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Dice il saggio ...
L'amico sicuro si vede quando la situazione č malsicura (Ennio)

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  • La bellezza interiore Autore: Diego Dalla Palma. Editore: Sperling & Kupfer.

  • APPELLI

    LA GUERRA INVISIBILE

    (Dora Quaranta, Terzo Millennio)
     

     

    Gran parte della ricerca scientifica a livello mondiale è al servizio della morte e della distruzione.  Dopo la costruzione della prima bomba atomica l’uso della scienza a scopo militare ha assunto proporzioni enormi.  Vengono sempre piĂą escogitate armi dalla capacitĂ  distruttiva tale da annientare in pochi istanti l’intera umanitĂ  del pianeta.  L’esistenza di numerosi arsenali atomici, il continuo perfezionamento delle armi tradizionali, i potentissimi interessi economici a livello internazionale nel campo degli armamenti condizionano profondamente tutta la realtĂ  contemporanea.  Esiste una minaccia per la sopravvivenza umana molto piĂą seria dell’olocausto nucleare, perchĂ© occulta all’opinione pubblica mondiale: le cosiddette armi invisibili, armi silenziose, sviluppate nel piĂą assoluto segreto, sperimentate spesso su cavie umane, vittime inconsapevoli.  Fanno parte di questo gruppo le armi chimiche e biologiche (o batteriologiche).  Le prime sfruttano agenti incendiari o tossici, in grado di produrre danni di vario tipo all’uomo e all’ambiente.  Le armi biologiche sono composte da colture di batteri, virus oppure tossine, con cui si possono provocare epidemie o intossicazioni su larga scala.  Secondo autorevoli stime le riserve esistenti nel mondo di armi chimiche e biologiche sono sufficienti ad uccidere una popolazione mille volte superiore a quella terrestre attuale, ma è possibile che tali quantitĂ  siano ancora maggiori.  Gli americani dispongono di 3.000 pezzi di artiglieria equipaggiati di gas Sarin e di migliaia di mine caricate a gas asfissiante.  I gas asfissianti compongono i due terzi delle 150.000 tonnellate di armi chimiche rinchiuse nei loro arsenali.  Si fanno sempre piĂą pressanti i tentativi, da parte di potenti gruppi, per l’abolizione dei trattati internazionali che vietano l’uso di queste terribili armi di distruzione di massa, armi che non fanno distinzione tra civili e militari, tra combattenti e bambini.  Rispetto alle bombe atomiche le armi chimiche e biologiche presentano grandi “vantaggi”.  Innanzitutto il loro costo è assai modesto e la loro tecnologia è facilmente accessibile.  Per questo motivo sono alla portata di Stati minori o anche di piccoli gruppi di terroristi.  Basti ricordare l’intenzionale fuga del micidiale gas Sarin avvenuta nel 1995 nella metropolitana di Tokyo, provocata dai membri della setta religiosa di Aum Shinrikyo.  Inoltre la natura ambivalente di molti agenti adoperati per la costruzione di questo tipo di armi rende estremamente difficoltosa l’operazione di controllo da parte delle organizzazioni internazionali di disarmo.  Infatti diversi composti utilizzati per fini bellici hanno anche il doppio uso farmaceutico o agricolo (pesticidi, defolianti, erbicidi,…).  Bisogna considerare anche che l’effettivo impiego delle armi biologiche è spesso difficilmente accertabile.  Chi può con certezza sostenere se un’epidemia è scoppiata per cause naturali o è stata provocata?  La sola idea di ingenti quantitativi di armi chimiche e biologiche ammassate negli arsenali di tutto il mondo costituisce una minaccia costante, indipendentemente dalla possibilitĂ  di un loro eventuale impiego.  Nubi tossiche che sfuggono per errore al controllo dei ricercatori, incidenti imprevisti mettono in grave pericolo la salute e la vita di ciascuno di noi.  Si può forse essere sicuri che la nube di diossina fuoriuscita dallo stabilimento ICMESA di Seveso il 10 luglio 1976 non abbia avuto qualche relazione con lo sviluppo di armamenti chimici?  Le imponenti scorte esistenti al mondo di armi chimiche e biologiche comportano un altro serio problema: la loro eventuale distruzione richiederebbe operazioni di decomposizione complesse, molto lunghe nel tempo ed economicamente costosissime, dell’ordine di miliardi di lire.  Finora sono prevalse soluzioni sbrigative e poco dispendiose, come il sotterramento o l’affondamento in mare di interi fusti.  

    Dopo la seconda guerra mondiale decine di migliaia di fusti tedeschi contenenti l’agente neurotossico “tabun” furono scaricati nel Baltico e gli inglesi affondarono al largo della costa occidentale dell’Irlanda e nel Golfo di Biscaglia almeno 100.000 tonnellate di armi chimiche in disuso.  I rischi di avvelenamento dell’ambiente sono enormi.

    Le armi chimiche e biologiche nella storia

    La storia passata e recente è ricca di esempi dell’uso di queste micidiali armi: dalle primitive frecce avvelenate alle tecniche piĂą sofisticate ed ingegnose.  Molto noto è il caso in cui gli inglesi diffusero deliberatamente il vaiolo tra gli indiani d’America offrendo loro coperte infette.  La comparsa delle armi chimiche sul teatro di guerra risale al 22 aprile 1915.  Quel giorno nella regione di Ypres in Belgio le truppe francesi videro avanzare verso le loro postazioni una spessa nube di colore giallo verdastro.  Prima che potessero rendersi conto di quanto stava realmente avvenendo, furono investite all’improvviso da un gas mortale a base di cloro sprigionato dai tedeschi.  Fu una carneficina.  I soldati in preda al terrore fuggirono senza via di scampo, urlando, vomitando sangue.  Cinquemila uomini morirono in pochi attimi, diecimila sopravvissero orrendamente piagati.  Subito dopo l’attacco di Ypres altre sostanze tossiche furono rapidamente escogitate.  I tedeschi misero a punto un terribile liquido, l’iprite, che sparso sul terreno vaporizzava provocando dolorosi effetti vescicanti.  Le loro artiglierie furono dotate al 50% di proiettili a “croce gialla” contenenti tale sostanza.  Un altro gas a base di arsenico penetrava nelle maschere, costringendo chi le indossava a toglierle per attenuare la forte irritazione delle mucose nasali.  I soldati rimanevano così esposti senza difese all’azione nociva degli altri composti.  Gas asfissianti furono impiegati in larga misura durante la prima guerra mondiale.  Migliaia furono i morti.
    Sebbene fosse stato stilato il protocollo di Ginevra nel 1925 per la messa al bando delle armi chimiche e biologiche, nella guerra di Etiopia (1935) intere squadriglie di aerei italiani nebulizzarono l’iprite su vasti territori, spargendo morte ed orrore non solo tra i soldati etiopi, ma anche tra la popolazione indifesa, donne e bambini.  “Fu uno spettacolo terrificante – raccontò un comandante dell’esercito etiopico – io stesso sfuggii per caso alla morte.  Era la mattina del 23 dicembre ed avevo da poco attraversato il fiume Tacazzè, quando comparvero nel cielo alcuni aeroplani.  Quel mattino non lanciarono bombe, ma strani fusti che si rompevano appena toccavano il suolo o l’acqua del fiume e proiettavano intorno un liquido incolore.  Alcune centinaia fra i miei uomini erano rimasti colpiti dal misterioso liquido ed urlavano per il dolore, mentre i loro piedi, le loro mani, i loro volti si coprivano di vesciche.  Altri, che si erano dissetati al fiume, si contorcevano a terra in una agonia che durò ore.  Fra i colpiti c’erano anche dei contadini che avevano portato le loro mandrie al fiume e gente dei villaggi vicini”.(1)
    Altrettanta ferocia dimostrarono i giapponesi durante il lungo e sanguinoso conflitto con la Cina, che dal 1937 perdurò per tutto l’arco di tempo della seconda guerra mondiale.  Essi furono piĂą volte accusati di far uso di armi chimiche e batteriologiche.  Tentarono infatti di diffondere antrax, vaiolo, tifo e colera tra le popolazioni nemiche.  Occupata la Manciuria i giapponesi insediarono qui diversi istituti di ricerca chimica, nei quali furono condotti mostruosi esperimenti su cavie umane.  Secondo i sovietici fu solo il loro rapido annientamento dell’armata giapponese in Manciuria (1945) che impedì l’uso contro gli Alleati dei devastanti agenti patogeni accumulati in grandi quantitĂ  dai nipponici.  
    La Germania nazista disponeva di un’enorme riserva di armi tossiche.  Dopo l’occupazione gli Alleati rinvennero nel deposito di Munster un quantitativo di bombe cariche di gas pari a circa 250.000 tonnellate, nonostante una gran parte fosse stata distrutta dai tedeschi stessi in ritirata.  I nazisti non solo perfezionarono alcuni agenti tossici giĂ  noti, ma scoprirono nuove sostanze piĂą terribili: i gas nervini, definiti così per la loro azione sul sistema nervoso, capaci di uccidere in pochi minuti con minime quantitĂ . I campi di concentramento divennero i loro laboratori di sperimentazione.  Durante la seconda guerra mondiale comparvero le prime bombe contenenti agenti chimici incendiari.  Inizialmente si usò il fosforo bianco, che al momento dell’esplosione si disperdeva in piccolissime particelle che si incendiavano al contatto con l’aria, causando ustioni dolorosissime e di lenta guarigione.  Poi arrivò il napalm.  Gli effetti erano devastanti: all’esplosione della bomba la gelatina infiammata si spargeva ovunque, penetrava in ogni fenditura del terreno, aderiva ad ogni ostacolo.  Si sviluppavano temperature tali da fondere i metalli e vaporizzare ogni essere vivente.  Nella notte tra il 9 e il 10 marzo del 1945 gli americani effettuarono una incursione aerea su Tokyo sganciando bombe al napalm.  La cittĂ  fu avvolta in un rogo e centomila persone trovarono la morte.
    Sul finire degli anni ottanta la rivista “Nature” ha reso noto il caso dell’isola di Gruinard, a nord-ovest della Scozia.  Nel 1942 tutti gli abitanti furono costretti ad evacuare l’isola.  I governi del Regno Unito, Canada e Stati Uniti d’America avevano scelto questa terra per un programma di sperimentazione di armi biologiche.  Nel ’42 e ’43 furono fatte esplodere bombe contenenti spore di antrace (o carbonchio, un’infezione polmonare con effetti mortali) per verificare il grado di resistenza delle spore all’esplosione e agli agenti atmosferici.  Ancora negli anni ottanta l’isola risultava fortemente contaminata.  Solo nel 1988, dopo una drastica operazione di bonifica, fu consentito agli antichi abitanti di poter tornare finalmente nelle proprie terre.  La storia dell’isola di Gruinard è un esempio emblematico dell’impossibilitĂ  di riuscire a valutare con un sufficiente margine di sicurezza gli effetti che la diffusione di imprevedibili agenti patogeni può avere sull’ambiente.
    Solo in questi ultimi anni l’esame di particolari documenti celati negli archivi segreti americani ha rivelato sconvolgenti informazioni che sono solo la punta dell’iceberg.  Fra il 1949 e il 1969 alcuni agenti della CIA facenti parte dell’operazione “Big City” trasformarono interi quartieri di New York ed alcune zone delle Haway, dell’Alaska, della Florida e della California in un campo di ricerche in armi biologiche.  Nubi cariche di batteri e virus infettarono diversi gruppi di cittadini americani.  Molti furono i casi segnalati di meningite e pertosse.  Operazioni simili da parte dei Governi contro le loro stesse popolazioni ignare si verificarono anche in Russia e in Inghilterra.
    Il Vietnam (1960-1973) rappresentò un’ottima occasione per gli scienziati ed i militari americani per sperimentare gli effetti e l’efficacia tattico–strategica della guerra chimico–biologica.  Gli aerei statunitensi lanciarono migliaia di bombe al napalm sui villaggi di capanne vietnamite trasformando in torcia umana ogni essere vivente.  Gli americani ed i loro alleati sudvietnamiti fecero uso di gas irritante per stanare i vietcong dai loro nascondigli sotterranei.  Centinaia di ettari di foreste e risaie furono ininterrottamente irrorate con erbicidi e defolianti, con il risultato di una degradazione irreversibile dell’ambiente naturale e di malformazioni genetiche nell’uomo.  La maggior parte della gente rimase avvelenata solo per aver respirato aria contaminata o perchĂ© le sostanze venefiche erano venute in contatto della loro pelle.  Anche gli stessi marines furono colpiti e molti reduci soffrono ancora delle conseguenze di questi avvelenamenti.  Il Governo americano non fa nulla per aiutarli, perchĂ© a livello ufficiale non ha mai ammesso la pericolositĂ  delle sostanze chimiche utilizzate nel Vietnam; ha sempre sostenuto l’innocuitĂ  di quei “comuni prodotti commerciali”.
    Nel 1972 è stata firmata la convenzione per l’eliminazione delle armi chimiche e biologiche, ma da allora almeno 25-30 dei paesi firmatari ha disatteso gli impegni assunti.  Nel 1988 Saddam Hussein, in totale dispregio di ogni senso d’umanitĂ , ha sterminato in un solo giorno con i gas nervini 5.000 tra uomini, donne e bambini curdi.  Dinanzi alle telecamere di Rai 1, durante la nota trasmissione televisiva “Porta a Porta” del 9 aprile 1999, un militante dell’UCK, l’esercito di liberazione del Kosovo, ha mostrato le ustioni provocate sul suo corpo dalle armi chimiche sganciate dagli elicotteri serbi contro le loro postazioni.  Esperti americani hanno dichiarato che la Serbia dispone di enormi quantitativi di armi chimiche ammassate nei propri arsenali.  Bill Clinton in una conferenza dello stesso anno tenuta a San Francisco ha confermato tale notizia aggiungendo: “disponiamo di informazioni sulle capacitĂ  militari serbe.  Sono però convinto che non si spingeranno troppo in lĂ , perchĂ© la mia risposta sarebbe schiacciante”.  Non è un caso che uno degli obiettivi principali dei ripetuti raid aerei della Nato siano stati proprio gli impianti chimici del territorio serbo.  Nel corso della notte del 17 aprile 1999 sono stati pesantemente bombardati una raffineria, un impianto chimico ed una fabbrica di fertilizzanti di Pancevo a 20 km da Belgrado.  Una enorme nube di fumo nero e denso si è immediatamente levata dalle fabbriche colpite.  L’emittente radiofonica “Studio B” di Belgrado ha invitato tutti gli 80.000 abitanti di Pancevo ad utilizzare mascherine e a respirare attraverso fazzoletti umidi premuti sulla bocca e sul naso.
    Le ricerche nel settore degli armamenti chimici e biologici sono tutt’ora in corso.  Esiste una forte preoccupazione che virus scoperti di recente, quali Marburg, Evola e Lassa, possano essere utilizzati a scopi militari o da gruppi terroristi.  Suscitano molte perplessitĂ  casi sempre piĂą frequenti di vecchi germi innocui che all’improvviso mutano, manifestando una forte aggressivitĂ  ed effetti devastanti per l’uomo.  Come spiegare il fenomeno di virus piuttosto rari che inaspettatamente si risvegliano diffondendosi in determinate aree geografiche?  Non si può escludere a priori una manipolazione umana programmata.

    LE ARMI ELETTROMAGNETICHE ED IL CONTROLLO DEL PENSIERO.

    Quanto segue è il risultato di una lunga ricerca contenuta nel libro: AAVV, Coucou c’est Tesla – l’energie libre, Paris, ed. Felix, 1997.  Gli autori sostengono l’esistenza di progetti militari occulti russi ed americani, miranti all’utilizzo di un altro temibile genere di armi invisibili: le armi elettromagnetiche.  Nel piĂą grande segreto la Russia e l’America hanno perfezionato da anni l’utilizzo delle frequenze elettromagnetiche per sviluppare armi psicologiche mortali.
    Durante la ricerca di microfoni spia all’interno dell’ambasciata americana a Mosca nel 1962 fu scoperto un raggio d’onde microelettriche diretto proprio contro la sede della stessa ambasciata.  La CIA sviluppò allora il progetto segreto “Pandora”, volto allo studio delle ragioni e degli effetti sull’uomo di questi attacchi elettronici da parte dei sovietici.  Si scoprì che l’esposizione a questo genere di raggi generava mal di testa, affaticamento, nausea, irritabilitĂ , angoscia, depressione ed inibizione delle capacitĂ  intellettuali.  A lungo il personale dell’ambasciata americana rimase completamente all’oscuro di ogni cosa.  In occasione di un incontro al vertice a Glassboro nel New Jersey, nel luglio 1967, il Presidente Lyndon Johnson pretese da Alexei Kossygine, Primo Ministro sovietico, che si mettesse immediatamente fine a quello che fu chiamato il “segnale di Mosca”.  Soltanto nel 1972 l’opinione pubblica fu portata a conoscenza della veritĂ .  Secondo il “Los Angeles Times” del 7 febbraio 1976 l’ambasciatore americano a Mosca, W.Stoessel, soffriva di una malattia misteriosa simile ad una leucemia, che gli provocava il sanguinamento degli occhi e tutta una serie di disturbi cronici.  Malgrado qualche interruzione, il bombardamento elettronico dell’ambasciata americana a Mosca continua.  Il personale ivi operante detiene il tasso piĂą elevato di cancri nel mondo.
    La presenza di anomale onde elettromagnetiche è stata registrata in diverse zone abitate degli Stati Uniti.  “In numerosi quartieri della cittĂ  di Eugene nello Stato dell’Oregon, ad un’altezza di 9.000 metri alla verticale, è stato avvertito un segnale radio molto potente.  L’origine è sconosciuta”.  Così scrivevano alcuni giornali americani del 26 marzo 1978.  Si trattava di un segnale radio di un impulso a 4,75 Hz a 1.100 periodi al secondo, di potenza pari a 500.000 Watts, dieci volte superiore alla potenza legale autorizzata.  Thomas Deposkey, cittadino di Eugene, percepiva nella sua casa strane vibrazioni, sentiva delle voci e soffriva di insonnia.  La Federal Comunication Commission (organismo governamentale incaricato delle comunicazioni) scoprì che il segnale proveniva da un trasmettitore della Marina americana di stanza a Dixon in California.  La Marina declinò ogni responsabilitĂ .  L’inchiesta fu archiviata.  Ancora oggi gli abitanti di Eugene soffrono di strani disturbi a causa di invisibili raggi elettromagnetici che restano un enigma.
    Le prime ricerche sulla tecnica delle micro-onde furono iniziate dai nazisti nel “Kaiser Wilhelm Institut” fin dagli anni venti.  Secondo ex agenti dei servizi segreti americani i nazisti giĂ  impiegavano delle macchine in grado di eccitare la folla durante le grandi parate organizzate a Nuremberg per la gloria di Hitler.  Nel corso della seconda guerra mondiale gli americani effettuarono esperimenti sui soldati al fine di influenzarne il comportamento.  Si trattava del progetto “Paperclip” basato sull’utilizzo delle ricerche dei nazisti.  Alla fine del conflitto i responsabili dei servizi segreti nazisti e americani si incontrarono per mettere a punto una rete segreta alleata.  Reinhard Gehlen, capo dei servizi nazisti, William Donovan dello “office of strategic service” (OSS, antenato della CIA) e J.Edgar Hoover dell’FBI costituirono dei gruppi di ricerca con la collaborazione di eminenti medici psichiatri con lo scopo di sviluppare delle tecnologie capaci di dominare il pensiero umano e trasformare gli individui in robot.  Parallelamente gli scienziati sovietici realizzarono considerevoli progressi nel campo del controllo elettromagnetico dei flussi cerebrali e delle percezioni extrasensoriali.  
    I ricercatori russi svilupparono tecnologie derivate dagli studi compiuti sull’elettromagnetismo dallo scienziato croato Nikola Tesla (1856-1943).  Essi scoprirono la possibilitĂ  di far apparire suoni e parole intere in un cervello umano, inviando dei segnali emessi da apparecchi elettromagnetici di controllo neurologico collocati in basi militari.  Potevano provocare a distanza anche arresti cardiaci, crisi di epilessia, ogni genere di choc emotivo e fisico.  I sovietici condussero ricerche sul clima e sull’atmosfera terrestre al fine di influenzare le onde cerebrali umane.  E’ a tutti noto il cambiamento di umore e di disposizione mentale che i disordini metereologici provocano.  Il sistema nervoso è sottomesso, come il globo terrestre, ad un ambiente naturale elettromagnetico.  La frequenza di risonanza della ionosfera è quasi identica a quella del cervello umano.  Esiste un collegamento, quindi, tra la sfera elettromagnetica della Terra e la frequenza di risonanza dell’encefalo.  Gli scienziati russi escogitarono tecniche di lavaggio del cervello contro i dissidenti politici ed effettuarono sperimentazioni anche nel campo della parapsicologia.  Il fatto che Stalin avesse sempre accanto a sĂ© il suo medium personale, Wolf Messing, era proprio un segno dell’importanza che i russi attribuivano alle facoltĂ  psichiche dell’individuo.  Dal 1960 la “Us Defense Intelligence Agency” (DIA) riunì tutte le conoscenze sui lavori dei sovietici in rapporti super segreti e cercò di colmare le lacune degli americani in questo settore di ricerca realizzando programmi di studi ed indagini in tutte le direzioni: nelle universitĂ , nelle basi militari, negli ospedali e nelle prigioni.  Il direttore della CIA, Richard Helms, doveva essere perfettamente a conoscenza dell’esistenza delle armi elettromagnetiche sovietiche.  Così si espresse infatti nella sua deposizione dinanzi alla Commissione Warren il 19 giugno 1964: “i sovietici sviluppano delle armi sofisticate che gli permetteranno di influenzare il comportamento dei loro cittadini in modo da metterli in armonia con le esigenze del sistema politico.  Questa tecnologia dĂ  anche accesso alla “codificazione” di informazioni, il cui scopo è quello di manipolare il pensiero del cittadino” (The Warren Commission Final Report).
    Il 14 ottobre 1976 tutte le comunicazioni radio del globo furono interrotte da segnali radio di forte intensitĂ .  Le emissioni erano irregolari ed alternavano frequenze molto elevate a frequenze molto basse.  L’Urss, dopo che fu individuata come responsabile, presentò scuse formali agli americani ed agli Stati che avevano protestato.  Poco dopo i russi cambiarono la lunghezza d’onda e diedero inizio ad emissioni di gigantesche onde elettromagnetiche stazionarie.  Dai calcoli effettuati risultò che il segnale era proveniente dalle cittĂ  di Riga e di Gomel, dove i sovietici stavano sperimentando dei “generatori Tesla”.
    La corsa alle armi elettromagnetiche e psichiche non si arresta.  Attualmente la “Us Defense Intelligence Agency” (DIA) analizza attentamente le conoscenze della parapsicologia ed elabora dei progetti di spionaggio psichico, di ipnosi telepatica e persino di sabotaggio psichico di installazioni militari nemiche.  Queste tecniche, che sfruttano la cosiddetta “energia a orgoni” o “bioenergia”, fanno parte del progetto piĂą segreto al momento presente.  La CIA finanzia delle ricerche universitarie per la realizzazione di apparecchi a micro-onde capaci di lanciare dei raggi che possono causare un’ipnosi a distanza, facendo penetrare delle voci nella testa di un individuo o capaci di provocare una amnesia totale sulla vittima.  E’ importante ricordare che i difensori di queste tecniche psichiatriche hanno sempre fatto parte della ristretta cerchia dei Presidenti americani.  Consigliere di Nixon e Ford fu il Dr Arnold Hustchnecker, allievo nel 1926 del giĂ  citato “Istituto Kaiser Wilhelm” finanziato dai nazisti.  Jimmy Carter ebbe come collaboratore lo psichiatra Dr Peter Bourne, il quale trascorse gran parte della sua carriera nella ricerca della guerra psicologica.  Il Dr Louis Jolyon West, membro influente ai tempi della guerra fredda del progetto segreto “MKULTRA” sul controllo del pensiero, fece parte degli assistenti di Ronald Reagan.  West propose il rimpiazzamento del sistema penale americano con un controllo psichiatrico.
    Joe Delgado, fisiologo ed ex agente CIA, sostiene: “quello che ci aspetta è piĂą pericoloso della distruzione nucleare.  Le nostre conoscenze sul cervello umano ci permettono di immaginare il peggior scenario.  Il pericolo che ci minaccia è quello di intervenire immediatamente sulle funzioni cerebrali per manipolare il cervello a nostro piacimento, cioè fare dell’uomo un vero robot senza neppure che questi se ne renda conto”.  Delgado ha partecipato attivamente alle ricerche sulle stimolazioni elettriche del cervello.  Ha realizzato, in collaborazione di medici psichiatri, dei procedimenti che permettono di teleguidare esseri umani tramite segnali radio con l’aiuto di chip elettronici impiantati nella testa.  Le sue teorie sono oggetto di ricerche all’UniversitĂ  di Los Angeles, sotto la tutela del “Los Alamos Scientific Laboratory”.  Il Dr Ross Adey, un collaboratore di Delgado che lavora sulle nuove tecnologie di controllo cerebrale, afferma di aver ricevuto il prototipo di un apparecchio chiamato LIDA, costruito dai sovietici.  Questo apparecchio, registrato all’Ufficio Americano dei Brevetti, è stato concepito in modo tale che può trasmettere a distanza i componenti del dolore, il freddo, il calore e l’elettricitĂ .  
    Americani e sovietici smentiscono ufficialmente ogni implicazione a riguardo delle armi invisibili.  Da anni ormai i servizi segreti hanno intrapreso campagne di disinformazione ed azioni di discredito sull’argomento, adducendo discutibili ragioni di “sicurezza nazionale”.  I rappresentanti del governo americano alle conferenze sul disarmo affermano sempre di non sapere nulla su questo genere di armi e si limitano a qualificarle come “speculative e futuristiche”.  Charles Oleszychi, consigliere al Ministero degli Affari Esteri statunitense, presso il dipartimento del controllo delle armi e del disarmo, sostiene in una sua recente pubblicazione che il Dipartimento di Stato mente e che in realtĂ  quest’ultimo è in possesso di documenti che accertano l’esistenza delle armi invisibili.  Non si possono ignorare i paragrafi segreti dell’accordo SALT II (Strategic Arms Limitation Talks: trattative sulla limitazione delle armi strategiche), nei quali i sovietici propongono di proibire le armi agli infrasuoni, i “raggi della morte” e tutte le armi elettromagnetiche che hanno per scopo la manipolazione biologica.  I sovietici non avrebbero mai introdotto questi paragrafi se non fossero a conoscenza dell’esistenza di queste armi e dei loro effetti.  
    E’ un panorama agghiacciante quello delineatosi attraverso le pagine di questo articolo.  Davvero la follia umana non conosce limiti.  Quanti altri terribili segreti giacciono ben custoditi nelle stanze grigie di chi detiene il potere e decide con arroganza le sorti del genere umano?  E’ sconfortante pensare a quanti loschi intrighi tra militari, politici e scienziati vengono tramati nell’ombra, protetti dal muro del “top secret”, celati all’opinione pubblica mondiale.  Gravissime responsabilitĂ  morali pesano su quegli scienziati che pongono le proprie conoscenze e capacitĂ  al servizio della logica del potere militare ed economico.  E’ importante che ogni scienziato si ponga il problema del significato e dei fini del proprio lavoro.  L’umanitĂ  potrĂ  coltivare speranze di sopravvivenza solo se sostenuta da una scienza strumento di pace e di progresso, non di oppressione e di morte.

    NOTA
    (1). A. Del Boca, La guerra d’Abissinia (1935-1941), Milano, Feltrinelli, 1978.


    (23/09/2001 Tg0-positivo)