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  • Incremento demografico, inquinamento e mondialismo: riuscir

    Incremento demografico, inquinamento e mondialismo: riuscirà il nostro pianeta a sopravvivere all'uomo?

    Sir Julian Huxley fu il primo scienziato che, all’inizio degli anni Trenta, previde l’attuale incremento demografico denunciandone i rischi e proponendo quale unica soluzione il controllo delle nascite. Huxley fu accusato di "inquinare l’etere" con previsioni radiofoniche e successivamente di "diffondere allarmismi ingiustificati" quando, con altri scienziati, dichiarò che la popolazione mondiale avrebbe superato i tre miliardi a fine secolo: in realtà si passò dai due miliardi dell’anno 1930 ad oltre tre miliardi nel 1963. All’inizio degli anni Settanta il lungimirante Huxley scrisse: "Riuscirà l’uomo a sopravvivere sul suo Pianeta? I livelli degl’inquinamenti, i ritmi con cui usiamo le nostre limitate risorse d’energia, il crescente divario fra la quantità di cibo di cui abbiamo bisogno e quello che produciamo sono tutti fattori che si sommano in una grave minaccia per la nostra stessa vita. Alla radice di questi problemi c’è la sovrappopolazione... L’enorme aumento demografico, unito a quei progressi tecnologici che sono stimolati da interessi economici, ha provocato uno sviluppo industriale incontrollato i cui rifiuti inquinano il terreno e l’aria, le acque dolci ed i mari... Per nutrire i popoli togliamo alla terra il suo contenuto di minerali naturali e poi la riempiamo di fertilizzanti artificiali. Per ottenere raccolti adeguati usiamo disinfestanti, molti dei quali dannosi alla vita animale ed umana. Ciononostante oltre metà dell’umanità attuale soffre la fame mentre le nostre materie prime (legno, petrolio, carbone e minerali vari) vengono consumati a ritmo allarmante. È necessario sia ridurre le nascite sia anteporre l’ecologia mondiale agli interessi economici affinché i nostri discendenti non debbano lottare disperatamente per l’esistenza su un pianeta ormai spoglio, affinché i nostri figli possano avere una vita degna d’essere vissuta". 

    Al demografo Julian Huxley ha fatto eco l’ecologo Barry Commoner scrivendo nella sua celebre opera "Il cerchio da chiudere" che nell’emisfero capitalista e nell’emisfero socialista "la tanto decantata società industriale, fondata sulla moderna tecnologia, ha comportato distruzioni ambientali nei Paesi sviluppati e sovrappopolazione nei Paesi in via di sviluppo". In effetti il rapido incremento demografico risulta legato alla rapida espansione industriale: la popolazione mondiale è passata dal miliardo dell’anno 1850 ai due miliardi del 1930, da oltre tre miliardi nel 1963 a circa sei miliardi nel 1999. I lungimiranti demografi ed ecologi sostengono a ragione che ulteriori aumenti della popolazione comporterebbero catastrofi planetarie e propongono quale miglior soluzione un razionale controllo delle nascite unitamente ad una drastica riduzione delle sostanze inquinanti: ciononostante "esiste una larga convergenza dei cattolici, delle sinistre e degli ottimisti tecnologici di tutte le confessioni sul rifiuto del controllo delle nascite" come sottolineato tempo fa da Alfredo Todisco nel suo sempre attuale Breviario d’ecologia. Neppure le nazioni più ricche, dotate delle più solide basi economiche ed industriali, sarebbero in grado di effettuare il raddoppiamento dei loro beni e servizi entro pochi decenni, ossia entro il periodo in cui gli ottimisti tecnologici ed i finanzieri mondialistici vogliono un ulteriore raddoppiamento della popolazione planetaria. 

    E cosa si verificherebbe in quei Paesi poveri dove si trovano ora circa tre miliardi di esseri umani che soffrono cronicamente la fame? Di certo ulteriori incrementi demografici comporterebbero ulteriori aumenti degli inquinamenti (già a livelli pericolosissimi) ed ulteriori distruzioni delle già ridotte risorse, sia alimentari che minerali, del nostro pianeta. Tutto ciò ad onta degli ottimisti tecnologici che credono possibile il ricorso all’ingegneria genetica per ottenere una tonnellata di grano da ogni metro quadrato coltivato, alberi da frutto che diano copiosi raccolti ogni giorno, bovini che raggiungano in breve tempo le dimensioni di brontosauri e che eroghino latte come fontane pubbliche. La soluzione più razionale, ribadiscono gli scienziati lungimiranti, consiste nella diminuzione delle nascite e degl’inquinamenti riportando la popolazione mondiale al livello ottimale di circa due miliardi. Anche per evitare quei conflitti che inevitabilmente spingerebbero le nazioni più forti ad impadronirsi, a danno delle nazioni più deboli, delle residue risorse alimentari e minerarie. L’attuale società consumistica dipende infatti da un rifornimento, in continuo aumento, di materie prime delle quali solamente l’acqua ed il legno si rinnovano naturalmente. Le altre materie prime devono essere estratte dalla crosta terrestre con l’impiego di denaro, tempo ed energia. Le crescenti complessità ed esigenze della società consumistica comportano la distruzione delle riserve del Pianeta a velocità sempre più alta. È stato infatti calcolato che entro pochi decenni risulteranno quasi esaurite le seguenti ricchezze: petrolio grezzo, gas naturale, uranio, platino, oro, argento, cobalto, piombo, manganese, mercurio, molibdeno, nichelio, stagno, tungsteno e zinco. Da questi minerali dipende l’attuale società industriale che, se ne venisse privata, crollerebbe catastroficamente coinvolgendo l’umanità intera. Si sottolinea inoltre che il tentativo di portare i Paesi poveri al livello dei Paesi ricchi richiederebbe 30 miliardi di tonnellate di ferro (le riserve attuali economicamente convenienti sono pari allo stesso quantitativo), 500 milioni di tonnellate di rame (riserve pari a 220 milioni), 300 milioni di tonnellate di zinco (riserve pari ad 85 milioni) e così via. Per portare al livello della cosiddetta "civiltà del benessere" la futura popolazione di circa dieci miliardi d’esseri umani (come vorrebbero i plutocrati mondialistici e gli ottimisti tecnologici) dovremmo quasi raddoppiare le tonnellate occorrenti: tutto ciò tra risorse alimentari sempre più scarse e tra inquinamenti sempre più pericolosi. 

    Studiosi lungimiranti - tra cui il premio Nobel Konrad Lorenz - hanno previsto una schiavistica "dittatura delle grandi multinazionali" che sottometterà l’intera umanità a spietate leggi economiche e politiche. Una dittatura planetaria esercitata su una sovrappopolata società multirazziale (composta da individui privi sia di tradizioni etniche e storiche sia di orgoglio nazionale) che faciliterà ovunque l’imposizione delle medesime direttive consumistiche e del medesimo indirizzo politico: in altri termini un’immensa mandria ibridata al seguito dei pastori mondialistici. La società multirazziale è lo strumento di cui si stanno già servendo i vertici mondialistici, tramite politici senza scrupoli, per annientare le plurisecolari nazioni occidentali, creando al loro interno un miscuglio etnico che sta cancellando culture e religioni originarie, unitamente alle caratteristiche etniche e storiche di ogni popolo. Ciò appare ben evidente nei Paesi europei, soprattutto in Italia, dove sono stati inseriti moltissimi immigrati il cui contatto con i residenti ha creato quei contrasti che entro breve tempo daranno origine a duri conflitti razziali. Contrariamente al distruttivo progetto mondialistico, caldeggiato da finanzieri opportunistici, da politici corrotti e da certa Chiesa cattolica, ogni etnia dovrebbe poter vivere nel proprio Paese d’origine conservandovi le proprie tradizioni vitali, culturali e religiose.

     Giuseppe Mosca (La Padania, Nord Cultura 1999)

    (07/07/2000 Tg0-positivo)