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  • “Mose a Venezia: quando il rimedio è peggiore del male” (di

    “Mose a Venezia: quando il rimedio è peggiore del male” (dicembre 2001)

    Greenpeace, da sempre contraria al Mose, ritiene che per affrontare seriamente il problema dell’acqua alta nella

    laguna di Venezia, occorra partire dal chiudere il canale petroli, la via d'acqua artificiale costruita per far passare le grandi navi. Questo intervento causa la perdita di un milione di metri cubi di sedimenti l’anno.

    Le velme e le barene, gli isolotti naturali della laguna, sono scomparse, erano le vere dighe naturali all’espansione del mare. Il Consorzio Venezia Nuova le sta ricostruendo, senza rimuovere però la causa principale che ne haa determinato la scomparsa. Fare delle strutture, come le paratie del Mose, che tendono solo ad innalzare il punto di entrata del mare in laguna, a cosa serve? Il Mose porterebbe solo ad un ulteriore squilibrio della laguna. Già gli impianti di acquacoltura realizzati nella laguna orientale hanno ridotto l’espansione delle maree ed Il cambiamento climatico, che determina

    l’innalzamento del livello del mare, potrebbe rendere ancora più drammatica la situazione.

    "Le petroliere rappresentano una frazione minima del traffico lagunare. Eliminandole, rimangono comunque le navi che trasportano prodotti chimici sia in partenza che in arrivo da Porto Marghera- spiega Fabrizio Fabbri, direttore scientifico di Greenpeace -La proposta di Matteoli di togliere le petroliere è un primo passo, ma dovrà seguire un piano di risanamento industriale dell’area di Porto Marghera". Il blocco del Mose non è mai stato causato dalla mancanza di finanziamenti, ma dalla valutazione negativa della VIA. E' forse caduto questo parere negativo?

    " Il Mose è un'opera provvisoria, a detta stessa dei progettisti potrà durare al massimo pochi anni, vale la pena spendere 5000 miliardi?- commenta Fabbri - Dopo l’apertura delle paratie, ci vogliono 24 ore per ripristinare il flusso normale della laguna. Gli scarichi di Porto Marghera, intanto, rimangono lì con tutte le conseguenze possibili e immaginabili".

    Per informazioni: Gabriele Salari, ufficio stampa, 348/3988615, Fabrizio Fabbri, direttore scientifico, 348/3988616 .

    (23/12/2001 Tg0-positivo)