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Macrolibrarsi.it presenta il libro: Utilizza la Tecnica Psych-K

Dice il saggio ...
Nel fuoco della gioia non può esistere alcun male (Torkom Saraydarian)

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  • Mente in forma a ogni età Autore: Daniel Amen

  • La casa ecologica

    La casa ecologica

    In passato le abitazioni degli esseri umani erano legate all’ambiente in cui venivano costruite: fatte di materiali del loco, dipendevano da energia, nutrimento e acque locali mentre il riciclaggio dei rifiuti avveniva sul posto. La casa apparteneva dunque a un ‘ecosistema’ ben preciso ed essa stessa era un ecosistema armonioso. Oggi questa casa verrebbe definita ‘casa ecologica’, un concetto che si va sempre più recuperando sia in città che nei piccoli centri, attraverso accorgimenti particolari che restituiscano l’antico ordine alle case degli uomini. Oggi infatti le abitazioni moderne hanno notevoli dispendi di energia e inquinano l’ambiente. Aria e acqua vengono spesso contaminate, energia e materiali sprecati, con un danno notevole e conseguenze a lungo termine. E’ possibile invece costruire una casa ecologica, dove gli esseri umani vivano in salute e serenamente, adottando misure ben precise: inserendo per esempio le costruzioni nel verde e piantando nuovi alberi; sfruttando il riparo offerto dagli edifici circostanti; orientando le abitazioni in modo che sfruttino al massimo l’energia solare; usando materiali adatti. A questi risultati siamo arrivati dopo anni di ricerca.

    Un po’ di storia…

    L’interesse per le tecnologie alternative ha infatti radici profonde, se si pensa che nel 1880 i macchinari da stampa de Le Journal Soleil erano azionati da un motore a vapore che sfruttava il calore solare e nel 1908 l’inventore americano Frank Schuman ideò un prototipo di collettore ‘a lastre piatte’, cioè l’antenato dei pannelli solari usati oggi. Studi che proseguirono nel tempo: nel 1933 i fratelli Keck progettarono la Crystal House, con pareti di vetro e un tipo di muratura che assorbiva calore mentre, in Francia, Felix Trombe progettò e realizzò una parete solare di vetro e laterizio. Uno slancio agli studi e alle sperimentazioni fu dato dalla crisi petrolifera del 1973 e molti innovatori raccolsero la sfida: Steve Baer costruì nel deserto del Nuovo Messico una casa a cupole con pareti interne costituite da bidoni riempiti d’acqua e lucernari a camera d’aria copribili con pannelli isolanti mentre venne progettata “Biosfera 11”, una casa che riproduce sette ‘biosistemi’ del pianeta (foresta tropicale e savana comprese), in una struttura sigillata di vetro sotto vuoto in Arizona. Qui sistemi ecologici interni provvedono a riciclare l’aria, l’acqua e il nutrimento consentendo a 3.800 specie vegetali e animali e a 8 ricercatori di vivere normalmente, senza bisogno di contatti con l’esterno.

    Sindrome da edificio malato

    Ma la vera casa ecologica sana non è solo quella che abbatte inquinamento e disfunzioni fuori delle mura domestiche, è anche la casa che elimina i ‘nemici interni’. Oggi infatti le moderne abitazioni soffrono sempre più di una malattia che gli studiosi hanno definito ‘sindrome da edificio malato’, dove agenti chimici, materiali sintetici e campi magnetici ed elettrici non di rado influiscono sulla salute degli abitanti. Le case insomma sono diventate una sorta di ‘scatola chiusa’ perché spesso priva di contatti con l’esterno, dove le esalazioni delle plastiche, i pavimenti di cemento, le finestre e le porte a chiusura sigillata, i materiali isolanti, gli strati impermeabili di vernici e collanti sintetici avvolgono l’edificio impedendogli di respirare. Così all’interno di esso si intrappolano spesso vapori e aria viziata in quantità così elevate da creare disturbi agli inquilini, mentre i materiali trattati sinteticamente divengono un problema ambientale. Che fare allora? Ecco alcuni utili consigli per progettare la propria ‘casa ecologica’: orientare la casa perché sfrutti al meglio risorse energetiche come sole, vento e acqua; utilizzare prodotti ‘verdi’, cioè atossici, biodegradabili, facilmente riciclabili; progettare sistemi di controllo che regolino con intelligenza energia, riscaldamento, ventilazione, acqua e illuminazione; piantare intorno alberi e fiori locali; produrre compost per il giardino con i rifiuti organici e non utilizzare pesticidi; riciclare le ‘acque nere’; raccogliere l’acqua piovana; usare colori, tessuti e tinte che creino un ambiente colorato salutare; collocare la casa lontano dalle radiazioni elettromagnetiche (Em) dovute alla vicinanza di linee elettriche, a radiazioni del terreno e all’uso prolungato di elettrodomestici; ventilare; abbattere rumori esterni e interni; utilizzare il più possibile la luce solare per ridurre quella artificiale. Semplici accorgimenti che i nostri antenati ben conoscevano e che aspettano solo di essere riscoperti…

    Un’esperienza pilota a Preganziol…

    Un tempo le campagne venete erano caratterizzate da grandi case coloniche nelle quali vivevano famiglie numerose dedite ai lavori nei campi. Non esistevano forme di riscaldamento o di raffreddamento se non la disposizione delle case stesse, inserite nell’ambiente naturale per sfruttare al massimo le zone luce e di calore, con grandi porticati e stalle. Ed è proprio in questo scenario veneto, ormai iper-industrializzato ma ancora ricco di questa cultura, che si è innestato il primo esperimento europeo di eco-condominio. Il progetto, realizzato dall’architetto Masud Esmaillou e approvato dall’Unione Europea nel programma “She” (“abitare sostenibile”), prevede 68 appartamenti in 6 corpi residenziali di forma arcuata (di cui il 30% a edilizia convenzionata), realizzati con tecniche di bioedilizia a Preganziol in via Baratta Vecchia dalla cooperativa Coipes. “Una volta le case venivano costruite rispettando la natura – ha spiegato Esmaillou – Il mio progetto dunque non si stacca dalla storia ma vuole inserirsi in questa cultura rivalorizzando antiche conoscenze. Un grazie va soprattutto alla disponibilità del Comune di Preganziol”.

    Vivere in questo condominio vorrà dire allora risparmiare sull’energia e sull’acqua senza farsi mancare le comodità, secondo parametri certificati dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura. Le case saranno disposte sì da sfruttare la luce e le stagioni; le scale e gli ingressi collocati al nord per fare da barriera al freddo ed ai venti gelidi; uno studio delle ombre assicurerà il corretto soleggiamento ed ombreggiamento degli ambienti nelle diverse stagioni; un ampio spazio ricco d’acqua, alberi e percorsi inviterà alla socializzazione con gli altri e l’ambiente; si useranno pannelli solari per far funzionare lampadine ed elettrodomestici mentre l’acqua di scarico verrà fitodepurata e riciclata. Gli alloggi saranno climatizzati con impianti radianti a microcapillari a soffitto mentre è al vaglio anche l’idea di utilizzare il salto termico dell’acqua del vicino corso. I materiali di costruzione saranno per lo più naturali e si studieranno accorgimenti per il gas Radon e i campi elettromagnetici.

    Già alcuni dati sono certi: almeno un 30% di risparmio sulle bollette di luce, acqua e gas contro appena un 15% in più iniziale nel costo delle abitazioni, dovuto ai particolari accorgimenti.

    Una scelta di vita dunque su cui riflettere.

    (09/12/2004 Tg0-positivo)