindaco Andrea Peruch e l'assessore all'ambiente, Daniele Botteon - a chi costruirà o ristrutturerà la casa applicando i criteri della bioedilizia e, più in generale, salvaguardando l'ambiente (per esempio non edificando su territori attraversati da falde acquifere). Il primo plauso è di Ugo Sasso, presidente dell'istituto nazionale di bioarchitettura e docente universitario a Bologna, che, coordinando i lavori del convegno di ieri, ha ripetutamente osservato che «in bagno, cucina e camera da letto c'è più inquinamento che in fabbrica. Basti pensare che il 40% dei materiali utilizzati è potenzialmente aggressivo. E senza che vi siano leggi di protezione». Il motivo? «Le case, come le stesse città non rispondono alle esigenze di chi le abita, ma a ben altri interessi» ha sentenziato Lucien Kroll, uno fra i più autorevoli urbanisti europei (sta lavorando a Berlino), padre indiscusso della progettazione partecipata.

    Francesco Dal Mas

    (07/07/2000 Tg0-positivo)