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Dice il saggio ...
Colui che non sa cosa è la vita, come potrà mai sapere cosa è la morte? (Confucio)

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  • I viaggi di Tg0: Cave di Predil

    I viaggi di Tg0: Cave di Predil

    Un tempo erano annoverate tra le maggiori miniere d’Europa e raccoglievano intorno a sé un centro fiorente. Oggi lasciano solo un paese che fatica ad accettare il suo declino perché l’economia ha deciso di delocalizzarsi altrove e un museo di estremo interesse che racconta quella che fu la storia delle Cave di Predil a Tarvisio, tra le cime del Kanigsberg e dello Funspitze. Qui si può ancora visitare il villaggio dei minatori che vi lavorarono, strettamente legato ai giacimenti di piombo e di zinco delle Alpi Italiane. All’apparenza si vedono solo muri grigi e insignificanti, ingentiliti dalla neve candida che cade abbondante nel corso dell’inverno, ma in realtà essi custodiscono miti, storie, scienza, tecnologia e cultura.

    Centro propulsore di quella che fu la fortuna di Cave e che rappresenta una speranza di nuovo sviluppo per il suo futuro è il Museo Minerario. Nel 2005 infatti verranno aperti alcuni percorsi all’interno della miniera, circa 5 chilometri percorribili nelle viscere della terra, come già accade da anni in Slovenia e Austria. Una nuova chance di sviluppo per Cave di Predil.

    Il Museo Minerario tra passato e futuro

    Al Museo un’amabile guida vi condurrà attraverso i segreti di quelle montagne sotto le quali, per chilometri e chilometri, si snodano gallerie tortuose e impenetrabili che videro la vita – e talvolta anche la morte – di migliaia di uomini.

    All’interno del Museo, è possibile ammirare la tipologia delle rocce estratte, gli strumenti utilizzati, i prodotti finiti e anche alcuni reperti molto antichi, come un pezzo di legno ‘piombato’ datato a un milione di anni fa e una moneta romana, traccia di come Cave fossero ben note ai Romani e anche prima. Per stimolare la fantasia dei più piccini e appagare la curiosità dei più grandi, non mancherà poi la ricostruzione di una vera e propria galleria che si illumina al passaggio dei visitatori. Sono infine raccolti anche i costumi dei cittadini di Predil, compresa l'uniforme di rappresentanza dei minatori con un grande pennacchio sul copricapo. Ma entro quelle mura che conservano secoli e secoli di storia, dove l’occhio non smette di posarsi per osservare quanto esposto, si raccontano anche molte storie. Storie di uomini e delle loro famiglie che almeno fino agli anni ’90 furono protagonisti dell’economia nazionale e oggi hanno quasi del tutto lasciato il paese, dopo la recente chiusura della miniera. Beffa del destino: non perché il giacimento si fosse esaurito ma perché gli furono preferiti siti, dove costa meno estrarre i materiali e costa meno anche la manodopera per farlo. Effetto e difetto della delocalizzazione?

    Qui i cittadini di Cave erano ampiamente assistititi, c’erano scuole, ospedali, servizi che non avevano nulla a che invidiare a grossi centri come Tarvisio o Udine. Qui in tempi che furono, sotto la reggenza di Maria Teresa d’Austria, si costituì una cooperativa di mutuo aiuto e assistenza tra i minatori rivolta ai più poveri ed era tutto organizzato per funzionare. Non c’era povertà.

    Eppure erano uomini come tutti gli altri, anzi più esposti degli altri ai pericoli che comporta il lavoro in miniera. Un cippo ricorda ancor oggi il crollo dell’ospedale del paese, avvenuto molti decenni fa. L’edificio sprofondò nel giro di qualche minuto, trascinando nella sua corsa nelle viscere della terra il medico di Cave, la sua famiglia e due assistenti. La terra sotto Cave infatti è percorsa da chilometri di gallerie a più strati e quel giorno il suolo cedette. A Cave però si raccontano anche altre storie, molto più misteriose e fantastiche.

    La leggenda del lago

    Vicino a Cave c’è un bellissimo laghetto, il secondo per estensione del Friuli Venezia Giulia. Il lago di Predil è bello sia d’estate che d’inverno: d’estate perché è la stagione più bella ed è un luogo adatto ai bambini e agli amanti della natura che possono riposare e rifocillarsi allo Chalet del Lago che vi si affaccia. Ma è bello anche d’inverno quando ghiaccia e la neve, illuminata dal sole, cade dagli alberi in piccole gocce argentate. Come tutti i laghi, anche quello di Predil conserva una leggenda. Si narra che in una notte buia e tempestosa una donna bussò alle case di Predil. Aveva tra le braccia un bimbo. Bussò a lungo, ma nessuno le aprì per offrirle un rifugio. Trovò ricovero solo presso una donna che viveva sola, in una casupola al limitar della foresta. Ella la fece entrare, rifocillare e mettere vicino al fuoco col suo bambino per asciugarsi. Poi le offrì un posto dove riposare. La notte passò senza più alcun incidente. Ma al mattino dopo, con grande costernazione, la povera donna scoprì che dei suoi ospiti non c’era più traccia. Si spaventò temendo che fossero periti per il freddo e si affacciò alla finestra. E fu allora che lo vide: davanti a lei c’era una grande distesa d’acqua. Il villaggio era scomparso e lei si trovava sopra un isolotto solitario. Era ancora preda dello stupore, quando udì una voce: “Tu mi hai accolto nella tua casa, insieme al mio bambino ma tutti gli altri hanno respinto la Madonna e suo figlio Gesù. Per questo il villaggio, tranne la tua casa, è sprofondato nel lago”. Leggenda o verità? Alcuni affermano di udire ancora in qualche sera d’estate il suono delle campane della chiesetta sprofondata nel lago, mentre sull’isolotto sono ancora visibili tracce dei muri di una vecchia casa. Il mistero rimane e aspetta solo di essere risolto.

    I due fornai

    Molto molto tempo fa, due fratelli conducevano insieme un forno per fare il pane. Gli affari andavano a gonfie vele e tutti conoscevano la bontà del pane sfornato a Cave, anche gli abitanti della vicina Slovenia. Un giorno però uno dei due fratelli scomparve. Grande fu la costernazione della famiglia che per anni lo cercò ovunque, inutilmente. Nessuno riusciva a capire perché il giovane fosse fuggito abbandonando tutto e senza dare più notizia di sé. Gli anni passarono e pian piano la storia del giovane fornaio venne dimenticata. Finché un giorno la verità venne svelata. Giunto alla fine dei suoi giorni, il fornaio rimasto convocò sul letto di morte la vecchia moglie. Non poteva più tenere per sé il suo segreto, doveva sgravare la sua coscienza. E fu allora che con orrore la famiglia intera apprese cos’era successo: il fratello non era mai fuggito da Cave, ma era stato assassinato dal fornaio, geloso dell’amore nato tra lui e la moglie. A quanti conoscevano la storia dell’infelice giovane non rimase che piangerne la triste fine.

    La disfatta di Caporetto: un mistero ancora da risolvere?

    Molti non sanno che le gallerie di Cave di Predil nascondono un altro mistero che immagini scattate all’epoca e visibili al Museo testimoniano in onore della verità storica. Da sotto le viscere di Predil si diparte infatti una lunga galleria che porta in Slovenia, passando sotto il confine tra Italia e Ex Jugoslavia. Di quella galleria poco o nulla si sapeva, ma la conoscevano bene gli Austro-Ungarici che durante la I Guerra Mondiale la utilizzarono per far passare, non viste, le proprie truppe. Centinaia di migliaia di uomini la percorsero per giungere in territorio italiano, all’improvviso e in modo inaspettato. E proprio poco dopo questa sortita, avvenne la terribile disfatta di Caporetto. Gli Italiani ne vennero a conoscenza successivamente, ma si guardarono bene dal rivelare il segreto: vergogna, pudore o desiderio di riutilizzare questo potente mezzo a proprio vantaggio? Una cosa è comunque certa: solo alcuni libri di storia ne farebbero oggi parola, come ci racconta la nostra guida di Predil. Ma il segreto di Stato permane tuttora.

    Paola Fantin

      

    (31/12/2004 Tg0-positivo)