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  • Le chiese di Treviso

    Le chiese di Treviso

    Testimoniano la fede, l’arte, la storia e le tradizioni di un popolo che ha lasciato in ogni epoca il segno per i propri discendenti. A loro, alle chiese di particolare interesse storico e artistico entro le mura della città di Treviso aperte al culto, viene dedicata l’ultima fatica dello studio Veneto Comunicazione, che amplia così le sue pubblicazioni dedicate alla cultura di casa nostra.

    “Le chiese di Treviso”, ideato e curato da Antonio Barzaghi e Maria Rosaria Nevola con testi di Morena Abiti, Andrea Bellieni, Gabriella Delfini Filippi e foto di Clive Handerson, è un agile volumetto che conduce per mano il lettore nel centro storico religioso del capoluogo della Marca, attraverso un itinerario ben documentato e supportato da foto inedite a colori. “Ognuna ha una storia da raccontare – commenta il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo al quale è lasciato l’onore di presentare l’opera –, capolavori da far ammirare, tradizioni da rivivere: questo lavoro frutto di una positiva collaborazione apre a tutti noi e ai numerosi turisti nuove e stimolanti prospettive di conoscenza, ponendo nella giusta luce elementi stilistici e significative opere d’arte che impreziosiscono i nostri luoghi di culto. Treviso, infatti, nella sua contenuta dimensione si può quasi definire un Museo continuo, perché a ogni passo si possono gustare momenti d’arte, angoli e ambienti caratteristici che la rendono unica”. Treviso infatti ha origini antichissime. L’insediamento che dette origine alla città venne posto su tre modeste alture lungo la riva nord del Sile, in un’area delimitata da corsi formatisi dal Botteniga, il Cagnan di dantesca memoria e la Roggia-Siletto. Divenne un importante centro paleoveneto che a partire dal II a.C. subì una pacifica romanizzazione fino a ottenere nell’89 a.C. la cittadinanza romana e dunque lo status di ‘municipium’ di Tarvisium. Non fu toccata da grandi strade consolari ma fu suddivisa secondo il classico assetto viario dell’Urbe (il cardo corrispondente a via S. Margherita, Indipendenza, Calmaggiore; il decumano a via dei Martiri della Libertà). Venne fortunatamente risparmiata da Attila e fu prospera con i Goti e i Longobardi. Carlo Magno nel 776 ne fece addirittura una contea e vi stabilì un’importante zecca. Dopo le invasioni, verso il 1000, riprese a rifiorire sotto l’autorità del Conte di Collalto e in primis del Vescovo. Poi divenne libero Comune, riconosciuto de facto da Federico Barbarossa nel 1168 e ufficialmente dalla pace di Costanza, dopo l’adesione alle leghe veronese e lombarda. Fu il periodo in cui la città crebbe anche sotto il profilo urbanistico e vide l’insediarsi di ordini religiosi come i Domenicani e i Francescani che innalzarono chiese e conventi. I secoli successivi (XIII-XIV) furono caratterizzati da precarietà politica ma anche da grandi spinte culturali: fu attiva un’Università, prosperarono le grandi corti e salotti culturali dei Da Romano e dei Caminesi e fiorì nelle grandi chiese conventuali la nuova arte di Tommaso da Modena. Fu anche il periodo in cui si delineò in modo nuovo il tipico intreccio urbano e fluviale che caratterizza oggi Treviso. Nel 1400 Treviso venne interessata dall’inconfondibile gusto gotico-veneziano con le facciate trevigiane affrescate con meravigliosi tappezzerie colorate che ne hanno fatto, fino al bombardamento della II Guerra Mondiale, la “città dipinta” per eccellenza. Divenne meta di importanti artisti come Lorenzo Lotto, Pier Maria Pennacchi, Gerolamo da Treviso ma nel 1509, dopo la lega di Cambrai, mutò forma divenendo una vera e propria piazzaforte della Repubblica Serenissima in terraferma, ben munita e fortificata dalle mura di Fra’ Giocondo. Nonostante il gravissimo impoverimento subito con le soppressioni napoleoniche e i grandissimi danni ricavati dal bombardamento del 1944-1945, Treviso continua a oggi a conservare il suo aspetto di città di mura e acque, una sorta di piccola Venezia dagli scorci imperdibili che ne testimonia la grandezza storica e culturale. Le chiese presenti nel centro storico - ma altrettanta ricchezza si trova anche nel hinterland e in tutta la provincia – tracciano dunque la storia di una città dalle origini antichissime, di un salotto culturale, economico e religioso che ha attraversato il tempo: i suoi artisti, le sue corporazioni di arti e mestieri, gli importanti ordini religiosi che contribuirono a dare impulso alla vita cittadina hanno lasciato testimonianza di sé ovunque, soprattutto nelle opere architettoniche religiose.

    Il volumetto di Veneto Comunicazione, sostenuto dal Gruppo Compiano Iniziative culturali, si presenta perciò come un piccolo catalogo a uso e consumo dei cittadini ma anche dei turisti che vogliano percorrere un itinerario dalle mille sorprese: ogni chiesa ha infatti una sezione a sé stante suddivisa, anche graficamente, nei capitoli di “storia”, “architettura”, “arte”, “navate destra e sinistra”, “transetto” e “abside”, con foto e informazioni aggiornate e ben documentate. L’opera si presta così a una facile lettura da parte di tutti, anche degli studenti che vogliano approfondire la storia della propria città.

    Duomo e Battistero:

    Si trovano nella zona più antica della città e si formarono intorno a un a un nucleo cristiano sorto verso il III d.C. Presso questa zona è accertata la presenza in età romana di notevoli edifici pubblici come il teatro, un tempio e forse le terme alle quali, secondo alcuni studiosi, apparterrebbe il grande mosaico scoperto in via Canoniche.

    Tempio di S. Nicolò e Capitolo dei Domenicani:

    Chiesa conventuale dei Domenicani, sorse forse intorno al 1221. Famoso l’affresco colossale di S. Cristoforo di Antonio da Treviso (XV sec.), alto circa come una parete, gli affreschi di Tomaso da Modena tra i quali il ritratto del cardinale Ugo di Provenza (1352), primo esempio al mondo di figura con occhiali moderni.

    Tempio di S. Francesco:

    Fu eletta a pantheon delle maggiori famiglie e vennero seppelliti i Rinaldi, i Bonaparte, i Sugana, i Di Rovero e i Da Camino, signori di Treviso. Ma l’edificio ha un altro grande privilegio: accoglie le salme di Pietro, figlio di Dante Alighieri, e di Francesca, figlia naturale di Francesco Petrarca.

    Chiese di S. Lucia e S. Vito:

    La Chiesa di S. Lucia fu sede di numerose corporazioni cittadini e di molte scuole di arti e mestieri. Si ricordano quelle degli zuppari (giubbai), degli strazzaroli (rigattieri), dei pelizzari (pellicciai) e degli aromatari (droghieri). Sopra vi sorse il Monte di Pietà. Della chiesa di S. Vito invece si conserva la documentazione più antica,essendo citata in un diploma del 981 dell’imperatore germanico Ottone II.

    Paola Fantin

    (05/01/2005 Tg0-positivo)