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Dice il saggio ...
Passa la nave mia colma d'oblio per aspro mare, a mezza notte, il verno (F.Petrarca)

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  • Il manuale del primo soccorso del cane e del gatto Autore: Marco Benedet

  • Vogliono privatizzarci l’acqua?

    Vogliono privatizzarci l’acqua?

    La Terra è composta per  la maggior parte da acqua, ma in realtà “l’acqua buona” rappresenta solo il 2 per cento circa di tutto il pianeta. Cambiamenti climatici, aumento della popolazione, avanzamento dei deserti hanno reso questa piccola riserva un bene più prezioso del petrolio e del platino, oggetto di grandi  interessi e di guerre tra nazioni per il suo controllo nei Paesi più poveri. Non minore interesse sta suscitando anche l’acqua dei Paesi più tecnologicamente avanzati dove essa è sempre più sprecata e malgestita: per dar l’idea di questo drammatico spreco basti ricordare che per produrre un hamburger e una bibita servono ben 5.320 litri d’acqua.

    Il Veneto, in particolare la Marca Trevigiana, conserva nel sottosuolo un’incredibile risorsa, una specie di ‘grande lago sotterraneo’ ricco d’acqua molto buona che attraversa tutta la Pedemontana e che già qualcuno ha definito l’Eldorado del futuro. Grazie all’opera di bonifica e di costruzione di canali irrigui avvenuta intorno agli anni Trenta, quello che un tempo era un territorio povero che spingeva milioni di individui ad abbandonarlo per un futuro migliore, è divenuto oggi terra fertile sia per l’agricoltura che per le imprese. L’acqua è stata infatti regimentata, convogliata e utilizzata per le varie attività in modo da coprire anche i periodi più siccitosi dell’anno. A tal punto che le risorse idriche del Trevigiano servono oggi parte della Bassa Regione Veneto fino alla Provincia di Venezia e di Rovigo. Il Veneziano per esempio attinge alla fascia del Sile e dal Comune di Morgano, Jesolo ed Eraclea da S. Polo di Piave. Ma da dove arriva l’acqua che sgorga dai rubinetti? Accanto alle forme più tradizionali come l’acquedotto comunale e i pozzi privati, esistono oggi anche realtà come “i consorzi” che composti da più comuni portano l’acqua a un intero bacino. Nella Marca per esempio ci sono lo Schievenin, il Sinistra Piave, il Basso Piave, il Sile-Piave, il bacino Castelfranco-Godego e altri ancora. Nei Paesi industrializzati però da qualche tempo (per esempio in Lombardia) si sta assistendo a un ben ‘strano’ fenomeno: vi sono infatti persone che, contro qualsiasi legge della natura (l’acqua è un bene primario al quale hanno diritto ‘gratis’ tutti gli esseri del Pianeta), cercano di appropriarsene a titolo di proprietà privata per poi farla pagare. In uno spettacolo di qualche anno fa il comico genovese Beppe Grillo sbottando in una amara battuta lanciava l’allarme: “Gente, state attenti: vi stanno privatizzando anche l’aria...”

    L’interrogativo è dunque cruciale: dopo aver privatizzato i frutti della natura, introducendo organismi geneticamente modificati (Ogm) vincolati da brevetti in mano a multinazionali alle quali bisogna pagare i diritti di proprietà, è forse la volta dell’acqua? E nel Trevigiano cosa sta succedendo? Ne abbiamo parlato con l’assessore provinciale all’Ecologia, Leonardo Muraro: “Esiste una legge, la Legge Galli, che di recente la Regione Veneto ha recepito trasmettendola alle Province per creare sette ambiti, suddivisi da confini idrogeologici. Il fine è quello di realizzare strutture sovraterritoriali che accorpino o coordinino i consorzi dell’acqua oggi esistenti e le varie gestioni comunali. Quello a cui farà riferimento Treviso si chiamerà ‘Consorzio Veneto Orientale’ e seguirà tutto l’asse Piave-Sile comprendendo 115 comuni (Treviso, e in piccola parte anche Venezia, Vicenza, Belluno). E’ più di un’idea su carta: in questi giorni infatti è stato formato il consiglio di amministrazione che verrà presieduto dal sindaco di Conegliano, Floriano Zambon.

    Il Consorzio insomma sarà nei prossimi mesi una realtà”. Ma quali saranno i suoi fini? “Dovrà erogare servizi uguali in tutto il territorio disciplinati da un tariffario comune, – prosegue Muraro – si baserà su economicità, efficienza ed efficacia. Accorperà consorzi che comprendono meno di 200 mila abitanti e coordinerà i più grossi (nel Trevigiano Schievenin, Sinistra Piave, Basso Piave)”. E’ forse l’anticamera della ‘privatizzazione’? “Confesso di nutrire in generale perplessità verso le grosse entità, verrebbe più da pensare a grandi carrozzoni che diventano poi difficile da gestire - aggiunge Muraro - Ma la legge Galli risponde a norme che provengono direttamente dall’Europa. Riguarda l’intero ciclo dell’acqua, da quando sgorga dalla fonte o viene attinta dalla falda fino al processo di depurazione, un anello mancante alla catena che fino a oggi ha disciplinato l’acqua del Trevigiano”. Secondo Muraro insomma i cittadini dovrebbero stare tranquilli: il Consorzio garantirà professionalità intervenendo dove ci sono perdite e sprechi d’acqua (talvolta le vecchie tubature si perdono per strada almeno il 50-60 per cento di acqua), depurerà l’acqua utilizzata rimmettendola nel sottosuolo ripulita e controllerà con molta più frequenza lo stato di inquinamento dell’acqua potabile. Tutti servizi che fino a oggi i Comuni erano riusciti a garantire solo in parte. “Il Consorzio sarà formato solo da Comuni e da rappresentanti cittadini – conclude Muraro – e questo potrebbe addirittura evitare speculazioni future come è accaduto per esempio nel Meridione. Treviso è una provincia fortunata: ha un’acqua con buone caratteristiche, ottime le condizioni igienico-sanitarie e abbondante. Non possiamo né sprecarla né inquinarla con una gestione sconsiderata delle immondizie. E’ importante dunque un buon coordinamento. Forse ci saranno costi aggiuntivi iniziali ma nel tempo varranno i benefici che erogheranno”.

    Ma gli interrogativi comunque non si placano: perché smantellare per esempio le molte strutture funzionanti e non inquinate che attraverso pozzi comunali hanno dato ai cittadini autonomia idrica per collegarsi a una rete che attinge acqua a chilometri e chilometri di distanza? E seppure i consorzi sono pubblici che cosa potrebbe impedir loro in un futuro di divenire in parte privati e poi alla mercè delle lobby multinazionali? E peggio ancora: questo accorpamento non potrebbe divenire un giorno facile preda anche di atti terroristici che con un colpo solo potrebbero piegare migliaia di cittadini? E infine: invece di un Consorzio non sarebbe stato meglio delegare la Provincia, eletta dai cittadini, per coordinare le attività dei comuni, magari attraverso apposite Commissioni? Le perplessità dunque rimangono e solo il tempo darà  le sue risposte. A noi non resta che tenere gli occhi ben aperti.

    (02/02/2002 Tg0-positivo)