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Macrolibrarsi.it presenta il libro: La Pillola

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That Love is all there is, is all we know of Love. Che l'Amore sia tutto, è tutto ciò che sappiamo dell'Amore (Emily Dickinson (Poesie))

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  • Giovanni Battista. La storia mai raccontata Autore: Mac-Free Verse

  • La tragedia di Marcinelle

    La tragedia di Marcinelle

    “La tragedia di Marcinelle è totale. Tutti morti a quota 1.035. 134 corpi finora raccolti, i cadaveri sono stati trovati sotto novanta centimetri d’acqua. Una drammatica scritta: cadiamo davanti al fumo”. Scrissero così i giornali italiani il 24 agosto 1956 commentando il tragico epilogo di quella che sarebbe stata ricordata come una delle più drammatiche sciagure sul posto di lavoro che si sarebbe potuta scongiurare con maggior sicurezza in loco per gli operai. Tanta rabbia e tanta impotenza furono i sentimenti che unirono il mondo alla notizia dell’incendio scoppiato nella miniera di Amercoeur, a Charleroi in Belgio nella quale caddero 262 minatori di cui 139 italiani ai quali il Ministero del Lavoro nel 1996 ha concesso l’onoreficienza della Stella al Merito del Lavoro “alla memoria”. Tra questi ultimi cinque veneti onorati lo scorso 8 agosto presso Villa Franchetti di Treviso, alla presenza dei familiari rimasti, dei rappresentanti delle associazioni coinvolte, dell’assessore regionale Fabio Gava e del presidente della Provincia di Treviso, Luca Zaia. Guerrino Casanova (Montebelluna), Giuseppe Corso (Montorio di Verona), Dino Della Vecchia (Sedico), Mario Piccin (Codognè) e Giuseppe Palese (Cimadolmo) oltre alle mogli lasciarono in tutto 12 bambini piccoli per il cui sostentamento erano partiti alla volta della terra belga.

    Era l’Italia povera, segnata da una fame di secoli e di emigranti che partivano in giro per il mondo, e che mandava i propri figli a morire sotto terra. I 139 italiani che giunsero a Marcinelle furono una ‘vera e propria merce di scambio’ tra i governi italiano e belga che nel giugno 1946 siglarono un accordo che venne chiamato ‘minatori-cabone’: l’Italia forniva manodopera in cambio di carbone (il 39,51 per cento di quella totale). Dal 1946 al 1956 furono centinaia i minatori che perirono nei tragici pozzi del Belgio, almeno uno a settimana. Numerose le inchieste avviate e tutte dal parere unanime: mancanza di margini di sicurezza.

    “Infatti – scriveva la Voce dei Berici in quel periodo – accade spesso che miniere sulla via di essere abbandonate perché si presume prossime al loro esaurimento vengano considerate dai proprietari non più ‘economiche’ e pertanto ogni spesa su di esse, anche quelle relative alla sicurezza del lavoro, diventa ‘antieconomica’ con le conseguenze terribili che poi si vedono”. “Gli italiani di Marcinelle, quasi tutti reduci dalla guerra o dai campi di concentramento e la maggior parte senza precedente esperienza in mineera, lasciarono 406 orfani – ha commentato Stelio Bardi, console generale dell’Associazione Maestri del Lavoro – e lo sdegno che il mondo espresse spinse a far finalmente modificare le leggi sulla sicurezza in miniera, come il recente felice epilogo della miniera in Pennsylvania”.

    Ma la consapevolezza che la tragedia si sarebbe potuta comunque evitare senza spargimento di sangue rimarrà come un marchio indelebile nelle coscienze, al ricordo degli ultimi istanti terribili vissuti da poveri giovani innocenti: “Anche l’ultima umana speranza si è spenta- scrisse l’Azione il 1 settembre 1956 - Qualche decina di corpi ancora mancano al triste computo. Ma si sa che sono lì nel buio del tunnel, in attesa della mano pietosa che li raccolga”. A monito per politici e imprenditori dei tempi presenti e futuri.

     

    (05/09/2002 Tg0-positivo)