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Dice il saggio ...
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  • Progettare spazi verdi Autore: AAVV

  • Piave, le ferite della grande guerra

    Piave, le ferite della grande guerra

    Per non dimenticare i soldati caduti nelle tre battaglie del Piave, i civili deceduti per stenti e per fame nei territori occupati e il patrimonio artistico irrimediabilmente perduto e per sempre rimpianto. E’ il difficile ma grato compito affidato a un libro di grande interesse, presentato lunedì scorso a Treviso e che abbraccia il periodo cruento tra il novembre del 1917 e l’ottobre del 1918. Si tratta del volume di De Bastiani Editore, “Piave, le ferite della Grande Guerra”, scritto da Innocente Azzalini e Giorgio Visentin e consegnato ieri, 3 novembre, nelle mani del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in visita nella Marca all’Isola dei Morti di Moriago della Battaglia. Sono trascorsi appena 87 anni da quei tragici momenti, eppure nel Trevigiano le tracce del conflitto sono onnipresenti. Le oltre 500 foto raccolte dagli autori, che saranno conservate nel Fast (Foto Archivio Storico Provinciale), mostrano in tutta la loro crudezza i momenti vissuti dalla popolazione trevigiana. Di tutto questo, testimone ancora vivente è il fiume Piave, al quale è dedicata l’opera e che divenne luogo strategico e madre di tutte le battaglie.

    Un fiume come tanti altri…

    Un fiume che la storia antica aveva già celebrato come testimoniano Plinio, Lucano, Marziale e Venanzio Fortunato ma che aveva un’importanza poco più che locale con i suoi 220 chilometri di lunghezza e 4 mila chilometri quadrati di bacino. A dire il vero divideva più che unire la Marca trevigiana, da sempre è tagliata in due rive: la Destra e la Sinistra Piave, diverse sotto certi aspetti per cultura e per lingua, ma profondamente unite nel coraggio, determinazione e resistenza, come dimostrò la storia. “Un corso d’acqua infido e imprevedibile – raccontano gli autori, uno insegnante alle elementari e l’altro un metronotte, profondamente appassionati alla storia della propria terra – oltremodo temuto dalle popolazioni rivierasche nel tratto inferiore, per le sue improvvise e devastanti esondazioni (l’ultima nel novembre del 1966) le quali, nel corso dei secoli, con i conseguenti dissesti idrogeologici, ne devieranno più volte l’alveo. Era considerato, piuttosto, un’utile via naturale usata da barcadori e zattieri per rifornire Venezia e l’arsenale, fino a un secolo fa, di materiali e legname del Cadore. In definitiva un fiume come tanti altri che scorreva distante dalle linee di combattimento e non ricopriva alcun ruolo strategico…”

    … che segnò la storia di tutto il Paese

    Fu infatti solo dopo lo sfondamento del fronte sull’Isonzo nel tardo autunno del 1917 che esso divenne l’ultimo baluardo della difesa italiana che ne fece il ‘fiume sacro alla Patria’, glorificato dal D’Annunzio e ancor oggi ricordato come tale nei numerosi cartelli posizionati in loco. Per tutto novembre e per tutto dicembre del 1917, ancor prima dell’arrivo degli Alleati, l’esercito italiano già dissanguato a Caporetto (30 mila morti e 300 mila feriti) riuscì a tenerne la sponda ovest e a respingere nella “Battaglia d’arresto” le truppe austrotedesche che tentavano di dare il colpo di grazia all’Italia. E così ebbe inizio una logorante, lunga e sanguinosa guerra di posizione di cui il Piave divenne una barriera invalicabile e che portò alla disgregazione e all’annullamento del nemico nella ‘Battaglia del Solstizio’, il novembre dell’anno dopo.

    E vennero la fame, la distruzione e la desolazione…

    L’opera di Azzalini e Visentin si suddivide in una prima parte storica, che spiega come si giunse a quel tragico inverno del 1917 che diede il via alle tre battaglie sul Piave. Poi si snoda in alcune sezioni che riguardano Treviso in particolare e poi tutti i Comuni che vennero interessati dalla linea del fuoco italiana e da quella austro-ungarica, per concludersi con gli ingenti costi di guerra e con un itinerario storico sui sacrari eretti e visitabili. Foto choc che rievocano in tutta la loro drammaticità i momenti vissuti da persone che non avevano mai desiderato la guerra e che fino a quel momento avevano badato alle proprie campagne, ai propri figli e alla propria vita tra i filò e la famiglia. Ma da Caporetto, con l’arretramento del fronte sul Piave, tutto cambiò. “I paesi, le borgate, le case coloniche – raccontano i due autori in quelle 400 pagine di ricerca – che vennero a trovarsi entro la gittata delle artiglierie o negli spazi di manovra di entrambi gli eserciti furono ridotti a cumuli di macerie e le fertili campagne, dissodate, bonificate, spianate da generazioni di fatiche e sudori, assunsero in breve un aspetto spettrale, disseminate di morti e detriti, scompaginate da innumerevoli crateri di bombe, desolate e improduttive. E la povera gente, spesso abbandonata dalle autorità civili, fu costretta a lasciare i propri averi e a sfollare…”. Fu un esodo disperato che interessò qualcosa come 400 mila persone, di cui 70 mila trevigiani: migliaia di loro non tornarono più nelle proprie case, stroncati dagli stenti, dal tifo, dalla malaria, dalla dissenteria e dalla febbre Spagnola. Erano quasi tutti vecchi, donne e bambini. Le foto raccolte nel prezioso testo mostrano quei crateri, quegli sfollati e poi gli invasori, i paesi distrutti. E dopo 87 anni, nonostante la ricostruzione e la successiva industrializzazione abbiano cambiato il paesaggio, si vuole ricordare ancora. “Per noi questo libro è la testimonianza della grande forza di volontà della gente trevigiana”, ha sottolineato Giorgio Visentin. “La forza d’animo della nostra gente non va dimenticata per questo deve essere trasmessa alle generazioni future – ha aggiunto Innocente Azzalini – insieme ad un patrimonio storico che altrimenti andrebbe perduto”. “Quest’opera ci dimostra come i veri detentori della cultura del nostro territorio siano in realtà i semplici cittadini – ha commentato il presidente della Provincia di Treviso, Luca Zaia - Dobbiamo ringraziare Azzalini e Visentin perché rappresentano una categoria di persone che si è adoperata per conservare la memoria e la storia del nostro Paese”. L’opera è stata resa possibile grazie al patrocinio della Provincia di Treviso, di 24 comuni trevigiani, di uno veneziano e di uno bellunese. Sponsor della pubblicazione, l’azienda Compiano. La Provincia di Treviso ha acquistato 200 copie del libro che saranno distribuite nelle principali biblioteche pubbliche.

    (05/01/2005 Tg0-positivo)