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  • Mamma dopo i 35 anni Autore: Stefanie Schmid-Altringer

  • Giochi e filastrocche di altri tempi

    Giochi e filastrocche di altri tempi

    “Manìna bèla, fata a penèla, dove sito ‘ndata? Da la me nona. E cossa gatu magnà? Polenta e làte gate gate gate”.

    Parole nascoste nel fondo dell’anima, da chissà quanti anni. Eppure, preso tra le mani il libro della Sismondi Editore “Giocavamo giù in cortile”, i ricordi affiorano all’improvviso mentre il caro volto della mamma emerge dal passato col suo sorriso e la sua mano che alla fine della filastrocca solleticava il palmo della manina piccina. L’obiettivo del libro dunque è stato raggiunto: ricordare per trasmettere.

    “Giocavamo giù in cortile” è un’opera da non perdere. Perché a scriverlo non sono stati nomi roboanti e altisonanti, ma bambini del Terzo Millennio che, improvvisatisi giornalisti, hanno intervistato gli anziani della Casa Alloggio e Centro Diurno del Comune di Paese (Tv) impedendo così che la memoria andasse perduta. Da alcuni anni infatti, come racconta il presidente della Pro Loco di Paese Giampaolo Badesso, l’associazione si prodiga nella tutela e valorizzazione delle tradizioni e della storia del territorio. Il progetto “Giocavamo giù in cortile” ha rappresentato per la Pro Loco una tappa nuova che ha visto il coinvolgimento diretto delle scuole e degli anziani locali. “Con mezzi semplici – commenta Valerio Mardegan, sindaco del Comune di Paese, tra i sostenitori dell’iniziativa – ma con una regia intelligente, ecco riprodotta, in parole e immagini, la nostra infanzia che ora ci affascina e che non potrà non affascinare anche i ragazzi d’oggi, a partire da coloro che con il loro lavoro ne sono stati importanti protagonisti...”

    A beneficiarne però non solo i bambini delle elementari “Giosuè Carducci” di Porcellengo e “Treforni” di Paese insieme alle medie “Casteller” e alla materna “Casa Mia”, ma anche gli stessi anziani che hanno recuperato il filo della loro identità ritrovando, in un certo senso, una nuova collocazione nel mondo odierno. “Era incredibile vedere – racconta il libro – come alcuni automatismi facessero scaturire la memoria anche di chi soffre forme di demenza: le filastrocche, in particolar modo, hanno avuto la funzione di riportare in superficie parole ed emozioni felici”.

    Il progetto era articolato in più momenti dove i ragazzi hanno prima ‘intervistato’ i propri nonni, poi gli anziani di Paese. Hanno imparato le filastrocche, hanno provato i giochi, hanno costruito bambole di pezza e disegni per rappresentare quanto apprendevano e hanno anche approfondito la lingua trevigiana: “Abbiamo compilato tante tabelle complicate per arrivare a capire che i nostri nonni giocavano molto, ma meno di noi perché aiutavano i loro genitori nei campi; giocavano soprattutto nel grande cortile di casa, spessissimo in compagnia di cugini e fratelli – raccontano i ragazzi – Altroché noi a casa da soli col computer!”

    E così ecco raccolte in un unico libro - gradevole perché di facile lettura e perché illustrato dalle mani dei bambini - un patrimonio di conoscenze da leggere, imparare e insegnare. Ecco come si giocava allora allo scondicùco, alla manina, alla mòmola, alla moscacieca omo nero, al bocìn spanèla, al pìto, al pantòco o canpanòn, al zògo de la bàla e al fassolèto. E poi una ricca serie di conte o filastrocche (circa una cinquantina) che venivano recitate in più occasioni dalle mamme, dai nonni o dalle sorelle più grandi per intrattenere, educare, contare divertire e addormentare.

    Molte di esse sono davvero famose e ci piace ricordarne qualcuna:

    ·        Cavalino bìso: “Cavalino bìso, la mama va a Treviso, el papà va so i campi, co’ tre cavali bianchi, bianca la sèla, tuti zò par tèra”.

    ·        Careghéta d’oro: “Careghéta d’oro, che porta ‘l me tesoro, che porta ‘l me bambìn, careghéta careghìn, careghéta caregòn qua se senta ‘l me paròn, qua se senta so soréla, careghéta, careghéla”.

    ·        La Befana vien de nòte: “La Befana vien de nòte co’ le scarpe tute rote, co’ ‘l vestito da romana, viva viva la Befana”

    ·        Scioglilingua: “Bongiorno conpàre Tachi! Me tàchito i tachi a mi? Mi che te tache i tachi? Tachite ti i to tachi!”

    Per qualsiasi informazione rivolgersi alla Sismondi Editore al 347 7580982

    Paola Fantin

    (25/01/2005 Tg0-positivo)