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  • Mamma dopo i 35 anni Autore: Stefanie Schmid-Altringer

  • Il Castello di Montebelluna: storia e vicissitudini

    Il Castello di Montebelluna: storia e vicissitudini

    E’ la città paleoveneta per eccellenza. Un cartello all’ingresso del territorio accoglie qualsiasi visitatore, incuriosendolo e spingendolo innanzi. Perché Montebelluna, insieme a Este, Padova, Altino, Treviso, Oderzo, Mel, Ceneda, Lagole di Calalzo e Adria, fu tra i centri principali della civiltà dei Paleoveneti o Veneti Antichi.

    La sua storia, pur celata dalla massiccia trasformazione industriale, non sfugge ad occhio attento e studi recenti testimoniano che sotto la superficie si nascondono ancora grandi segreti.

    Di certo è noto che la Marca Trevigiana fu terra di confine e per questo costellata di innumerevoli castelli e fortezze: tracce ve ne sono ancora a Susegana, Conegliano, Vittorio Veneto, Castelfranco, Roncade.

    Ma quello che ben pochi sanno, eccettuato forse i montebellunesi, è che anche Montebelluna aveva un suo castello. Di esso rimangono pochissime tracce ma i documenti e le testimonianze archeologiche parlano chiaro: almeno fino agli inizi del XVII secolo si vedevano ancora i segni delle mura e degli edifici del Castello. Ma quando venne eretto? E perché fu distrutto? Domande che trovano risposta nello studio attento e particolareggiato dello storico Tarcisio Zanchetta “Il castello di Montebelluna”, a cura del Gruppo Archeologico del Montello.

    Montebelluna, una città dalla storia antichissima

    Montebelluna fu un centro di grande pregio e interesse, in particolare Mercato Vecchio: “E’ grande l’importanza storica e preistorica di Mercato Vecchio – scrive il professor Savino Gola del Gruppo Archeologico – Nei campi di questa collina di Montebelluna sono stati trovati tanti reperti che appartenevano agli uomini che qui abitavano nei lontani tempi della Preistoria. Vicino al nuovo villaggio, a nord del Colle, sono state trovate tre asce di rame simili a quella che aveva con sé l’uomo alpino di Similaun che ora si trova al Museo archeologico di Bolzano: quest’uomo è vissuto intorno al 3300 a.C. Si può pensare che a Mercato Vecchio venissero usati strumenti di rame 6000 anni fa!”

    Proprio quella zona così strategica e nota fin dall’antichità sarebbe divenuta perciò la sede adatta a costruirvi il castello. Questo edificio avrebbe occupato l’area che va oggi sotto il nome di “Casteller”: confinava a est con il dirupo della riva verso Biadene mentre ancora adesso è limitato da un terrapieno nei tre lati rimanenti su cui si innestava l’antica muraglia. Il ‘Castelliere’ era del resto molto diffuso in quella zona (in tutto il Montello, a Biadene, Venegazzù, Selva etc) ed era una grande struttura in terra – forse abitata o adibita al culto – costruita nell’Età del Bronzo Medio-Recente (XV-XI sec), paragonabile alle strutture megalitiche europee che apparvero addirittura prima delle piramidi egiziane (IV-II millennio a.C.).

    Quel luogo insomma sarebbe stato il primigenio cuore cittadino, tanto che si ipotizza che proprio lì fosse stato eretto il famoso santuario paleoveneto da cui sono provenuti i dischi bronzei di Montebelluna, ora nel museo civico di Treviso: “Noi pensiamo che la ‘città’ – scrive Zanchetta – avesse come centro il Castello di Montebelluna descritto in questa ricerca. E’ inutile cercare i resti delle case antiche, perché il materiale con cui erano costruite, sassi e pietre, è stato riutilizzato per nuove costruzioni come si faceva in queste zone fino a pochi anni fa... Da non dimenticare poi che le case dei Veneti avevano sassi, pietre e cotto alla base, mentre muri e tetto erano di materiali vegetali”.

    Oggi, una muraglia che si trova nella proprietà Zaffaina ricalca forse l’antica cinta muraria.

    Cosa significa “Montebelluna”?

    All’abitato di epoca paleoveneta si sovrappose quello di epoca romana e poi successivamente quello paleocristiano. Sembrerebbe che intorno al IX secolo venisse istituita la ‘Pieve di Montebelluna’, nominata insieme a quella di Cornuda in un documento del 1152. “Ciò non significa – tiene a precisare Zanchetta – che già prima di quell’epoca non fosse esistito un luogo di culto nella zona”.

    Ma cosa vuol dire il toponimo Montebelluna? Per gli studiosi è ancora un dilemma da risolvere: “I termini Montisbelluna, monticello o Montello, Mons Calvus – spiega Zanchetta – hanno per tutti il significato di Monte – di – Belluna, monte – piccolo, monte – Calvo. Cosa significhi poi questo Belluna è un mistero; se aggettivo, potrebbe essere bello; se sostantivo, Bellona, la dea della guerra o Beleno, il dio celtico di Aquileia da cui la Beligna, oppure da Berua, Belua, Beluna”, forse la radice di una parola venetica. Secondo lo studioso Matej Bor il toponimo di ‘monti Berici’ deriverebbe il nome da Brezine ovvero ‘alture’. Del resto la stessa parola dialettale Bero ha attinenza con il significato di ‘curve collinari’.

    Il Castello di Montebelluna e le sue vicissitudini

    Secondo Zanchetta, già in epoca longobarda si sarebbe formata una vera e propria struttura fortificata, rafforzata intorno al 899-949 durante le guerre contro gli Ungari e verso la fine del X secolo, con la concessione del feudo al vescovo trevigiano. Si sa da un atto del 1170 che il vescovo di Treviso diede in affitto il Castello, le case, i terreni, le mura, i fossati a Moderlano, castaldone del maniero.

    Nel 1153 i Trevisani erano in guerra con Ceneda e Conegliano e i Maltraversi, nobile famiglia sostenitrice dei Coneglianesi. La storia si tinse di scontri e tentativi di supremazia tra le varie fazioni, in particolare tra guelfi e ghibellini. Nel 1180 i Trevisani presero addirittura d’assedio Feltre che, stremata si arrese. La pace fu firmata proprio a Montebelluna, che si confermò tra le fortezze più importanti di Treviso. All’inizio del 1200 Treviso divenne centro di importanza politica ed economica in una regione chiamata ‘Marca Trevigiana’ che andava da Pordenone a Bassano, da Feltre a Mestre. Le invidie però non mancavano, soprattutto da parte del Patriarca di Aquileia. Scoppiò di nuovo la guerra tra Feltre e Treviso. Nel 1208 il Castello di Montebelluna venne ulteriormente rafforzato, probabilmente con una terza cerchia di mura. Nel 1230 Federico II lo confiscò e lo diede a Ezzelino da Romano che vi pose una guarnigione tedesca con grave rancore da parte del vescovo trevigiano e del Papa Gregorio IX.

    Gli anni passarono: intorno al 1300, il Castello doveva possedere una Rocca, il Castello stesso e la Cerchia di mura, sei custodi e svariati armigeri. Poi passò attraverso guerre, conflitti, miserie. Basti citare una data per tutte: il 13 marzo 1320, quando il Castello venne preso dagli Scaligeri: “La presa del Castello da parte delle soldataglie scaligere – commenta Zanchetta – fu un vero disastro per la popolazione che ebbe a soffrire angherie di ogni genere”. Alla vigilia della guerra di Cambrai (1509) però “parte delle muraglie erano state atterrate – descrive lo studioso -, alcune case del borgo erano rimaste all’interno delle Cerche mentre nel Castello restavano le vestigia di Santa Giulia e la torre della Rocca...”

    Agli inizi del secolo XVII c’erano ancora i segni delle mura e degli edifici del Castello mentre delle cerche murarie esistevano oramai solo terrapieni fossati. L’ultimo indizio del Castello si trova ora nel catasto Austriaco del 1846, con i resti del capitello, ex chiesa di S. Giuliana.

    La storia però non finisce qui. Le scoperte archeologiche e gli studi attenti degli esperti potrebbero riservarci ancora infinite e inattese sorprese...

    Per info Gam (Gruppo Archeologico del Montello), via Tofane 2, 31100 Treviso.

    Paola Fantin

    (25/01/2005 Tg0-positivo)