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  • Come fratelli siamesi. Il comune destino di giornalismo e p

    Come fratelli siamesi. Il comune destino di giornalismo e pubblicità

    L’informazione e la pubblicità hanno più punti in comune di quanto gli stessi operatori del settore possano immaginare. Il giornalismo non è più in grado di reggersi senza le entrate della pubblicità, come la pubblicità non può più fare a meno dei media per raggiungere i consumatori. Ma perché i lettori/consumatori ne traggano i giusti vantaggi senza veder violati i propri sacrosanti diritti all’informazione, è necessario che l’una non prevarichi sull’altra e che, soprattutto, si rispettino le regole del gioco. E’ il messaggio lanciato da Alberto Comuzzi, giornalista milanese del mensile Jesus, che si cimenta in un’interessante pubblicazione uscita a ottobre "Come fratelli siamesi. Il comune destino di giornalismo e pubblicità", edito da Ancora e distribuito da Rizzoli. Con uno stile accattivante e vivace che talvolta scivola sul burbero talvolta sul simpatico, Comuzzi analizza tutto il mondo della pubblicità e dell’informazione mettendo a nudo “pubblici vizi e private virtù”: “L'idea di fondo – commenta l’autore - è che nel circo Barnum della comunicazione i giornalisti devono tornare a fare bene i giornali e i pubblicitari a fare bene la pubblicità. La tendenza in atto, purtroppo, è invece quella della commistione tra informazione giornalistica e informazione commerciale. In altre parole, il giornalista deve avere coscienza che quando scrive si rivolge al lettore cittadino e il suo compito è sempre e solo quello d'informare. Allo stesso modo il creativo (copy o art), quando lancia un messaggio al consumatore, deve avere coscienza che è proprio la creatività il valore aggiunto del suo lavoro”.

    Nel libro si da la parola ad alcuni pubblicitari tra i più dinamici che, per primi, manifestano insofferenza per ciò che accade nel loro mondo. Vi sono poi parti dedicate agli editori, al mutamento della loro figura e alle loro responsabilità odierne; ai giornalisti freelance e alle loro difficoltà finanziarie e professionali; alla nuova professione del publiredattore. Ma l’opera di Comuzzi è anche un utile strumento per saperne di più di quel mondo così complesso e a chiaroscuro. Veniamo così a sapere, per esempio, che in Germania su 1000 abitanti si vendono 735 copie di giornali, in Gran Bretagna 408, 190 in Francia mentre in Italia solo 121; che nel mondo nel solo 2003 sono stati uccisi 31 giornalisti (esclusi i 60 caduti nelle varie guerre), 350 sono stati indagati, 600 minacciati o aggrediti e 250 testate giornalistiche censurate, a dire che la libertà di stampa è un bene prezioso che appartiene ancora a pochi; che i videogiochi, con i loro novelli spazi ‘televisivi’ da occupare, saranno la nuova frontiera della pubblicità. Nel capitolo finale Comuzzi si prende anche un po’ in giro, perché secondo l’autore “le persone che sanno prendere in giro se stesse non finiscono mai di divertirsi” e lui ama divertirsi. Infine c'è un capitolo, a tratti feroce, nei confronti della categoria dei giornalisti dove egli non può fare a meno di riproporre l’eterno dilemma al quale subito tenta di rispondere: “Giornalista o pennivendolo? La risposta non è così scontata: essere ‘onesti operai della penna (o del computer)’ – scrive – è una scommessa quotidiana che, come tutte le scommesse, ha sempre in sé qualcosa di aleatorio. Naturalmente più alto è il senso etico del giornalista e più è alta la probabilità di vincere la scommessa. Umilmente occorre però riconoscere che spesso si perde”. Infine, dulcis in fundo per gli estimatori di opere con una originalità tutta propria: il libro di Comuzzi è il primo in Italia a uscire con la pubblicità, nel chiaro intento di contenerne il prezzo di copertina. I messaggi commerciali (5 in tutto, per un totale di 10 facciate su 120 totali circa) vengono preceduti da un simpatico stacchetto pubblicitario con una chiave di violino e il refrain "La - pub - bli - ci - tà... ah...ah....ah...ah" scandita dalle note di un motivetto famoso.

    Una sfida raccolta sia dalla casa editrice che dagli inserzionisti, che non mancherà di far discutere.

    Il libro si trova in tutte le librerie italiane al prezzo 10,00 €.

    (09/12/2004 Tg0-positivo)