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    Private, quando l'uomo vince sulla divisa

    Il film di Saverio Costanzo presentato ad Antenna Cinema 2005

    Era un giorno come tanti altri e solo qualche sparo lontano interrompeva la tranquillità di una famiglia ormai abituata a convivere con una guerra e una violenza, che aveva sempre e solo sfiorato le mura domestiche.

    Poi d’improvviso, una notte, l’inferno. Un gruppo di soldati israeliani entra nella casa della famigliola dello scrittore palestinese, che proprio quella mattina aveva discusso con la moglie, piena di cattivi presentimenti e preoccupata per i cinque figli. Da quel momento in poi la casa di due piani viene divisa nelle tre zone A,B,C.

    La famiglia, pacificamente, rifiuta di andarsene e viene quindi confinata al piano di sotto. Al piano di sopra le è proibito salire, pena la morte, e la notte tutti vengono chiusi a chiave in un unico salone mentre i soldati rumoreggiano, si esercitano, mettono sossopra le cose che trovano in giro. Ma nonostante la reciproca paura, tutti troveranno il modo di mettersi nei panni degli altri e crescere nella loro consapevolezza al di là di ogni pregiudizio ancestrale e manipolato.

    Inizia così la difficile e privata convivenza tra due popoli diversi che da anni dialogano con le armi. E inizia così anche Private, il film che porta la firma del regista trentenne Saverio, figlio di Maurizio Costanzo, presentato il 16 gennaio scorso in anteprima all’apertura di AntennaCinema 2005 a Conegliano, grazie alla prestigiosa collaborazione fra AntennaCinema e Istituto Luce - Cinecittà Holding.

    Il film - prodotto da Mario Gianani e vincitore del Pardo d’Oro al 57° Festival Internazionale di Locarno come miglior film e come miglior attore (Mohammad Bakri) - ha già fatto parlare di sé e lascerà ovunque il segno, in particolar modo nei 35 Paesi in cui è stato venduto. Perché affronta in un modo per niente banale e scontato il delicatissimo tema della guerra tra Israele e Palestina. Questa volta però, lasciando da parte la politica e la ragion di Stato e andando direttamente dentro le persone e la loro quotidianità.

    Il film è stato girato, per motivi di sicurezza, in Italia, a Riace (Rc) ma è stato interpretato da attori palestinesi e israeliani. Private filma momento per momento i pezzetti del mosaico di una vita forzata in casa, tra la paura e i pregiudizi. Una storia vera, ricostruita sulla base delle testimonianze dei protagonisti che entra nei cinema per lanciare il suo messaggio.

    A raccontarcela è lo stesso Saverio Costanzo.

    Come nasce Private?

    Private nasce con l’intenzione di non dare giudizi. Non potevo fare un documentario, vista la pericolosità dei luoghi coinvolti e così ho optato per un film.

    Un film basato però su di una storia vera...

    Sì, lo scrittore protagonista resiste pacificamente dal 1992 a questa quotidiana invasione dei soldati, conducendo una vita normale nell’assoluta anormalità, guidata innanzitutto da una visione della pace molto pura.

    Come hanno reagito le due parti?

    Sia gli Israeliani che i Palestinesi volevano la realizzazione del film perché la politica è una cosa, l’uomo ben altro. Non è stato facile sul set, perché si sentivano fieramente Palestinesi e fieramente Israeliani. In un certo senso, si è creato come uno psicodramma, una specie di sfogo dei vissuti degli attori che diventavano davvero Palestinesi e Israeliani, non recitavano ma dialogavano. E così raccontando le piccole cose, sono emersi i grandi contrasti dei due Paesi. Gli Israeliani hanno visto il film e non si sono sentiti giudicati perché Private ama gli uomini, non le divise. Non siamo però riusciti a venderlo, purtroppo sarà difficile che un simile film entri nei circuiti commerciali per parlare alla gente. L’accoglienza ricevuta comunque si è rivelata più positiva delle aspettative, speriamo succeda altrettanto anche in Palestina..

    Quale obiettivo si proponeva con Private?

    Non dare alcun giudizio sugli uomini, ma sulla politica che si ritiene sbagliata su ambedue i fronti: quello israeliano di occupazione e quello palestinese di terrorismo. E non ci sono mezze misure per raggiungere questo fine. E’ per questo che raccontiamo una realtà traumatica quando una casa – che potrebbe essere la casa di ognuno - è occupata.

    L’unico contatto ‘umano’ tra il capo della pattuglia israeliana e lo scrittore palestinese è quello ‘shalom’, detto poco prima di lasciare la casa... Ha un qualche significato?

    Non potevamo andare oltre questo segno, sarebbe stata una finzione e non volevamo raccontare la finzione. Ma è un inizio di dialogo alla pari, molto importante. E’ il messaggio di questo film, perché riteniamo che il cinema sia uno strumento universale in grado di trasmettere messaggi di valore. E di questo siamo fieri.

    Paola Fantin

    HANNO DETTO DI PRIVATE

    “Penso che sia i Palestinesi che gli Israeliani debbano vedere questo film, ambientato quasi esclusivamente all’interno della casa di una famiglia palestinese, mostrando come, - nonostante la sanguinosa strage vissuta da ognuno di noi quotidianamente - siamo prima di tutto delle persone con una vita che va al di là della guerra ... – è stato il commento di Alon Garbuz, direttore Cineteca Tel Aviv, dopo la visione di Private - Ed è questo che mi ha scosso, l’aver visto i nostri popoli in lotta che improvvisamente parlano tra di loro, accadeva nel film e mi chiedo se non possa succedere anche fuori. Il film dovrebbe essere mostrato ai giovani e agli adolescenti accompagnato da dibattiti e discussioni. L’autore interrompe la vicenda proprio quando sembra nascere un contatto tra le due parti. Resta una domanda: è maturo il tempo per il dialogo?”

    CHI E’ SAVERIO COSTANZO

    Nasce a Roma nel 1975. Figlio del noto Maurizio Costanzo, Saverio si laurea in sociologia delle comunicazioni alla Sapienza e inizia a lavorare come conduttore radiofonico. Nel 1997 realizza due spot contro la droga per Fabrica, del gruppo Benetton. Nello stesso anno scrive la sceneggiatura del corto Il Numero e di Una famiglia per caso, telefilm prodotto da Rai Uno. Si affaccia nel mondo dei documentari nel 1998, anno in cui lavora a New York come aiuto regista di Reiro Kaduff in The Business of Death. Nel 1999 il suo primo documentario, Caffè Mille Luci, sessanta episodi che descrivono la comunità italo-americana partendo dai clienti di un piccolo bar, cui segue Sala rossa (2001) - un documentario fiction in sei episodi premiato al Festival di Torino – che affronta le lotte e le tragedie vissute in un pronto soccorso ospedaliero.

    È in occasione di un viaggio in Israele che Saverio Costanzo scopre il fatto di cronaca cui si ispirerà per Private. Resterà sei mesi in Israele per scrivere la sceneggiatura, in collaborazione con Sayed Qushua. Il film poi vincerà il Pardo al Festival di Locarno 2004.

    (25/01/2005 Tg0-positivo)