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Dice il saggio ...
Gli uomini hanno la pietra di paragone per saggiare l'oro, ma l'oro è la pietra di paragone per saggiare gli uomini (Th. Fuller)

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  • I percorsi della Grande Guerra

    I percorsi della Grande Guerra

    Sconvolse buona parte della Marca Trevigiana e fu il primo conflitto davvero ‘totale’, dove civili inermi vennero uccisi e bombardati insieme ai soldati, mandati a combattere al fronte spesso contro la loro stessa volontà. Quanto accadde fra il 1917 e il 1918, meno di un secolo fa, è rimasto fortemente impresso nelle memorie delle generazioni e nella terra così terribilmente martoriata. Ricordare dunque per imparare a comprendere la storia del proprio passato e a riproporla alla memoria dei visitatori, come monito perenne contro ogni guerra all’umanità.

    E’ quanto si propone la Provincia di Treviso che qualche giorno fa ha presentato il primo degli itinerari eco museali previsti dal Piano Territoriale Turistico per la promozione del territorio trevigiano: i percorsi de "La Grande Guerra", progettati da Giovanni Callegari, Filippo Castagnoli, Amerigo Manesso, Roberto Tessari.

    Si tratta di 150 chilometri studiati nei minimi dettagli e suddivisi in tre momenti salienti: “L’Ultima Cima” dove si svolse la battaglia d’arresto dell’avanzata, la “Battaglia del Solstizio” sul Montello e la “Battaglia Finale” a Vittorio Veneto. Un itinerario che ha fatto la storia non solo dell’Italia ma di tutta Europa e che è stato inaugurato il 3 novembre scorso, in occasione dell'arrivo nella Marca del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, presente di persona in cinque siti del percorso. "La visita di questi percorsi - ha affermato l'assessore alla cultura Marzio Favero - è l'occasione per riflettere su eventi drammatici che hanno influenzato la storia trevigiana ed europea, per ricomporre una memoria comune proprio mentre gettiamo le basi per un'identità comune in Europa".

    Lungo questi 150 chilometri, il visitatore incontrerà il sacrario di Pederobba, la Mostra l’Arte ferita a Possagno, la mulattiera e il centro di documentazione di Crespano, la strada del Generale Giardino a Borso e la Cima Grappa. Proseguendo poi potrà visitare le trincee di Monte Palon, il campo di Battaglia del Monte Tomba con i suoi numerosi crateri, la Forcella Mostacin, l’Osservatorio del Re a Crocetta da dove Vittorio Emanuele III scrutava inosservato lo svolgersi delle battaglie, per finire al cimitero britannico di Giavera e al sacello di Francesco Baracca. Il percorso prosegue poi col sacrario militare di Nervesa e poco lontano con la barca da ponte che contribuiva a sorreggere a mo’ di pilone i ponti per passare il Piave. L’itinerario si conclude con la ‘Battaglia Finale’ e l’Isola dei Morti a Moriago dove furono ritrovati un grandissimo numero di cadaveri che cambiarono il nome della località, fino a Vidor e l’antichissima Abbazia del XII secolo abbattuta, a Tovena con la Strada dei 100 giorni costruita dagli Austriaci e veloce collegamento del Grappa con il Piave, per finire al Museo della Battaglia a Vittorio Veneto e al Castello di S. Salvatore di Susegana, quasi letteralmente raso al suolo e solo oggi finalmente visitabile.

    Un percorso facilmente percorribile, grazie ad una guida cartacea e ad apposite tabulazioni stradali, accompagnate da totem nei siti di rilievo. "Con i percorsi de ‘La Grande Guerra’ - ha affermato il Presidente della Provincia Luca Zaia - vogliamo valorizzare i luoghi che fanno parte della nostra memoria collettiva e ricordare ciò che fummo e ci accadde. Perché questo conflitto non fu la guerra dei patrioti ma delle mutilazioni volontarie, dei disertori. I giovani vennero tutti mandati al massacro e non volevano: e chi lo avrebbe voluto a 16 anni? Fu anche la guerra delle classi sociali dove i tenenti la passavano nelle tende e i poveri stavano nelle buche piene di pidocchi. C’era chi metteva fuori le gambe dalla propria postazione, sperando in una pallottola vagante che lo rimandasse a casa. Vi furono 200 mila diserzioni, migliaia di fucilazioni e moltissimi morti per fame in Sinistra Piave. E in quel periodo affidammo tutto alle nostre donne e c’è chi ravvisa in questo anche uno dei motivi per cui le donne oggi sono così attive nella nostra comunità, anche come imprenditrici. Non sono solo io a dire tutto questo ma moltissimi storici.".

    Una valorizzazione che prosegue anche con altre iniziative: “Abbiamo intenzione di creare un Grande Museo della Grande Guerra – ha concluso Zaia – dove raccogliere i numerosi cimeli esistenti e che non avrebbe paragoni con altri musei al Mondo, neppure con quello di Normandia. Chi è morto in guerra merita il tributo e il rispetto di tutta la comunità”.

    Paola Fantin

    (05/01/2005 Tg0-positivo)