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  • I Celti, una civiltà europea

    I Celti, una civiltà europea

    Chi erano i Celti e perché furono così importanti per la storia europea? Per anni gli studiosi hanno cercato di rispondere a questi interrogativi, nel tentativo di mettere insieme tutti i dati e ricostruirne storia e civiltà. Un nuovo contributo si aggiunge oggi alle numerose ricerche che, al di là delle tante testimonianze archeologiche, intende raccontare chi fossero i Celti passando attraverso ricostruzioni della vita, della religione e società, dell’astronomia, delle lingue, della loro storia fino alla fortuna che li ha oggi riscoperti: “I Celti. Una civiltà europea” della storica Elena Percivaldi (Giunti Editore, 16.50 €).

    Chi erano i Celti?

    Chi erano allora i Celti? Innanzitutto un gruppo di popoli distribuiti in un territorio vastissimo che andava dalle Isole Britanniche alla Penisola Iberica, dall’Italia del Nord alla Francia, all’Europa centrale e orientale fino all’Asia Minore. I segni lasciati in Europa sono ancor oggi visibili grazie alle scoperte archeologiche ma anche alle tradizioni presenti tra le popolazioni, le lingue, la toponomastica, l’arte e il folclore. “Ormai nessuno si sogna più di negarlo. Tra gli antenati dei popoli europei i Celti hanno avuto molta importanza per quanto concerne gli apporti culturali, religiosi, antropologici e linguistici. Anzi, di più: un'importanza fondamentale. Questo ho cercato di evidenziare nel mio libro – racconta Elena Percivaldi, milanese, redattrice di cultura e arte in un noto quotidiano nazionale - Non ho però voluto scrivere un trattato di archeologia: già tanti, infatti, sono i volumi che, soprattutto grazie all'impulso dato dalla grande mostra "I Celti" tenutasi a Venezia nel 1991, hanno affrontato e affrontano il "problema Celti" sotto tale aspetto. E basta ricordare, per non fare che un esempio ben noto, gli studi di Venceslas Kruta”. E così attraverso capitoli strutturati con grande chiarezza e immagini molto belle, lo studio si propone come un viaggio affascinante accessibile a tutti, dalle sue origini nel cuore del nostro continente sino alla drammatica fine avvenuta con la conquista romana. Mostrando, però, che di una vera e propria "fine" non si trattò. “Quando un popolo ne conquista un altro, infatti, non ne cancella immediatamente la cultura – sottolinea la Percivaldi - Magari la assorbe, oppure ne è assorbito. Nel caso dei Celti, sicuramente la civiltà romana alla lunga riuscì a prevalere, ma nel libro ho messo in evidenza come molti aspetti della loro civiltà, dalla religione al folklore, dall'immaginario artistico alle tracce linguistiche e toponomastiche, siano sopravvissute ben più a lungo”.

    Un popolo mai scomparso

    Finite le guerre di conquista, i Romani infatti iniziarono a latinizzarne lingue, istituzioni e costumi. Oltre agli idiomi, sul continente caddero lentamente nel dimenticatoio o si snaturarono anche molte usanze e tradizioni, soppiantate o stravolte in seguito anche dall'avvento del Cristianesimo. Ciò che restava si mescolò, all'alba del Medioevo, con il patrimonio di credenze e di tradizioni che irruppero in Europa tra IV e VI secolo, durante il periodo delle invasioni barbariche. Ma per fortuna, racconta la storica milanese, non tutto il mondo celtico fu cancellato. Soprattutto nelle campagne, dove la mentalità è più conservatrice e tradizionalista. Al punto che alcune tracce di questo mondo perduto, sebbene non "pure" ma ricche di apporti dei più diversi, sono giunte addirittura fino ai giorni nostri. Qualche esempio, in Italia, tra i tanti: Induno, forse anche Belluno, da dunum, fortezza; i nomi derivati da brig (altura) come Brescia (anticamente Brixia), Brescello, Brione, Briona e la Brianza. E si potrebbe continuare quasi all'infinito. Ma anche molti riti agresti che, pur passando attraverso il setaccio cristiano, arrivarono indenni fino ai giorni nostri. Il Cristianesimo infatti non riuscì ad estirparli, ma fu costretto a ‘commutarli’ in proprie festività: antiche festività come Samain, Imbolc, Beltaine e Lugnasad sono diventate le nostre Ognissanti/Festività dei defunti, Candelora, Calendimaggio e Ferragosto. Un oblio dunque apparente che nell'Ottocento romantico trovò finalmente voce.

    Asterix, Tolkien e la musica celtica

    Da allora, i Celti non sono quasi più caduti nel dimenticatoio: basti pensare al grande successo del fumetto Asterix, all’interesse per le opere di Tolkien ne “Il Signore degli Anelli”, fino agli influssi "celtici" della musica e a Festival come quello di Lorient. Certo, nuovo impulso agli studi è stato dato anche a livello politico: il caso più eclatante è quello della Celtic League, che promuove le attività nei paesi di eredità celtica (Irlanda, Scozia, Isola di Man, Galles, Cornovaglia e Bretagna) per mantenere viva l'attenzione sull'identità e sulle problematiche che essa pone a livello politico, economico, sociale e culturale.

    Il volume della Giunti, pregevole per le sue fattezze, contiene 190 pagine, otto capitoli, 470 illustrazioni a colori, 18 cartine e 40 schede di approfondimento con cronologia e indici dei nomi e dei popoli.

    (09/12/2004 Tg0-positivo)