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  • Questa luce in se stessi Autore: Krishnamurti

  • Tai Chi Chuan, una pratica che allunga la vita

    Tai Chi Chuan, una pratica che allunga la vita

    Il Tai Chi Chuan è un’antichissima pratica psicofisica che deriva dalla fusione di arti marziali ‘esterne’ della tradizione cinese con tecniche di alchimia ‘interna’ taoiste. E’ dunque un raffinato metodo di difesa (Chuan) e nello stesso tempo una forma di meditazione in movimento che contiene tecniche di respirazione e di conservazione dell’energia vitale interna (Chi). Consiste nell’esecuzione lenta di movimenti di rara precisione, elastici e leggeri che, risvegliando l’energia interna, portano il praticante a uno stato di serenità profonda. Non a caso il Tai Chi è definito “pratica della lunga vita” e sempre non a caso in questi anni, come confermano le continue adesioni, affascina l’Occidente frettoloso e ansioso. A parlarcene in questo numero sarà l’istruttore Mandakini Clara Fontana che da alcuni anni insegna in alcune città venete tra cui Treviso. Mandakini fa parte del Centro di Ricerche Tai Chi Italia di Venezia che propone l’antico insegnamento secondo quanto trasmesso dal maestro cinese Chag Dsu Yao e diretto da Franco Mescola. Attualmente il Centro è presente in più di 50 palestre in Italia e collabora con associazioni simili in Cina, Francia, Svizzera, Brasile, Stati Uniti. A lei abbiamo chiesto in cosa consiste il Tai Chi e perché si sta diffondendo così rapidamente anche nella Marca Trevigiana.

    Quando e come nasce la pratica del Tai Chi Chuan?

    Nessuno conosce con certezza le sue origini ma i cinesi amano credere che il suo fondatore sia stato un prete taoista di nome Zhang San Feng, vissuto nel XIII d.C. Egli un giorno sarebbe stato protagonista di un combattimento tra un serpente e una gru e da questo avvenimento avrebbe tratto alcune importanti considerazioni circa la morbidezza dei movimenti durante il combattimento. Il Tai Chi così come oggi lo conosciamo sarebbe dunque derivato dal Kungfu Shaolin, modificato in forme più morbide e da pratiche di alchimia taoista con lavoro interno di energie, avvolte nel mistero. In origine era appannaggio del solo clan Chen, che lo teneva nascosto ai più. Ma la storia ci racconta che un ragazzo della famiglia Yang, Yang Lu Chan (1799-1872) sarebbe entrato al servizio dei Chen per ‘rubare’ il Tai Chi Chuan imparandolo in segreto e senza farsi scoprire. Poi avrebbe aperto una sua scuola, la scuola dello stile Yang per l’appunto, che è oggi il più diffuso.

    Su quali principi si basa?

    Alla base del Tai Chi si pone la teoria dell’alternanza tra le polarità opposte, tra lo yin e lo yang, rispettivamente principio femminile e principio maschile. Chuan infatti significa proprio questo: combattimento tra ying yang. Se preso come arte marziale, il Tai Chi ha ovviamente alla base questa teoria purché si usi la forza dell’avversario: seguire quello che arriva e opporre cedevolezza. Si lavora dunque sugli opposti: sul pieno e sul vuoto, sull’alto e sul basso e via dicendo. E come arte marziale, a mio parere, è il massimo cui si possa arrivare. Si può raggiungere una mente così vuota e un così profondo stato meditativo da poter sentire il movimento dell’altro e potervisi adattare.

    A quali persone oggi può arrecare benefici?

    Lo stile Yang, il più diffuso, si adatta a tutte le età anche se è sconsigliato ai bambini per i suoi movimenti lenti poco appropriati per quell’età. Ci sono alcune difficoltà iniziali di apprendimento motorio, perché ci si muove in modo diverso dall’abitudinario lavorando sulla morbidezza. Ma i suoi benefici sono enormi: aiuta a integrare le varie parti del corpo, imparando a coordinarle e a muoverle armoniosamente. Così facendo anche la mente si adegua al corpo e si calma. E così il respiro. Migliora poi il movimento del ‘chi’, l’energia vitale che circolando meglio potenzia il sistema immunitario con benefici particolari a chi soffre di mal di testa, di alternanza di umore e di estremità fredde. Ma ciò che affascina del Tai Chi è che con il passar degli anni si può solo migliorare. Non servono qualità atletiche, solo di entrare nell’ascolto di se stessi. Si scopre così che in ognuno di noi, al centro del nostro corpo (il dantian), c’è uno ‘scrigno’ dove si raccoglie l’energia vitale. A esso si potrà attingere in ogni momento della nostra vita, qualora ve ne sia bisogno con grandi benefici.

    Per chi volesse saperne di più di questa antichissima pratica ci si può rivolgere allo 339 4761764.

    (15/12/2004 Tg0-positivo)